Zanne di ghiaccio

Dopo le ultime piogge autunnali, il fiume si stava ritirando. In attesa che la neve e il freddo la facessero da padroni in quella valle, l’occasione era ottima per pescare i salmonidi. Hami lo sapeva bene e, con la sua vecchia ma fida canna da pesca, si avviò verso la riva, pieno di entusiasmo. In quello scorcio di fine stagione adorava il profumo che si sprigionava dopo un piovasco intenso dalle erbe aromatiche che circondavano il corso d’acqua.
Dopo meno di un’ora, la sua pazienza fu premiata. Hami riuscì a ferrare su un bel salmone di almeno tre chili che, in pochi minuti, portò a riva. Appena il pesce toccò l’erba, all’improvviso, si slamò rotolando come un pane caduto da un cesto, proprio dietro a un cespuglio di rose selvatiche. Il giovane si precipitò a recuperare la preda, quando un uomo alto si alzò di scatto da dietro quel rovo, emergendo imponente come un antico spirito della foresta. Era coperto di una tunica lunga sino ai malleoli, il viso terreo con folte sopracciglia che evidenziavano uno sguardo quantomai severo e penetrante. Il ragazzo fece alcuni passi indietro per lo spavento. Sarebbe scappato se non fosse stato che voleva recuperare la sua cattura. Poi un improvviso silenzio avvolse quella parte di bosco in attesa che qualcosa succedesse. E difatti l’uomo, che sulle prime se ne era stato zitto, mosse minaccioso un passo nella sua direzione blaterando un profluvio di parole incomprensibili. Il ragazzo non sapeva che fare. Cercò istintivamente il coltello che portava sempre con sé. Ma si accorse di averlo lasciato in terra accanto alla canna da pesca. L’uomo poi tacque. Armeggiò con la propria faccia. Fece alcuni tentativi e in fine fu in grado di tenere la propria mandibola abbastanza ferma da poter parlare:
«Maledetto, che cosa ti è passato per la mente?»
«Cosa sta dicendo, scusi… non capisco. Chi è lei e, soprattutto, dov’è il mio salmone?»
«Sono io il tuo salmone, sciocco.»
«È lei? In che senso?»
«Sono Huf‘nar-orok, Zanne di Ghiaccio, sciamano nero della Nazione Comanche; mi sono trasformato in salmone per raggiungere più in fretta Cava dei Titani. Si terrà infatti nel pomeriggio, nella foresta, un’assemblea con tutti gli uomini-medicina della Grande Pianura: ora che mi hai slogato la mandibola tirandomi a riva a forza con l’amo, non riuscirò più però a tenere il mio discorso.» L’uomo sentì acuto il desiderio di trasformare subito quell’essere insignificante in uno scarafaggio per poterlo calpestare a piacimento. Cercò di controllarsi. Doveva pensare al da farsi. Il ragazzo intanto si era azzittito. Uno sciamano? Si chiese. Che si era trasformato in salmone? Il vecchio lo stava sicuramente prendendo in giro per tenersi il pesce. Oppure era fuori di sé. Hami decise di saperne di più anche per tornare in possesso del maltolto.
«Guardi che è lei che si è fatto prendere all’amo…» chiarì dopo qualche attimo.
«Certo, ma era tutto la mattina che non avevo mangiato nulla, e poi andavo di corsa e l’amo proprio non l’ho visto… pensavo fosse solo un verme caduto nell’acqua.»
«Comunque a monte, dove stava andando» chiarì il ragazzo indicando un punto indefinito dietro di sé «ci sono anche gli orsi in agguato sul fiume. Le ho salvato la vita.»
«In questo periodo gli orsi sono già in letargo. E tu non hai piuttosto capito bene in che guaio ti sei cacciato» sentenziò il vecchio incombendo ancora di più su di lui. «Se la mandibola non resterà in qualche modo ferma, come sto facendo ora io, non riuscirò a parlare… e ho comunicazioni importanti da dare: presto la Luna abbandonerà il cielo della Terra per ritornare là ove è stata creata dalla notte dei tempi. Devo preparare il mio Popolo.»
«Mi spiace, non potevo sapere che il salmone fosse lei, uno sciamano…» disse Hami pensando di stare al gioco «ma francamente ora non saprei come…»
«Ti dirò io cosa dovrai fare… siccome solamente chi appartiene al nobile Popolo dei Comanche può vedermi, ti trasformerò in un’ombra grigia in modo che tu, reso invisibile, possa tenermi ben salda questa mandibola mentre arringherò i colleghi. Alla fine della riunione ti lascerò libero di confonderti nella Notte.»
«Trasformato in ombra? Tenerle la mandibola? Lei ha voglia di scherzare, Signore. Lei è proprio pazzo, fatto e finito. Mi ridia subito il salmone che me ne vado.»
Il viso del vecchio adesso era contratto. Capiva che non avrebbe cavato nulla di più da quel ragazzo.
«Adesso te lo faccio vedere io se ho voglia di scherzare» e subito impose le mani in direzione della testa del giovane cominciando a pronunciare una formula misteriosa. Poi si avvertì un rumore provenire dal bosco.
«Cosa succede?» disse lo sciamano con fastidio. «Perché tutta questa gente, oggi? È sempre stata una zona tranquilla…»
E subito, trasformatosi nuovamente in un salmone, sotto gli occhi attoniti di Hami che non voleva crederci, si buttò nel corso d’acqua: si nascose dietro a un sasso affiorante e aspettò che l’intruso se ne andasse. Arrivò di lì a poco un cacciatore preceduto da un paio di cani che fiutavano il terreno. L’uomo guardò distrattamente il ragazzo e proseguì oltre. Un suo segugio, tuttavia, entrò rapidamente in acqua avendo visto qualcosa luccicare. Il salmone, vistosi scoperto, si spaventò e, abbandonato il suo nascondiglio, si mise in salvo infilandosi nella corrente del fiume. Fu quello il momento in cui il cane lo vide bene nell’acqua bassa prendendo a ricorrerlo. Il pesce si spinse allora ancora più a monte sempre seguito in modo ostinato dal segugio. Alle rapide, balzò con tutte le forze per superarle. Ma un orso kodiak, in ritardo sul letargo annuale per ragioni climatiche, stava attendendo il suo pranzo seduto pazientemente su un sasso; appena vide saltare fuori dall’acqua il salmone, lo afferrò al volo con le zampe e, con pochi e poderosi morsi, prese a sbranarlo. Tutto attorno a quella particolare preda si sprigionarono allora luci, suoni e sbuffi di vapore mentre l’orso si trasformò in rapida sequenza: in un alce blu, in un castoro viola, in una quercia arancione, in un topo rosso e poi ancora in un orso frastornato perché si sentiva strano. Smise allora di masticare per un po’. Ma poi quando le luci, i suoni e gli sbuffi di vapore svanirono, inghiottì.

20 pensieri riguardo “Zanne di ghiaccio”

  1. Mi piace il sottile humor, sornione, elegante. E un po’ per gioco personale, mi è piaciuto entrare nel set pensando a un piccolo seguito giocoso … 😁

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  2. Eppure era stato avvertito lo sciamano ma la furia cieca gli ha impedito di vedere con chiarezza i pericoli che avrebbe incontrato.

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  3. Ho già commentato altrove. Ho scritto che anche questo racconto è divertente, ma che avrei preferito che lo stregone sopravvivesse, per vedere cosa sarebbe successo nella sua tribù. Ciao!

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  4. E fu così che quelli del popolo Comanche giunsero impreparati alla stagione fredda, e per sopravvivere dovettero mangiarsi persino i loro cani. Poi, all’ epoca delle erbe grasse i bisonti non arrivarono, perché li aveva abbattuti un certo Buffalo Bill, e quando chiesero aiuto al gran Padre Bianco ricevettero solo cattivo whisky e pessimi consigli. Alla fine firmarono la rinuncia alle loro ricche terre e vennero trasferiti in territori aridi e desolati, dove come ultima risorsa aprirono delle case da gioco esentasse, e divennero tutti ricchi spennando l’uomo bianco.
    🙄

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