«Hai una pessima cera.»
Matteo giocherellava con il bicchiere bevuto a metà. Realizzò solo dopo qualche istante che a parlare era il suo amico seduto al tavolino del bar con lui.
«Gentile davvero…» gli rispose.
«Dico sul serio, non ti ho mai visto così giù…»
«Lascia perdere…»
Roberto alzò lo sguardo in direzione del corso che a quell’ora si stava già affollando di gente per il quotidiano struscio del tardo pomeriggio. Notò che, poco distante, due giovani si erano appena incontrati davanti alla farmacia. Lei, in una attillata tutina rosa, aveva fatto il gesto di voler baciare il ragazzo, ma poi ci aveva ripensato.
«Lo sai che a me puoi dire tutto, che ti succede?» gli chiese Roberto distratto.
Matteo si chiuse in un mutismo difensivo.
«Allora?» incalzò l’amico. «Tanto sappiamo entrambi che finirai per dirmelo.»
«È meglio di no.»
«Non ti lascerò in pace fino a quando non me lo dirai. Lo sai quanto posso essere insistente.»
«Altroché se lo so. Va bene. Ma poi non lamentarti come tuo solito…»
«Figurati!»
«È che ho ucciso mia moglie» confessò d’un fiato.
A Roberto cadde la sigaretta dalle labbra finendo sulla sottostante fetta di torta al ribes.
«Che dici? Sei impazzito?»
«No… non l’ho ammazzata sul serio… ecco… cioè… sì… l’ho fatto, ma in sogno.»
«Come in sogno? In che senso?»
«Nel senso che, nel corso di un brutto litigio, in sogno, ho finito per sparare a mia moglie.»
«Ma se sei la persona più pacifica che io conosca e… e inoltre non hai neppure una pistola.»
«Certo che non ce l’ho. Poi amo mia moglie, né ho mai avuto motivo di questionare con lei.»
«E allora?»
«Allora è successo, anche se solo in un sogno: vallo a spiegare l’inconscio! Per farla poi breve mi hanno arrestato, processato e condannato per benino. Le prove erano schiaccianti anche perché, come puoi immaginare, ho subito ammesso il fatto.»
«Almeno nei sogni la giustizia funziona, allora…» osservò l’altro caustico.
La coppia di giovani davanti a loro adesso si stava abbracciando ma piangevano teneramente entrambi dandosi reciproco conforto.
«E quindi?» chiese ancora Roberto che non riusciva a staccar gli occhi da loro.
«E quindi, sarà per l’avvocato scarso sarà per il fatto gravissimo in sé, mi hanno dato l’ergastolo. Non contento di averle sparato, l’ho infatti pure gettata dalla finestra. Roba da matti. Insomma, mi hanno riconosciuto tutte le aggravanti possibili e nessuna attenuante.»
«Caspita…»
«Ora in questo incubo sono a regime di carcere duro.»
«Come un efferato criminale…»
«Non mi prendere in giro…»
«No… certo, scusa… però è un sogno, no? Ti svegli e tutto torna alla normalità.»
«La fai facile, tu, amico mio. Il problema è che appena mi addormento mi ritrovo in quella cella fetida, caldissima e sovraffollata con ceffi della peggiore specie. Le risse, gli accoltellamenti e le vessazioni sono all’ordine del giorno. È tutto dannatamente realistico, te lo assicuro, ed è l’incubo di tutte le sante notti. Mi sveglio di soprassalto, urlando. Cerco di calmarmi, e se mi riaddormento mi ritrovo puntualmente dietro le sbarre e questo fino a quando non mi alzo, insonne. Ormai ho il terrore di mettermi a letto. Sto uscendo pazzo.»
«Mi spiace davvero… dovresti andare a farti vedere da qualcuno bravo.»
«Ci sto andando, dallo psichiatra. Dice che è un trauma infantile riemerso per lo stress da lavoro e che ci vorrà del tempo…»
«Del tempo…» fece eco l’amico che non sapeva cosa dire.
«Adesso scusami ma devo proprio andare» disse Matteo alzandosi senza finire l’aperitivo. «Devo passare in farmacia per ritirare degli ansiolitici…»
Anche la ragazza in tutina rosa se ne era appena andata. Il giovane invece era fermo, impietrito, gli occhi a terra. La faccia pallida.
«Ah, vai via… ci vediamo però domani?»
«Domani? No no ci vediamo stanotte!»
«Come stanotte?»
«Eh sì… Per qualche strano motivo quando parlo con qualcuno del mio incubo me lo ritrovo poi la notte seguente nel mio sogno, rinchiuso con me nello stesso carcere… Te l’avevo detto che non volevo parlartene. Ma tu hai insistito… Va be’ dai, almeno ci facciamo compagnia! Gli amici non servono anche a questo?»

Situazione preoccupante scritta assai bene. Che fare? Chiedere la semiinfermità mentale? Brava 😊
e ora che lo ha rivelato anche a noi? non è che la notte iniziamo a tenergli compagnia?
spettacolare, come sempre.
Very nice post!
Non è il massimo il carcere…cmq sono un passerrotto e penso che potrei morirci …fuori carcere meglio!!!
Gli amici a questo servono, a stare in compagnia, aggiungi un posto a tavola, che cosa vuoi che sia… (te la ricordi?)
Me lo ricordo benissimo
Altrimenti che amici sarebbero.
Los amigos están para compartir. 💫💫💫
En los buenos y malos tiempos
Dalle prigioni oniriche però si può facilmente evadere. Anzi, fermiamoci giusto un attimo al castello d’If per salutare quel vecchio marpione dell’abate Faria, e poi via, sulle ali della libertà partiamo alla ricerca del tesoro di Montecristo.
😁
Sì ma io, adesso come adesso, una volta trovato il tesoro, non avrei ripicche da attuare o vendette da portare a termine. Possiamo fissare per fine anno?
Certo gli amici servono anche per condividere incubi🥹🐈⬛
BUONA DOMENICA
Adesso la croce dovranno portarla in due 😅