Era stato un omicidio efferato. La ragazza era stata trovata in mezzo alla strada, nel cuore della notte, con la gola squarciata. Ad accrescere l’orrore per quel fatto atroce, accaduto in quello che si credeva essere, fino a quel momento, un tranquillo paese dell’entroterra, era che la giovane donna era incinta, di sette mesi.
I sospetti caddero subito sul compagno. Tutti gli amici comuni, soprattutto Mara e Tobia, avevano testimoniato che, da quando la ragazza aveva comunicato di essere in dolce attesa, il rapporto con il fidanzato si era incrinato. Litigavano spesso e, una sera, avevano anche assistito a uno spiacevole episodio in cui lui l’aveva picchiata davanti a tutti.
Gli inquirenti interrogarono a lungo il ragazzo. Risultava non avere alibi per la notte dell’omicidio e la sua linea difensiva era contraddittoria e lacunosa. Sul suo cellulare erano stati trovati numerosi messaggi alla fidanzata indicativi di una forte contrarietà per l’inattesa e non voluta gravidanza. Non erano mancate spiacevoli minacce se non l’avesse interrotta. E così, dopo una notte interminabile passata in questura, il ragazzo aveva confessato l’omicidio. Aveva anche rivelato che il coltello serramanico utilizzato era stato gettato, subito dopo il fatto, all’interno di un tombino poco distante dal luogo dell’assassinio.
Il padre della ragazza quasi impazzì dal dolore. In chiesa non smetteva più di nascondere il viso all’interno del braccio. Le sue lacrime non si videro ma si udirono distintamente i suoi singhiozzi. L’emozione fu così intensa che il celebrante abbandonò per un attimo il presbiterio per stringerlo in un abbraccio, lasciandogli sfogare il suo dolore. Non era mai successo e c’è da credere che non succederà mai più.
Fu quello anche il momento in cui, con un gemito dei cardini, che parve a tutti quasi umano, come di compartecipazione a quello strazio che si stava consumando, si aprì il grande portone centrale della basilica, giusto per far entrare in modo scomposto una vecchia dai cappelli arruffati, i vestiti sporchi e rattoppati. Aveva un brutto aspetto. Come se una sofferenza interiore di anni l’avesse lentamente consumata. Trascinando un piede storto si spinse sino a metà della navata iniziando a biascicare parole che ai presenti parvero del tutto in libertà. La donna, era priva della maggior parte dei denti sul davanti, sicché quel che diceva, tra spruzzi di saliva e sbuffi, pareva pronunciata addirittura in un’altra lingua.
Gli addetti alla onoranze funebri, pratici e professionali, si avvicinarono allora con cautela alla donna con il preciso intento di sorvegliarla. Avrebbero potuto anche non farlo. Non competeva loro. Che ne sapevano, dopo tutto, di chi fosse quella donna. Avrebbe potuto anche essere una parente della deceduta per quanto era a loro conoscenza. Eppure si mossero tutti all’unisono. Stonava quella figura tanto era dimessa e sgraziata. Doveva essere per forza lì per caso. Per creare scompiglio.
L’anziana continuava a sbraitare, nonostante la presenza sempre più ravvicinata di quegli uomini prestanti e sicuri di sé. Alternava parole confuse a lamenti gutturali che mettevano profonda angoscia e inquietudine. Non appena però l’anziana si accorse che i quattro giovanotti in abito scuro, la stavano per raggiungere, sotto lo sguardo preoccupato e nervoso degli astanti, si inoltrò ancor più rapidamente all’interno della navata. Gli uomini nerovestiti non si aspettavano quella mossa. Ne furono quasi intimoriti, titubanti. E se ne ristettero. Ma fu quando la donna si mise a colpire il feretro con il palmo aperto di una mano che il team del servizio funebre capì che, pur con studiata compostezza, doveva intervenire. Il sacerdote, ancora accanto al padre della ragazza, fece a quel punto alcuni passi indietro come volesse avere una visuale migliore. E poi ritornò in fretta sul presbiterio per riprendere il governo della funzione e far sparire almeno con il pensiero quella donna inopportuna e tornare alla normalità. La confusione adesso era generale. Nessuno riusciva a capire cosa stesse succedendo.
«Che dice?» chiese un uomo con vistosi baffi di un tempo a quella che doveva essere suo moglie.
«Chi è questa orribile donna?» disse ad alta voce una signora bene con con un cappellino chiaro a larga tesa e una corolla di garofano incastonato di lato che sarebbe stato bene a una corsa di cavalli. «Qualcuno faccia qualcosa!»
«Dice che dovete aprire subito la cassa» fece un bambino dall’ultimo banco della basilica in tono tranquillo. Il volume della sua voce non era alto, ma lo sentirono ugualmente tutti tanto che si girarono come per accertarsi di aver capito bene. «Dovrete aprirla, ora!» ribadì quasi fosse un gioco.
Il prete, a quelle frasi, rimase immobile, sembrava non respirare. Cupi pensieri gli si affastellarono nella testa. I quattro giovanotti delle onoranze, dal loro canto, guardavano il padre della ragazza defunta sn attesa di nuove istruzioni che però non arrivavano.
«Ma cosa dice?» fece un uomo sulla trentina facendo disperdere le sue parole nell’eco della chiesa. «Ma tu la conosci, caro?» fece un’altra signora con la veletta nera toccando il braccio dell’uomo che le sedeva accanto.
L’anziana sdentata però continuava nella sua azione: picchiava e blaterava sulla cassa senza fermarsi.
E allora successe che il padre della ragazza defunta si alzò per avvicinarsi lentamente alla intrusa. Una volta che le fu accanto, si limitò a bloccarle con forza il polso e a spostarle la mano da sopra il feretro. Poi si accorse che qualcosa nello sguardo di quella donna gli era famigliare. Gli venne in mente. Non c’era dubbio, era lei: Consuelo. Era stata trent’anni prima la tata della figlia. Quindi si era licenziata perché il suo bambino di dieci anni era morto all’improvviso di una rara malattia. Da allora non l’aveva più incontrata.
«Consuelo» fu capace solo di dire.
Poi un suono gli sembrò provenire dal feretro. Avvicinò rapido l’orecchio e subito si mise a urlare agli addetti del servizio funebre, ancora fermi poco distante da lì.
«Presto, venite… aprite questa cassa!»
I ragazzi non riuscivano a decidersi se muoversi davvero oppure no. Era una richiesta inusuale, incoerente. Si guardarono l’un l’altro incapaci di prendere una decisione, senza essere nelle condizioni di fare nulla. Fu al secondo perentorio invito dell’uomo che il più anziano del team corse verso la cassa accostando subito, anche lui, l’orecchio sul feretro. Poi fece segno agli altri di avvicinarsi velocemente. Si misero così tutti e quattro, come una squadra affiatata, a spostare il feretro dal trespolo al pavimento della chiesa. Sotto lo sguardo incredulo e inorridito dei presti presero ad allentare in un attimo le viti della parte superiore della cassa.
«Ma cosa fanno, Dio mio!» disse il prete.
Dopo un ultimo sguardo di intesa con il padre gli uomini nerovestiti scoperchiarono la bara. Poi allargarono con un apposito strumento la lastra saldata di alluminio. A quel punto si udì forte e chiaro il vagito di un neonato.
Era ancora legato al cordone ombelicale della madre.

Torno dopo due anni di assenza e rileggo i tuoi racconti con la stessa grande passione ed emozione di quando avevo lasciato la blogosfera.
Ben ritornato, allora 😃
Wow, this is truly a shocking story!
😬
chissà se è possibile…
ps: di nuovo, immagine oltremodo ansiogena con quella donna che ti fissa nell’anima 😂
Bello. Non si riesce però a lasciare un mi piace.
Va bene anche l’intenzione 😊 Grazie
che botta, che sorpresa…. ho dovuto rileggere l’ultimo paragrafo, più lentamente, pensavo di aver letto fischi per fiaschi. Eccezionale.
Nessuno si aspettava questa fine: la nascita di un bambino dentro una cssa da morto.
Sei sempre in grado di sorprendere i tuoi lettori
Mi hai sorpreso, e succede raramente. Bravo.
💙
bel racconto…
il miracolo chiamato “vita” è sorprendente…
Un racconto descrittivo come le tante tragedie di cui veniamo a conoscenza dalla cronaca, ho avuto un brivido leggendo , ma dalla tragedia è venuta fuori una vita che si voleva evitare ,ma la vita è stata più forte della morte, una vita segnata dal dolore , ma tanto forte da voler dare vita.Ciao Briciola, buona Domenica e complimenti per il tuo racconto.👍🏻👏🏻👏🏻👏🏻🙏🏻🥰🙋🏻
Il non voluto più forte della morte
Un racconto particolare ma originale, la morte ha lasciato spazio alla vita.
La vecchia signora lo aveva percepito 🐈⬛🌟