No, non riusciva più a sopportarlo. Anche se era passato del tempo dalla separazione dalla moglie non era stato ancora in grado di voltare pagina. Anzi, se solo fosse stato possibile, si era accresciuta in lui quella sensazione di vuoto e di totale fallimento per una vita divenuta priva di senso.
Sua moglie lo aveva mandato via di casa pressoché all’improvviso. E ora lei ci viveva con un nuovo tizio che diceva di aver conosciuto successivamente. Ma non le credeva. In ogni caso c’era un altro uomo che dava la buona notte alle sue bambine e loro incredibilmente lo chiamavano già papà senza apparente disagio. Un altro uomo dormiva con sua moglie, usava il suo garage, i suoi utensili da bricolage, il suo bagno con le piastrelle di maiolica di Maremoro scelte una per una. C’era un altro cognome sulla porta di casa mentre il giardino, da lui tanto curato, si stava inselvatichendo. Non era stato sufficiente ricorrere al giudice per sentirsi riconosciuti i propri diritti o ad amici comuni o a sua cognata per riavere indietro un po’ di dignità. La colpa di tutto era ricaduta unicamente su di lui, come la vittima sacrificale a un dio pagano crudele e indifferente.
Così la richiesta di sua moglie di rientrare in possesso di alcuni suoi oggetti che aveva lasciato nella casa al mare, rimasta a lui, gli fece balenare l’idea. Doveva ritornarle in altre parole alcuni suoi libri, il necessario per dipingere a olio su tela e il coltello da cucina che era stato della madre e, prima di lei, della madre della madre e di chissà chi altri. Il coltello. Già. Sarebbe stato proprio con quello che gliela avrebbe fatta pagare. E che il coltello fosse appartenuto alla famiglia di lei, da generazioni, ammantava ancor più di significato il suo proposito.
Si mise allora a spiare la moglie e il suo compagno per capire quale potesse essere il momento migliore. Doveva capire quando sarebbe stata da sola. Non poteva correre il rischio che altri potessero intromettersi. Scoprì in questo modo che tutti i giorni feriali quello là se ne usciva presto per andare a portare le sue figlie alla materna e poi in ufficio mentre la moglie il martedì si attardava per circa un’ora per ritirare la spesa consegnatale a domicilio per poi andarsene anche lei in giro per le sue faccende. Sì, il giorno giusto era proprio il martedì.
Così andò alla casa al mare e caricò sulla macchina ciò che la moglie gli aveva richiesto. Quando tornò aveva già le idee chiare su come sarebbe andata la vicenda.
Arrivò il fatidico giorno.
Si preparò per tempo, si vestì di tutto punto, perché ci teneva a fare la sua bella figura. Sarebbe stato un giorno importante, in fondo. Avrebbe risolto infatti ogni cosa.
Partì da casa più determinato che mai. Attese che la ditta degli alimentari recapitasse alla moglie la spesa ordinata e poi suonò alla porta. Le note di un odioso carillon si diffusero tutt’attorno come un maleficio. Osservò la targhetta che portava il cognome di quel rubamogli: era scritto a computer in un elegante carattere tutto a svolazzi. Roba da finocchi. Pensò.
«Ah, sei tu!» lo apostrofò la moglie appena lo vide immobile sullo zerbino.
«Sono venuto a portarti le cose che mi hai chiesto» le rispose gentile, cercando di conservare la calma. L’uomo buttò un’occhio all’interno della casa appena sopra la spalla della moglie. Era stato cambiato pressoché tutto l’arredamento. Persino l’odore che da dentro gli arrivava alle narici gli era estraneo.
«Non era necessario che venissi, potevi lasciare tutto da mia sorella…» disse lei in modo sgarbato. «E poi dove le hai messe le mie cose, si può sapere?»
«Ce l’ho in macchina, adesso te le vado a prendere, ma prima volevo darti questo…» fece lui senza incertezze tirando fuori il coltello da cucina.
La donna lo vide e sorrise riconoscendolo. L’uomo glielo consegnò docilmente e lei, impugnandolo, ne soppesò la robustezza e la bilanciatura. Nel preciso istante in cui lei era ancora distratta, il marito le si gettò addosso abbracciandola stretta come non aveva più fatto da mesi. Fece appena in tempo a sentire il suo caldo odore lungo il collo che la lama già gli penetrava nella pancia senza trovare alcuna resistenza. Il gesto era stato così repentino che l’unica cosa che la moglie capì era che voleva subito liberarsi di quell’abbraccio indesiderato; lo respinse con forza.
«Ma cosa ti è saltato in mente?» lo rimproverò infastidita.
Fu allora che lui, scostandosi, rese evidente quello che era appena accaduto. Il coltello era ancora conficcato sino al manico nel suo addome. Il sangue colava copioso sul pavimento insieme ad altre sostanze.
«Ti amo» ebbe ancora la forza di dire lui. E stramazzò a terra.

Insomma si uccide solo senza dare disturbo a chi lo cornifica?
Che romanticismo…ahahah
Notte…
Il marito, con il suo gesto, ha raggiunto due obbiettivi: farla finita per una situazione divenuta per lui insopportabile (per essere stato soppiantato da un altro uomo nel suo duplice ruolo di marito/padre) e fare in modo che la moglie potesse essere incolpata della propria morte, dal momento che è stata lei a brandire il coltello (peraltro appartenuto alla sua famiglia) con cui è stato ucciso. Non ci vedo nulla di romantico, però.
Ma come no? Pensa al gesto di farsi uccidere…pensa al lasciare il posto vuoto per altro…non sono gesti romantici?
Comunque è di aiuto…perché la moglie avrebbe tentennato e forse non sarebbe riuscita…che dolce a pensarci lui!!!
Si…troppo facile morire con una semplice coltellata…lasciando le figlie al loro destino…non è che possono fare tutti cosi’…uffa…
Un femminicidio alla rovescia come il vecchio detto ‘Chi la fa, l’aspetti’.
Quando un uomo non si rassegna, va via di testa.
Chissà perché, vista l’ironia che usi sempre nei tuoi racconti, mi ero preparato a un finale diverso, per niente brutale, anzi, a qualcosa di divertente, che lasciava presagire quello che poi è avvenuto, ma che in realtà finiva tutto in maniera opposta…
Farsi ammazzare per farla pagare alla moglie… Non so quanto gli sia convenuto. Per me la vendetta è un piatto che va servito freddo ed avrei aspettato una occasione più vantaggiosa per me. 😉 Ma io sono una donna quindi è ovvio che penso diversamente 😅😁
<3
Quindi è un suicidio che passerà per maschicidio. Ma visto che il maschicidio non esiste la donna se la caverà con una ammonizione per porto abusivo di armi.
😁
Gli uomini oramai sono dei bruti a prescindere
Geniale nella sua pazzia….bello il finale a sorpresa, complimenti 👏👏👏
c’è stato un attimo di smarrimento e vedo che Cinzia come me inizialmente non ci siamo accorti della strategia. Ma perché la moglie l’ha potuto cacciare di casa? Sembra che sia stata lei a preferire un altro. Però l’atteggiamento delle figlie lascia pensare ad un padre assente. Cronaca ormai quotidiana , bye bye
Succede che quando si è esasperati è facile che un comportamento oppositivo/aggressivo di un padre/marito diventi un comportamento tacciato come maltrattante. A volte (sottolineo a volte) il confine è labile. E così può finire che i torti di entrambi i genitori per il fallimento di una unione diventino i torti di uno soltanto. I figli piccoli, quando manipolabili perché appunto piccoli, seguono il genitore cui sono affidati. Con il tempo, quando saranno grandi, saranno in grado di discernere e valutare, ma intanto il disastro è servito.
vendetta fallita…
l’uomo doveva aspettare che la lama fosse rivolta verso l’addome… il cuore della donna…
come se il coltello… avesse un’anima… ha scelto “la fedeltà” alla sua padrona…
In realtà è riuscito in questo modo, in un gesto estremo, a far cadere la colpa del proprio omicidio sulla donna visto che le impronte su manico del coltello sono della moglie
🩶