Un salto nel buio

Si sentiva malinconico. Il rientro in città, a weekend in campagna concluso, lo prendeva sempre un po’ così.
«Hai chiuso le luci?» gli chiese petulante la moglie accanto a lui.
«Sì, sì, certo».
«E il gas? Lo hai spento? E la caldaia? La finestra della sala l’hai chiusa bene?» L’uomo non rispose, mise in moto la macchina avviandola per la discesa. «La finestra? La dimentichi sempre aperta… così se piove, bagna dentro. Eh ma sì, tanto a te che te ne importa?»
L’uomo serrò le mandibole, sbuffò: «se sei già certa che me la dimentico aperta perché allora non ci pensi tu?»
«Sicuro! Devo pensare sempre a tutto io…» sbottò lei alzando la voce «cosa fareste voi due senza la vostra serva, eh??»
‘Staremmo meglio?’ si limitò a pensare a lui.
La ragazzina, sul sedile posteriore, riemersa come un naufrago dal mare di musica a palla che le inondava le orecchie, urlò: «E quello cos’è?» indicando un punto in alto a destra del parabrezza. Nel buio della sera si vedeva male, ma si capì che si trattava di una piccola rana. «Fermati papà, fermati, così la uccidi…»
L’uomo, già alterato dal battibecco con la moglie, si trincerò dietro un: ‘è già tardi, salterà via da sola’. E più la figlia e la moglie lo scongiuravano di fermarsi, più lui accelerava per riaffermare la sua sorda autorità, tanto che, dopo pochi minuti, stava già entrando furibondo in autostrada. La velocità aumentò considerevolmente facendo appiattire al parabrezza la rana che non riusciva nemmeno più a muoversi. Respirava con affanno, allargando le zampe in un equilibrio precario. «La stai uccidendo, la stai uccidendo!» piagnucolava la figlia battendo i piccoli pugni contro lo schienale. L’uomo diede un’occhiata al retrovisore: la sua dolce bambina si era coperta gli occhi per non vedere e singhiozzava. Non resistette: mise la freccia per accostare nella piazzola d’emergenza e scese. Con il fazzoletto cercò di rimuovere delicatamente la rana dal vetro. Ma la bestiola era in stato confusionale e faceva fatica a riprendersi. L’uomo insistette. La rana, all’improvviso, ripresasi saltò via disperata oltre la mano dell’uomo balzando direttamente verso l’autostrada contro una station wagon che sopraggiungeva a forte velocità; nell’impatto la bestiola rimbalzò all’indietro rotolando più volte sull’asfalto come un palloncino floscio. L’uomo la vide agitarsi nei gesti scomposti della morte, sotto lo sguardo sgranato della moglie divenuta pallida. Rientrò in macchina che gli tremavano le gambe.
«S’è salvata?» gli chiese la bambina togliendosi finalmente le mani dal viso.
«Sì, tesoro mio… sta saltellando nell’erba». La figlia sorrise e si rituffò soddisfatta nel suo iPod di note traslucide. La macchina invece si mosse lentamente per poi amalgamarsi ammutolita con le altre ombre veloci dell’autostrada, ma nessuno ebbe più la voglia di parlare.

9 pensieri su “Un salto nel buio

  1. Una rana in stato confusionale ! E’ la prima volta che lo sento. Proprio un caso clinico da farci su un congresso internazionale di veterinaria. Ma con quella bella famigliola, forse é possibile.

  2. bel racconto, ma perchè quando ci sono di mezzo gli animali li fai quasi sempre finire male? Stupido uomo! (il personaggio). Ce ne sono davvero troppi, infatti la mia citazione preferita è di schiller: “contro la stupidità umana nulla possono nemmeno gli dèi”

  3. Un bacio…. alla rana!!! così si trasforma in principe casper !!!! 🙂 ora sono le 15:34 (ora italiana ) …ma sì in effetti … sono sempre l’ultima!!!!!! (ps: complimenti sir migliorblogletterario!!! 🙂 spero di ritrovarLa presto, tra i suoi impegni!!! 🙂

  4. Uno splendido spaccato di vita normale e quotidiana di una famiglia assolutamente normale in un giorno qualsiasi….. ma povera rana!
    Splendido davvero. Ho letto due racconti, non tantissimo, ma credo che meriti alla grande il premio che hai ricevuto 🙂
    Un caro saluto ( ma non smarrito, eheheh!)

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