Il campanello suonò a tradimento. Sembrò una scossa elettrica che si fosse propagata per le stanze della casa, alla ricerca del suo inquilino. E lo trovò.
Elpidio non aspettava nessuno e nessuno gli faceva mai visita. Neppure i parenti più stretti.
L’uomo chiese curioso al citofono chi fosse. Per la verità, cercò il citofono per un alcuni lunghi momenti. Non pensava di averlo.
Dall’altro capo sentì dire, con tono freddo e formale, che si trattava di una raccomandata da firmare.
«Una raccomandata per me?» disse con una certa meraviglia. «Avranno sicuramente sbagliato persona.» Non ricevette risposta.
Si infilò allora qualcosa addosso per nascondere il pigiama. E, forte dei suoi settantotto anni, stante la mancanza di ascensore, scese lentamente con le pantofole badando bene a non inciampare. Una caduta alla sua età poteva risultare fatale. Ogni tanto gridava «Sto scendendo, aspetti per cortesia!»
Poi arrivò al pianterreno.
Una donna corpulenta, che a stento la divisa riusciva a contenere, lo stava aspettando nell’androne, sbuffando d’impazienza. Lo guardò con sufficienza e gli disse in malagrazia qualcosa con un accento che non capì.
“Oramai assumono la qualunque” si disse lui limitandosi a un sorriso. Sperava che tutta quella scena finisse presto. Sentiva freddo e voleva rientrare a casa. La donna, che non aveva tempo da perdere dietro a lui, scarabocchiò in sua vece, qualcosa con l’unghia sul display di un dispositivo elettronico. Poi gli sbatté sotto il naso la raccomandata.
Elpidio ringraziò, ma la donna, senza rispondere, aveva giù chiuso il portone fino a quel momento tenuto fermo con un piede. E mentre lui ritornava a passo lentissimo al suo pianerottolo sentì il motorino che partiva sgasando.
“Una raccomandata? E chi può mai essere?” si chiese ancora.
È con grande dolore che questo Ufficio comunale le comunica che lei ieri 13 ottobre 2025 è ufficialmente morto. Il suo decesso è avvenuto alle ore 3.22 della mattina per collasso cardiocircolatorio.
Il medico legale ha già rilasciato il suo certificato di morte. Non sarà pertanto necessario esibire altri documenti per la chiusura della pratica.
Mi creda essere di sollievo per tutta la comunità il fatto che lei, sempre secondo quanto refertato dal medico, non ha sofferto. I suoi familiari, in questo momento, stanno piangendo la grave perdita occupandosi delle relative esequie.
Preme avvisarla inoltre che, in via informale, suo figlio Arturo ha chiesto a questo Ufficio se è stato rinvenuto tra i suoi effetti personali un suo testamento olografo. Lo ha chiesto, riporto qui per completezza, in quanto avrebbe urgenza di sanare alcuni problemi finanziari.
Ovviamente abbiamo risposto che, per tutela della sua privacy, non sono stati eseguiti accertamenti di tale natura. Peraltro non è noto che lei abbia attivato in vita alcuna assistenza di questi Ufficio.
Elpidio, che stava leggendo queste righe, pensò a uno scherzo di pessimo gusto.
Poi vide che la carta era intestata all’Ufficio dello Stato civile del Comune, constatando che il linguaggio era burocratico. In trasparenza la carta era filigranata con il logo del Municipio.
La casa gli apparve all’improvviso più fredda.
Siamo a effettuare la presente comunicazione in quanto, sempre più sovente, abbiamo notizia di casi, a partire dai tragici eventi di fine anno, a lei senz’altro noti, che il deceduto, nell’immediatezza della triste dipartita, non è consapevole del trapasso medesimo sicché continua nelle proprie faccende come se nulla fosse cambiato. Questo può comportare che a volte si verifichi l’incresciosa circostanza che il de cuius perseveri enl porre in essere atti dispositivi o contratti che sarebbero radicalmente nulli dal punto di vista giuridico.
Ci è gradito infine comunicare che la sua pensione e gli altri eventuali emolumenti da lei riscossi sino a ieri sono stati tempestivamente sospesi, così come la possibilità di fruire del servizio sanitario nazionale dal momento che, essendo deceduto, non ne avrà più bisogno. I morti non hanno bisogno di guarire.
Nel ringraziarla per la sua attenzione sin qui riservataci, ci sia gradito rilevare che è stato un onore per la comunità che lei sia stato cittadino di questo Comune, sperando di aver erogato i nostri servizi all’altezza delle sue aspettative.
Cordiali saluti
(il presente testo è stato generato in modo automatico dall’agente AI; si prega di non rispondere).
Elpidio non ci poteva credere. Si sedette sul divanetto del corridoio.
“Ma sono impazziti?” Si chiese.
Andò in cucina a farsi una tisana. Forse lo avrebbe calmato. Notò che l’orologio a muro si era fermato.
Sentì poi armeggiare con la serratura di casa. Ritornò in corridoio. Vide inaspettatamente il figlio che entrava, l’aria imbronciata. Era invecchiato, aveva perso gran parte dei capelli diventati bianchi. Ma da quanto tempo non lo vedeva?
«Arturo, che ci fai qui?» gli disse con le parole che gli si strozzavano in gola.
Ma il figlio gli passò accanto senza neppure guardarlo.
«Arturo?» ripeté.
Il figlio si era messo ad aprire i cassetti dello studio, le ante dell’armadio della sala, rovistando febbrilmente di qua e di là.
«Oddio, sta cercando sul serio il testamento» pensò Elpidio. «Non l’ho poi redatto quel testamento, figlio mio. Come pur ti minacciai quel giorno in cui litigammo e me ne andai sbattendo la porta» disse ora mormorando. «Non lascio nulla alla chiesa. Non ti preoccupare, è tutto tuo. È stato solo un momento di rabbia. Sei mio figlio. Come potrei farti una cosa simile?»
Ma il figlio continuava a non sentire e a cercare quel documento per ogni dove.
“Oddio, ma lui non mi vede e non mi ascolta. Allora… allora sono davvero morto?”.
Lo sgomento gli allagò il cuore.
Poi, pian piano, la luce del sole attorno a sé si affievolì fino a spegnersi del tutto. Il buio dopo un po’ fu totale.
Elpidio si guardava da una parte e dall’altra della casa non riconoscendola, neppure più dall’odore. Era smarrito.
«E… e adesso?» si domandò a voce alta per sovrastare la sua paura.
La saliva gli si era azzerata. Respirava a fatica. Non sentiva più il battito del cuore.
«No no, per carità, non sono pronto» gridò.
«Elpidio? Su, vieni… è ora di andare» si sentì dire dolcemente nel buio.
«Ma non vedo nulla, non so dove mettere i piedi. E poi chi sei, tu?»
«Non ti preoccupare, Elpidio. Tutto a tempo debito. Tu intanto segui la mia voce».

Accidenti che bella storia !
Così andare via da questa dimensione sarebbe bello, non sentirsi agghiacciare il sangue e ancora avere il cervello che funzionava, un po’ lento , ma funzionante.L’ ingresso del figlio col solo interesse di trovare il documento delle ultime volontà è un bel po’ deprimente e lui che vorrebbe assicurare di avergli lasciato tutto.Bella storia ! Sereno pomeriggio domenicale, ciao!
🙋🏻
🤭Meno male che non hanno chiesto riscontro per apparizione…anche da (trapassato remoto)
Surrealismo emozionante
Complimenti
ml
Inquietante AI dell anagrafe comunale… sapere così della propria morte.
Non so come prenderla 😆
A fascinating story and well-told. 😊
Anche a me volte capita di pensare di essere morto e di non essermene accorto. Poi ci sono gli altri a rompere le palle e quindi ahimè mi convinco di non essere tale
Perché tu pensi davvero che non si trovi qualcuno che ci rompe le palle anche da morto?
E quindi potremmo essere già trapassati ma ancora non c’è ne siamo resi conto? Riprendo l’abitudine di mettere la sveglia che non si sa mai.
Veramente complimenti a Elpidio che non ha perso la testa al pensiero di essere morto e all’AI per la tempestiva comunicazione.
Come siamo finiti male con AI che ci avvisa della nostra morte.
Bello il racconto hai la capacità di incuriosire fino alla fine ❤️
Carissimo Elpidio, è la prima volta che visito il tuo blog e mi sembra molto bello, vivissimi complimenti, continua così.
😁
Molto bello mi piace
Un trapasso singolare! Sarà opera dell’IA 😉
Felice di notare che hai riaperto i commenti
è sempre un piacere leggere i tuoi racconti
Molto bello, avvincente!