«Cosa c’è al di là di questa porta chiusa?» chiese Krupa con fare nervoso, muovendo i piccoli occhi inquieti. L’uomo in tuta, che aveva davanti, non sembrava voler rispondere. I suoi larghi baffi da messicano, spinti verso il basso, parlavano però per lui.
«Allora? Tu lo sai, Hernández, devi dirmelo!»
«Krupa, tu un giorno ti metterai in guai seri. Hai già sgarrato più volte, secondo loro, e ora ti hanno nel mirino. Se è chiusa non devi saperne niente.»
«Non ci penso memmeno.» E qui Krupa si passò la mano sull’intera faccia come volesse strapparsi una ragnatela di pensieri cupi. «Sono anche un sindacalista e devo fare il mio lavoro.»
«Lo sai quanto sono vendicativi con noi immigrati su in Direzione! E io sono qui per mandare i soldi a mia madre e a mia sorella non per fare l’eroe e farmi licenziare.»
Krupa per tutta risposta squadrò il collega con maggiore intensità, senza aggiungere nient’altro. Hernández si voltò più volte in giro. Si fece due volte il segno della croce e quindi gli si avvicinò sussurrando:
«So solo che è un nuovo reparto sperimentale, del tutto off limits. OK? Non ne so molto di più.» E prima ancora che Krupa potesse chiedere altro, si allontanò di corsa come se avesse detto già troppo e ci fossero telecamere dappertutto. E forse c’erano davvero.
La risposta di Hernández aveva però solleticato ancora di più la sua curiosità. I dirigenti non gliela raccontavano giusta. Negli ultimi mesi erano infatti aumentati i casi, tra gli addetti alla lavorazione, di un serio disturbo psicologico connesso alla macellazione della carne, un trauma derivante dal dover scuoiare e sezionare le mucche in mezzene per otto ore al giorno. E i ritmi di macellazione in quella fabbrica, dall’inizio dell’anno, erano pure aumentati in conseguenza diretta del crescere della domanda di mercato. Krupa voleva quindi verificare se in quel nuovo reparto fossero caso mai impiegati clandestini o precari sottopagati. Sicuramente si trattava di qualcosa di illegale, vista la segretezza.
Dopo qualche giorno, Krupa era finalmente riuscito a entrare in possesso della scheda elettronica per accedere al reparto speciale. Uno dei supervisori si era dovuto allontanare improvvisamente dal lavoro per problemi di famiglia, lasciando il suo camice, con la tessera in una delle tasche, appeso all’attaccapanni del corridoio adiacente il reparto. La fortuna era dalla sua parte. Aspettò quindi che vicino all’ingresso non ci fosse nessuno e, munito di cellulare per una documentazione fotografica completa, entrò lentamente. Il cuore gli batteva forte. Stava rischiando davvero grosso. Tuttavia, sentiva di doverlo fare. Quello che vide però lo lasciò a bocca aperta.
Davanti alla filiera dei ganci in movimento, a cui erano appese a testa in giù le mucche stordite, sostavano dei robot che con precisione chirurgica scuoiavano e squartavano le carcasse con una lama affilatissima, tenendo una velocità di esecuzione che per un umano non sarebbe stata sostenibile. Tutto procedeva senza che quasi si sentisse un rumore: c’era solo il fruscio dello spostamento d’aria e un rassicurante ronzio di sottofondo di un motore dimostrando un’efficienza impietosa e implacabile. Krupa, a quello spettacolo rapido e truculento, teneva in mano il cellulare senza neppure ricordarsi perché fosse entrato lì dentro. Era sconcertato, non sapeva che opinione farsi. Cercò nuovamente di strapparsi quella ragnatela inesistente dalla faccia. Ma non se ne voleva andare via.
Poi, d’un tratto, dal fondo dove entravano le carcasse delle mucche, ne entrò una che si stava ancora divincolando. Per un qualche errore nel settore precedente, l’animale non era stato stordito come si doveva. Il silenzio del reparto si riempì così subito dei muggiti disperati dell’animale, i cui occhi erano sgranati dal terrore cercando aiuto. Nessun dispositivo luminoso o blocco entrò in funzione per segnalare l’anomalia. Il robot, che le si avvicinò, eseguì però ugualmente, anche se non in modo poco preciso a causa dei movimenti inconsulti della bestia, il taglio longitudinale dalla coda al collo. Immediatamente, dalla pancia aperta, uscì un vitellino che, senza più la protezione della placenta e dei muscoli del ventre, cadde in malo modo sul tapis roulant sottostante come un sacco della spazzatura. Si dimenò per un po’, ma poi, come la madre, rimase immobile. Krupa, inorridito, fece cadere il cellulare per lo spavento. In quel momento, delle braccia robuste lo afferrarono per le spalle e lo tirarono via. E poi fu il buio.
Quando si risvegliò dal torpore, Krupa si trovò a testa in giù, le mani legate dietro la schiena e un gancio che lo sorreggeva per il filo di ferro che gli bloccava le caviglie. Non riusciva a capire bene cosa stesse accadendo a causa del parziale stordimento. Davanti vedeva solo la fila interminabile di carcasse di mucche appese che lo precedeva. Fino a quando non entrò nel reparto speciale di macellazione. E un robot gli si avvicinò, con la lama sollevata, perché stava facendo solo il suo lavoro.

Excelente 💯
<3
che ansia ☠️
un po’ mi hai ricordato una challenge tra blogger a cui partecipai, il tema era: compare una porta dal nulla, tu cosa fai?
Un tema molto semplice, però. Praticamente ci si potrebbe mettere dentro un romanzo intero. O no?
Esatto. Però c’era il limite degli 8k caratteri. Era un modo per scrivere e vedere come gli altri svolgevano lo stesso tema
👍🏻
Va bene…mi hai convinta…saro’ vegana a colazione…
Vuoi forse spingere il lettore ad essere vegano?
In effetti scrivendo il racconto ho pensato molto a Safran Foer e al suo ‘Se niente importa’
Ok…mi hai convinta…a colazione saro’ vegana…se riesco…uhm…non sempre…🤤
La curiosità non sempre è premiata. Krupa forse si è pentito in ritardo di aver voluto controllare il reparto segreto.
Tremendo!
Duro!! Ma è la realtà 😣
Sì, ma che brividi… non hai esagerato?
Non credo… c’è di molto peggio 🤭
💜
Ok, ma queste bistecche di Krupa le posso trovare al supermercato in offerta al 3X2?
😋
No sono hamburger, krupaburger per l’esattezza
Terribile, ma scritto come sempre benissimo
🤗
terrificante…
Brividi
Un quadro crudo ma a soli due passi dal reale