Hell’s Bell

Aaron aveva trent’anni e si sentiva un fallito. La casa in cui viveva era spoglia, le pareti grigie come le sue giornate prive di futuro. Nessuna moglie, nessun figlio, nessuna certezza. Solo il brontolio del frigorifero vuoto e l’odore stantio del caffè riscaldato. Ogni sera si sedeva davanti allo schermo del computer, a navigare senza meta per il web. Una volta, spinto dalla noia e da una malinconia ostinata, scivolò nel buio del dark web.
Lì trovò un sito: Hell’s Bell. Lo slogan era breve e sinistro:
Qualunque cosa desideri, qualunque obiettivo aspiri.
Aaron rise. “Cosa non si inventano!” Pensò. “Deve essere un gioco”.
Entrò. Visitò qualche pagina. Il sito era accattivante, con video divertenti. E poi si fece attirare dal servizio proposto. Compilò il modulo con dati falsi, aggiungendo, tra gli obbiettivi di vita, sogni smisurati. Tanto stava giocando. Indicò una carriera brillante, denaro, una moglie, due figli, persino desideri che mai avrebbe confessato ad alcuno. Poi cliccò. Si aspettava in risposta dello spam o l’iscrizione a una rivista. L’anonimato l’avrebbe protetto. Invece, comparve un messaggio:
Per confermare l’accordo serve una goccia del tuo sangue: posizionala su una statua sacra a tua scelta“.
Era notte fonda quando uscì di casa, spinto da una curiosità febbrile che gli aveva dato una nuova eccitazione. La chiesa che frequentava da bambino era chiusa. Entrò allora da una porticina laterale, sempre aperta, che conosceva bene. Scese nella cripta, davanti alla statua della Santa cui si era affidato mille altre volte, anche se invano. Il rumore dei suoi passi rimbombava tra volte affrescate e il pavimento in granito. Estrasse un coltellino, si punse il dito. Una goccia rosso scuro tremò sulla pelle. Ma quando provò a sfiorare il piede della statua per posarla, quella parve arretrare. Aaron trasalì. Riprovò, e la statua indietreggiò ancora e ancora, fino a crollare dal piedistallo, sfracellandosi a terra. Preso dal panico, fuggì.
Tornato al computer, cercò di annullare tutto. Forse quello che il Cielo gli aveva mandato era un avvertimento che non poteva ignorare. Troppo tardi. Come si accorse ben presto il contratto risultava attivo. Una scheda, con il suo vero nome e cognome e le esatte generalità, aveva registrato, con tono freddo e burocratico, che la stilla del suo sangue, caduta in qualche modo sulla statua, aveva suggellato l’accordo.
Da quel giorno la vita di Aaron mutò. Ottenne un contratto milionario, conobbe Miriam, una donna splendida, affettuosa, che ben presto divenne sua moglie. Due figli maschi, sani e intelligenti, seguirono a suggellare quella unione, componendo la fotografia di una felicità solo immaginata qualche tempo prima. Scalò posizioni su posizioni nella catena di comando dell’azienda fino alla direzione. Si concesse viaggi, case, lusso, un’amante e altri vizi. Tutto ora sembrava che gli fosse dovuto per le sue capacità e la sua intraprendenza. I ricordi del sito erano sepolti nella sua memoria.
Ma una sera, in un albergo di Londra, in viaggio per affari, incontrò una Signora bionda. Piena di fascino, elegante, il sorriso affilato. Gli sedette accanto senza chiedere permesso.
Lui pensò di aver fatto una conquista insperata e che la serata prometteva bene.
«È ora» lei invece disse.
Aaron impallidì. Ogni cosa gli era tornata all’improvviso alla mente. Balbettò che non aveva mai voluto davvero quel patto, che aveva cercato di rinunciare ma il sito non glielo aveva permesso. Ci doveva essere un bug. E poi aveva solo quarant’anni. Aveva ancora una vita lunga da vivere. La donna abbozzò un sorriso con pazienza crudele:
«Non hai letto le postille, dunque… Tu non hai stabilito quando io sarei dovuta arrivare per reclamare il dovuto. E così l’ho fatto io. Hai solo elencato i tuoi desideri. Tanti. E li hai ottenuti. Tutti. E adesso è il momento di onorare il patto.»
Aaron implorò che le venissero concesse solo ventiquattr’ore giusto per tornare a casa e salutare Miriam, i figli, rimettere, insomma, in ordine ciò che poteva. La Signora tentennò, mai poi acconsentì.
Rientrato, prima di andare dai suoi, cercò conforto nella preghiera. Andò alla cripta della sua vecchia chiesa. Aveva bisogno di stare un po’ dove una volta c’era la statua della sua Santa. E, con sorpresa, la vide di nuovo lì, restaurata sul piedistallo. Sul piede, notò anche che c’era ancora la macchia del suo sangue. Nonostante gli anni, era rimasta lì, posizionata come un sigillo. Col cuore in tumulto, tirò fuori d’impeto un fazzoletto e la cancellò. E quando fece rientro a casa, le ventiquattr’ore erano concluse. La Signora bionda non comparve. Aaron esultò in silenzio: ce l’aveva fatta.
L’illusione durò tuttavia poco. Il lavoro crollò sotto il peso di importanti scelte sbagliate, i colleghi gli voltarono le spalle sfiduciati. Il figlio più grande cominciò a frequentare pessime compagnie fino a entrare nella criminalità organizzata finendo in carcere per omicidio. Il figlia più piccolo fu invece travolto da un’auto. Miriam, devastata e sola, lo abbandonò. Aaron, insomma, perse tutto in poco tempo, fino a ritrovarsi mendicante, invisibile tra i rifiuti della città.
Passarono decenni. Il suo corpo diventò una rovina, la sua anima un deserto. Il giorno del suo novantesimo compleanno, mentre il buio della sera lo avvolgeva, la Signora bionda riapparve. Identica, intatta nella sua bellezza. Era superba nel suo vestito lungo da sera.
«È ora di andare» ripetè come se non ci fossero stati tutti quegli anni di mezzo.
Aaron la fissò, le labbra attraversate da un fremito nervoso.
«Credevo… che fosse tutto finito, che la cancellazione del sangue avesse annullato il patto.»
Lei sorrise materna, piegando il capo.
«Ancora una volta non hai letto le postille. A causa del tuo comportamento ho solo revocato i benefici avuti, Aaron. Ma l’anima… è sempre stata mia, fin dal primo istante.»
Un vento gelido percorse la strada vuota.
Chi fosse passato di lì in quel momento avrebbe visto una giovane donna elegante che camminava sul marciapiede tenendo per mano un vecchio barbone.

32 pensieri su “Hell’s Bell

  1. soggetto molto interessante, una rilettura moderna del Patto col diavolo^^

    tuttavia, forse troppo tell, troppo sintetico

    forse, se non avessi messo i discorsi diretti, poteva diventare come quelle fiabe di una volta, che raccontano una vita per grandi linee in ambienti fantastici

  2. ognuno è responsabile nel bene e nel male delle scelte che “sceglie” di fare…

  3. Un patto col diavolo ha sottoscritto Aaron. D’altra parte quel HELL doveva insospettirlo ma la bramosia del potere l’aveva accecato.

  4. Inquietante ma scritto davvero bene.
    Il mito della ricchezza e delle cose facili condizionato dal vendere la propria anima.
    Succede anche nella realtà, anime vendute per facili ricchezze.
    Complimenti!

  5. Però uno che esce di notte a versare sangue su una statua perché glielo ha detto il pc, ha un problema psichiatrico. Siamo sicuri che non è rinchiuso in un manicomio in preda alle allucinazioni? 😉

  6. Ottimo pezzo. E in effetti per annullare i contratti non basta ritirare la firma, ma si deve anche restituire la merce ricevuta e pagare una penale. Quindi il tapino avrebbe dovuto lasciare tutto per vestirsi di sacco e umilmente dedicare la propria vita ai poveri, proprio come fece San Francesco.
    🤔🙄

  7. C@**o !
    Non ci posso credere !
    Comunque sappi che quello che mi terrorizza sono i film troppo violenti e in particolare quando ci sono torture, forse in una vita precedente sono stata torturata e poi per un periodo rimango irrequieta e agitata…La crudeltà e la violenza fine a se stessa mi fa star male, ma non è paura, non riesco a spiegarmi… Comunque ciao cattivone !🙋🏻😱🫣

    • Danno fastidio anche a me. E’ un genere che non prediligo, neppure in letteratura. E invece c’è tanta roba scadente in giro. E l’AI ha amplificato tutto questo.
      Io, invece, in una vita precedente ero un lord inglese che viveva nella sua torretta assolata nel Kent, attorniato da soli libri.

      • Ahhh …Beh… Tanti libri ? Allora quando sarà il momento che ci tornerai, fammi un fischio che ti faccio compagnia, ma ognuno col suo libro in mano e senz’altro…Capisci a me …le letture per me sono molto serie e quando inizio un libro , se mai arrivo alla fine non mi do pace… Ciao !

  8. Una storia al cardiopalma!
    Non sono una credente, non prego e mi sembrano tutte stupidaggini, ma il battito del mio cuore ne ha risentito e mi sono sentita molto agitata.
    Certo la storia non è credibile e il protagonista ha avuto una vita lunga e in parte agiata dopo i patto col diavolo.
    Ma la perdita di un figlio non vale tutto quello che ricevette in beni e divertimento.Ognuno dovrebbe accontentarsi di quello che ha e vivere lavorando e stringendo un po’ i denti per andare avanti…Ben scritto e anche un po’ devastante per chi crede a certe diavolerie… Ciao ,!
    PS : non so se sono riuscita a inviare sul Sito il mio commento, ma ad un certo punto non si poteva più scrivere… Ciao!

I commenti sono chiusi.