La direttrice della RSA Melaranci, suor Adelia, era una donna minuta, il passo rapido e il piglio di chi non lascia nulla al caso. Ogni giorno trovava il tempo di fare un giro anche negli spazi meno frequentati. tra questi, la camera ardente annessa alla struttura. Quasi nessuno ne pronunciava il nome: gli ospiti preferivano dire “la stanza in fondo al corridoio”, come se le parole potessero allontanare il significato che quel posto aveva.
Quella mattina la sala era deserta. Le tende a metà lasciavano entrare un raggio di luce obliqua che tagliava il buio e illuminava l’onnipresente pulviscolo. L’odore della cera consumata era ancora presente, misto al profumo stantio dei fiori secchi e dell’incenso. Adelia stava per avvicinarsi al registro delle cerimonie quando scorse, nell’angolo più ombroso, una figura immobile.
Era Giacomino. Ospite della casa ormai da anni, l’uomo manteneva un fisico solido, spalle larghe e un portamento da ex atleta. Non aveva l’aria smarrita di molti altri: i suoi occhi chiari erano vigili, attenti e riflessivi.
«Giacomino, cosa ci fai qui?» chiese con voce ferma ma non dura.
L’uomo sorrise appena. «Mi preparo.»
«A cosa?»
«A morire. O meglio, a non farmi cogliere impreparato. Lei sa che sono stato un atleta. Prima delle gare mi allenavo anche con la mente: mi ricreavo nella testa ogni momento della corsa, gli imprevisti, la fatica, perfino l’odore della pista. Così, quando scattava lo starter, nulla mi sorprendeva. Ora faccio lo stesso. Visualizzo il mio funerale.»
Adelia lo fissò, tra il divertito e il turbato. Ci fu qualche attimo di silenzio. Poi disse:
«Immagino la bara qui al centro, il legno chiaro, le maniglie lucenti. Vedo i gigli e le rose che piacciono a me, i ceri accesi. Penso alle persone che tratterranno le lacrime e a quelle che, distratte, guarderanno impazienti l’orologio. Ci saranno bambini che non capiranno il momento, che si annoieranno ricorrendosi per la stanza. Invece io mi vedo lì, disteso, finalmente sereno. E lo stress si abbassa.»
«È un pensiero molto triste, Giacomino. Tu hai ancora diversi anni davanti.»
«Non credo, sorella. Non credo. E poi non è triste. È solo allenamento.»
Da quel giorno, più volte, Adelia lo ritrovò nello stesso punto, sempre nell’angolo buio. Con il passare degli anni la loro conversazione diventò un appuntamento silenzioso. Lei non si sorprendeva più di vederlo, lui la salutava con un sorriso dolce. A volte le raccontava dei tempi delle gare, altre volte si limitava a confermare che la sala gli dava serenità.
Intanto gli ospiti più anziani passavano a miglior vita, altri nuovi arrivavano nella struttura. Ogni lutto lasciava un’eco, ma Giacomino rimaneva lì, costante, come una parte di quel luogo.
Col tempo decedette anche qualche inserviente, poi la stessa suor Adelia. Dopo di lei, la Melaranci perse fondi, sovvenzioni, appoggi. Il grande edificio, un tempo pieno di voci e di odori di minestra, si svuotò prima poco a poco e poi tutt’ad un tratto come l’acqua da una vasca che fosse stata sgorgata. Gli anziani furono trasferiti altrove, in fretta, gli scatoloni accatastati nei corridoi, il silenzio aveva preso il sopravvento in quei locali.
Quando le porte furono chiuse e i cancelli nel tempo arrugginiti, il giardino incolto invase i vialetti e la strada di accesso. I ragazzini del quartiere presero a sassate i vetri delle finestre. Alcune erano istoriate e antiche. La camera ardente, a sua volta dimenticata, scivolò in una penombra polverosa.
Eppure, chi vi entrò di nascosto giura di aver visto, seduto nell’angolo meno illuminato, un uomo molto anziano che si guardava attorno. Non spaventato, non ostile. Solo in attesa, come chi sa che la gara sta per cominciare e vuole ancora un ultimo istante per concentrarsi.
17 pensieri riguardo “L’RSA Melaranci”
I commenti sono chiusi.

Ogni giorno una gara…
Show must go on…
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Il vecchio aspetta la morte, si prepara ad essa, forse la vita non è altro che un allenamento il cui scopo ultimo, l’ultima gara, è l’incontro con la “signora con la falce”, Ma essa, in quel luogo, non verrà! E’ un po’ come accade nella canzone “Samarcanda” di Angelo Branduardi: si fugge per una vita e poi te la ritrovi accanto nel momento meno atteso ..e sei stato proprio tu ad andarle incontro!
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Exactly
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Giacomino hai ragione. Noi viviamo nella convinzione che molto poi arriverà il nostro turno, sempre lontanissimo, ma non è così, l’imprevisto può arrivare in qualsiasi momento e come per le gare di Giacomino, in qualche modo bisogna essere pronti a partire.
Devo ammetterlo, mi è piaciuto tanto assai.
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Molto bello, teneramente triste. Grazie.
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Ma che bello questo racconto e quanta la bellezza di quest’uomo che attende la morte come si attende qualsiasi altro momento della vita e da atleta si prepara.
Complimenti 🌹
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Pezzo del tutto adatto alla ricorrenza odierna. Giacomino pare immarcescibile. Tutto passa ma lui è sempre lì nell’angolo buio.
Il tutto intriso di una composta malinconia.
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Mi aspettavo qualche colpo di scena da parte della suora (mai fidarsi delle suore), ma a volte ci vogliono anche racconti più semplici. Molto bello e aperto a interpretazione, come piacciono a me.
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Un racconto, per essere breve e pubblicabile su questo blog, non può che essere “semplice”. Qualsiasi altra direzione più strutturata, di discreta completezza di trama, avessi voluto dare alla storia avrebbe richiesto diverse altre pagine.
😊
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Capolavoro
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Pezzo tra i tuoi migliori, e anche perfetto per questo 2 Novembre. Aggiungo una breve nota:
Purtroppo qui si parla di un atleta che nella sua pur lunga carriera non ha mai vinto una medaglia, probabilmente perché ogni volta che doveva correre lui si diceva “Pensaci, Giacomino”, e ci pensava talmente a lungo che era sempre in ritardo per partecipare alla gara.
😜
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Non compare il mio commento, come mai? Sono ancora in moderazione?
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Non so per quale motivo ma questo racconto mi ha ricordato vagamente il film “la leggenda del pianista sull’oceano”
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🤔
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Ammetto di avere una mente un po’ contorta ma l’analogia che ho fatto è stata questa: come nel film il protagonista è rimasto sulla nave da crociera anche quando quest’ultima è stata dismessa, anche nel tuo racconto sembra che Giacomino sia rimasto nella RSA una volta che questa è stata chiusa e abbandonata.
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Ok, adesso è chiaro.
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Fa pensare. In tema con la giornata di oggi.
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