Lo sciabordio delle onde contro i fianchi del gommone aveva un suono ipnotico. L’alba dipingeva le creste delle onde di luce dorata, mentre una ventina di persone, sospese tra il torpore e la disperazione, scrutava l’orizzonte come avrebbe fatto un naufrago. Il motore si era spento appena quattro ore dopo la partenza da Monastir, lasciandoli alla deriva, in balia del vento e della causalità. Avevano pagato ciascuno più di 20.000 dinari tunisini per quella traversata, stipati come bestie da macello, senza cibo né acqua o remi. Solo il pieno di diesel e la promessa di una traversata di appena dodici ore verso Lampedusa. Ma quello era già il terzo giorno.
Bashira, rannicchiata accanto al motore, stringeva a sé il piccolo Tariq di un anno, il cui corpo era privo di vita da un paio di giorni. Gli occhi vuoti della donna non accettavano l’idea di aver perso l’unico figlio, nell’indifferenza del cielo e di quella ottusa bonaccia.
«Devi buttarlo a mare» le ringhiò Hassan, la voce tagliente come una frustata. «Ci stai impestando tutti con quell’odore ripugnante.»
«No, no…» mormorò Bashira, stringendosi il bambino al seno e cullandolo. «Devo seppellirlo in terra consacrata, deve avere una sua tomba, il mio Tariq, una tomba su cui possa piangerlo.»
«Buttalo… o lo faccio io!»
Ma alcune donne protestarono rumorosamente, creando un muro umano intorno a Bashira. Hassan si voltò furente, borbottando e nascondendo il viso nella sua pashmina sfilacciata.
Poi un colpo sordo, poi un altro. Il gommone sobbalzava.
«Gli squali! Gli squali!» gridò una donna, gli occhi pieni di terrore, ma un uomo scosse la testa, pallido. «Non ci sono squali, qui…» Il suo viso era però preoccupato. Perché quell’attacco non presagiva comunque nulla di buono.
Intanto dal corpicino di Tariq usciva ora un liquido denso, verdastro e nauseabondo. Bashira tentava di lavarlo di continuo nell’acqua di mare, ma era tutto inutile.
«Gettalo, donna!» urlò un altro uomo con voce sgraziata, in bilico sul gommone. «Non possiamo più sopportare quell’odore!»
«No, non il mio Tariq… se ne starebbe tutto solo, in quest’acqua gelida» sussurrava Bashira dondolandosi ossessivamente in avanti e indietro con il busto.
«Buttalo, o vengo io!» ribadì Hassan spintonando gli altri per avvicinarsi, ma il suo coraggio si spense davanti agli sguardi minacciosi delle donne.
Il giorno divenne pomeriggio, poi sera. Un nuovo tonfo fece tremare il gommone, e un sibilo d’aria annunciò che uno dei settori di prua si stava sgonfiando.
«Se il mare si farà mosso, per noi è finita…» sussurrò qualcuno.
La notte scese di colpo, un corvo nero dalle enormi ali. I lamenti dei passeggeri si mescolavano al suono monotono delle onde in una veglia che pareva funebre. Quando il buio sembrò incollarsi alle retine di quei disperati, si udì un mulinello d’acqua accanto al gommone che sussultò.
«Maledetti pesci» biascicò tra i denti Hassan «sono tornati a finire il lavoro.»
E poi giunse la nuova aurora con la lievità di un fantasma. Senza più promesse da poter offrire.
«Guardate» sussurrò una donna, indicando, nella luce fioca dell’alba, il vuoto sul gommone accanto al motore. Bashira e Tariq non c’erano più. Per un attimo, l’imbarcazione fu avvolta da un silenzio irreale. Poi, lentamente, gli altri si allargarono, occupando quel posto vuoto.

Exquisite
Grazie per il tuo impegno
“Poi, lentamente, gli altri si allargarono, occupando quel posto vuoto.” Quanti lasciano il posto vuoto … quel vuoto sarà rioccupato immediatamente e non significherà più nulla. È la rimozione. Nella storia, nella memoria, nella mente. Purtroppo è la realtà che mangia sé stessa. Un fluire che a volte aiuta perfino a vivere, ma il più delle volte snatura, abbrutisce. Non insegna nulla e ricrea nuovi vuoti. Oggi ne sappiamo qualcosa.
Grazie.
Mi piace molto il tuo blog.
Il giusto mix di intelligenza, humor e ironia.
Grazie! Apprezzo molto i tuoi colpi di scena in 5 righe, che rotolano in testa e a volte ci vuole un cerotto …
è un racconto molto attuale…
gli esseri umani hanno ancora “tanto” da imparare dall’amore materno…
Questa volta hai rinunciato alla tua ironia… purtroppo la situazione che racconti si verifica di frequente
Remarkable, powerful, moving narrative.
Una scena quasi quotidiana nel tratto di mare tra l’Africa e la Sicilia. Alla fine madre e figlio sono rimasti uniti.
😭😭
E’ il racconto di una triste realtà che ormai si ripete ed sotto gli occhi di tutti, di chi vuol vedere, ovviamente, e non annullare come se non esistesse, o come se non si parlasse di esseri umani che, come noi, passano su questa Terra. Per me è un dovere parlarne. ciao!
👍🏻
Scritto molto bene bravo
È difficile da commentare… In quel silenzio si cade per lieve e passeggera commiserazione che si tramuta subitaneamente in pretesto di comodo.
Il tuo è già un bellissimo commento. Grazie Rita.
È scritto molto bene… e rende. Rende soprattutto la malvagità del Genere Umano sempre più guasto.
Quando il Genere Umano comincerà a guardarsi intorno e a NON considerare importanti solo i soldi e il calcio… temo che sarà troppo tardi.
BUONA GIORNATA.
Quarc
Grazie Quarc.
So di aver scritto un brevissimo racconto che è un pugno nello stomaco e non facile da metabolizzare.
Ma non sopporto l’ipocrisia e il volgere la testa dall’altra parte per non vedere e a volte è inevitabile per me sbottare.
Dà molta soddisfazione, comunque, constatare che c’è chi apprezza qualcosa che non abbia necessariamente un lieto fine.
Di questi tempi il lieto fine sembra ci possa essere solo se quella determinata squadra di calcio vince… anche se non è più sport nel vero senso della parola.
Quello che tu hai scritto è inconcepibile nel 2025… temo però che continuerà finché i veri benpensanti non vorranno affrontare seriamente il problema… alla radice.
Mi piace cominciare a conoscerti.
Buon Pomeriggio.
Quarc
P.S.: Se leggi i miei apparentemente frivoli articoli, troverai, non sempre, dei pensieri profondi che cercano di combattere anche l’ipocrisia imperante. Se vorrai commentare sarà fantastico.
Sì, certo, non mancherò. Grazie
Ottimo racconto, ma temo che non avra molto successo perché troppo realistico. E ha il torto di spiegare a chi da tanti anni si ostina a non voler vedere, come mai in Europa sono arrivati così tanti Hassan e così poche Bashira.
🙄
Hai tristemente ragione.
Ma io scrivo quello che mi passa per la testa.
Non per piacere a qualcuno.
Infatti mi piaci anche per questo.
🙂
🤗