Respiri

papà, figlio, lettura

04.02 – Nel cielo si era appena formata una cupola di nubi nere come le piume di un corvo. La luna piena era appena stata cancellata dalla faccia del mondo e subito parve che non fosse mai esistita. L’alba era ancora lontana.

04.08 – Lui si mise a sognare di aggirarsi in una bellissima casa sulla collina a dominare la città intera brulicante di luci. Si muoveva nella penombra, con disinvoltura, sapendo in quale stanza via via si trovava. ‘Strano‘, pensò, perché non c’era mai stato.

04.19 – Lui non poté sentirlo ma in quel momento, nella strada adiacente, un uomo stava rincorrendo in modo forsennato un maghrebino alle cui spalle agitava un lungo coltello; brillava la lama sotto i lampioni art déco di una boutique alla moda e parole urlate in una lingua aspra e gutturale rimasero nell’aria incerte se prendere o no la strada del silenzio.

04.31 – Nel sogno Lui, nel frattempo, era arrivato nello studio della villa; sulla scrivania notò sdraiato un gatto. Sembrava addormentato anche se, nonostante lo accarezzasse, non accennava a muoversi. Cercò di accendere la luce, ma l’interruttore scattava a vuoto. Poi sentì un lieve rumore nella stanza provenire da dietro il divano. C’era sicuramente qualcuno. Sentì biascicare il suo nome e si svegliò di soprassalto cominciando a tossire.

04.33 – Si chinò verso il cassetto del comodino e prese stancamente una compressa. Quella maledetta infreddatura tardava a passare e gli strascichi da convalescente erano la parte più penosa della malattia. Pensò.

04.34 – Iniziò a piovere, dapprima in modo sommesso come un battesimo salvifico sulla terra riarsa, e poi sempre più forte con l’insistenza di un ospite sgradito. I lampi ogni tanto facevano saettare nella camera da letto, sugli oggetti della sua vita, ombre oblique come mani furtive dalle dita affusolate.

04.40 – Il sonno gli ripiombò addosso come una coperta spessa. Si riaddormentò senza sogni in un sonno liquido prosciugato dai pensieri.

04.45 – La compressa era ormai sciolta in bocca. Ma un grumo di saliva gli scivolò incauto nella laringe e subito s’accorse che non riusciva più a respirare. Si mise seduto sul letto e prese spontaneamente a tossire per liberarsi di quella ostruzione, ma a ogni fuoriuscita di aria, non corrispondeva una corrispondente inspirazione. La laringe era completamente bloccata. Cercava di risucchiare l’aria dal profondo del proprio corpo ma aveva come un tappo di cemento appena al di là della propria esistenza. Tossiva e tossiva ancora. Gli occhi strabuzzati nel buio senza pietà. L’aria nei suoi polmoni si stava esaurendo velocemente. Si agitò in modo scomposto, andando nel panico. Si alzò dal letto. Poi si risedette. Si rialzò per andare alla finestra. I lampi si susseguivano come provenissero da un flash impazzito scattando istantanee sul suo gesticolare disperato. Non sapeva che fare. Non sapeva se uscire o rimanere lì, chi chiamare. Colpì con i pugni i vetri della finestra per attirare l’attenzione di chissà chi. Poi si rese conto che la sua era una casa isolata. Non sarebbe arrivato nessuno se non l’indomani, a cose fatte. E il cuore iniziò a battere all’impazzata. Pensò con angoscia alla figlia lontana, al dolore che l’avrebbe travolta e al fatto che non poteva salutarla, un’ultima volta.

04.46 – Poi al panico subentrò una calma irreale. Si rivide a dieci anni in braccio al padre che gli raccontava una storia. Rivedeva il suo sorriso dolce, risentiva la sua voce profonda che tanto gli dava serenità. Rivide il fratello poco più grande di lui che, facendo capolino dalla cameretta, lo chiamava a sé. ‘Non si lascia così un gioco a metà, però…‘. Diceva con la sua aria impertinente e imbronciata. ‘ Vieni dai, vieni.

04.47 – Poi più nulla. Il silenzio era totale nella via, nella sua mente, nel suo cuore. Sentiva solo un grande vuoto dentro di sé. Stava morendo e lui ne era l’unico testimone. Si sdraiò sul tappeto, in attesa. ‘Che cosa stupida, morire così‘. Pensò.

04.48 – …

04.49 – Poi, da qualche parte nei suoi polmoni, un refolo d’aria ricominciò a farsi strada.

11 pensieri su “Respiri

  1. Un consiglio, quando non sai cosa dire butta lì una citazione di Pessoa presa a caso e farai sempre un figurone.
    😁
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    Dormo quando sogno quello che non c’è; mi sveglio quando sogno quello che può esistere.

    Fernando Pessoa

  2. Davvero originale! Sia nella veste che nel contenuto. È stato un bel viaggio leggere di come le nostre coscienze ed incoscienze si aggrovigliano e snodano tra pensieri profondi: ogni passaggio l’ho immaginato come una istantanea meccanica, ripetuta