La pillolina

Il giovedì era il suo giorno libero. E a Bettina piaceva regalarsi un paio d’ore di svago al centro commerciale del paese. Certo, doveva portarsi dietro anche la mamma di 93 anni sulla sedia a rotelle, ma non era più un problema da quando il suo farmacista di fiducia le aveva consigliato una pillolina, come la chiamava lui, a base principalmente di erbe, ma anche di qualcos’altro che non aveva capito bene; la calmava, insomma, quel tanto che bastava per farla star tranquilla per l’intera mattinata. In fondo, se lo ripeteva per azzittire il senso di colpa che sempre la attanagliava in questi casi, se lo meritava un po’ di relax, con la vita d’inferno che faceva.
«Va tutto bene, mamma?» le chiese al varco d’entrata del centro. E formulò questa domanda chinandosi verso di lei giusto per farle capire chi le stava parlando. Mamma Marisa la guardò fissa, come se cercasse di farsi venire in mente chi fosse. E poi rispose con un semplice sorriso. Era il segnale. La pillolina aveva fatto effetto. Poteva entrare.
Bettina cominciò con il giro al reparto abbigliamento. C’era un vestitino molto carino che aveva visto sul sito e che ora era in saldo. Fece poi un salto al reparto cosmesi per fare il pieno di campioncini di profumi e di creme per il viso. Andò anche dal parrucchiere per farsi dare un pettinata e poi infine entrò nel supermercato per la spesa. Mamma Marisa era ancora tranquilla e l’efficacia duratura della pillolina le avrebbe probabilmente consentito, da ultimo, di passare anche da Antonio, il suo barista, per un aperitivo come si deve.
Dopo l’acquisto dei surgelati, che segnava il termine della consueta spesa, si chinò, come sempre faceva a quel punto, verso il viso inespressivo dalla mamma per chiederle.
«Va tutto bene?»
«Devo fare la pipì» le rispose.
E ci sarebbe anche stato, a quel punto della mattinata, che la mamma dovesse fare pipì. Solo che quella donna che si trovava nella carrozzella non era sua madre. Era una sconosciuta, mai vista prima. Bettina impallidì. Come era possibile? Come aveva fatto a scambiare sua mamma con quella di qualcun altro? Certo, vista da dietro sembrava proprio sua madre: stesso tipo di vestito, stessa pettinatura e colore dei capelli, stessa corporatura. Persino la carrozzella era del tutto simile.
Si recò subito al desk dell’Ufficio Informazioni all’entrata per far diramare con l’altoparlante l’avviso dello scambio. Ma causò solo l’effetto di creare l’ilarità generale tra gli astanti e il materializzarsi di un energumeno in divisa da addetto alla security, più pancia che cervello, che subito la avvicinò.
«Lei è sicura che questa signora non è sua madre?» le chiese il vigilante, seccato di dover smettere di guardare il sedere delle signore che facevano la spesa e di doversi occupare invece di quella che prometteva essere una vera rogna.
«Ma sta scherzando, vero?» lo rintuzzò Bettina.
«Questa signora qui, è sua figlia?» domandò imperterrito il vigilante, seguendo la sua logica di intervento, rivolgendosi alla donna anziana in carrozzella.
«Devo fare la pipì» fece quella, sentitasi tirare in ballo.
«Vada a far fare la pipì a sua mamma, per cortesia, non vorrà che la faccia addosso qui davanti a tutti.»
«Non è mia madre, come glielo devo dire? E di certo non mi metto a far fare la pipì a un’estranea!» fece stizzita Bettina cercando di farsi venire in mente dove potesse essere avvenuto lo scambio. Quando provava in camerino il vestito? Dal parrucchiere? Al banco dei surgelati? La donna anziana, peraltro, non aveva con sé alcun documento né rispondeva a domande sulla sua identità. Il problema poteva farsi serio.
Intanto si era formato un capannello di curiosi intorno a lei, attirati dalla insolita vicenda. C’era chi faceva fotografie, chi un video con il cellulare. Bettina si sentiva morire dalla vergogna. Il vigilante invece si era avvicinato ancor più alla signora in carrozzella sperando di rientrare nelle foto e finire sui social.
Dopo aver lasciato i suoi dati al desk, decise allora di allontanarsi e di fare tutto il giro all’incontrario, tirandosi dietro la donna anziana di cui ora si sentiva responsabile; si augurava che chi era con sua madre facesse lo stesso. Ma nulla. Sua madre non c’era da nessuna parte e nessuno sapeva dell’accaduto.
Uscita dal centro commerciale andò alla Polizia per spiegare quanto era successo e a presentare denuncia.
Bettina, a sera inoltrata, era ormai disperata. Nessuna l’aveva contattata.
Aveva poi, alla fine, portato a casa con sé quella signora. Certo, non avrebbe potuto lasciarla legata a un guard rail come fosse un cagnolino indesiderato, pensò cercando di ironizzare. E così, seduta sulla poltrona del suo salotto, Bettina aveva ora le mani nei capelli. Non sapeva più che fare. Le sembrava un incubo.
Si mise a fissare la donna anziana che osservava l’ambiente attorno a lei con apparente serenità e normalità. Forse anche lei ha preso la pillolina, pensò.
«Ma si può sapere chi sei, che nessuno ti sta cercando?» le fece a quel punto Bettina con la voce incrinata dal nervoso.
La donna anziana le sorrise dolcemente. E poi disse.
«Devo fare la pipì»

18 pensieri su “La pillolina

  1. Un bel racconto. La disperazione è la frustrazione di Bettina si avverte benissimo, ma siamo sicuri che la sognora, che ha resistito diverse ore col suo bisogno mai esaudito, non fosse davvero sua madre?