
L’idea per il racconto “Pensieri Vaganti” mi è venuta leggendo il nuovo libro di Haruki Murakami “La città e le sue mura incerte” (sono ai primi capitoli e per ora l’avvio, ma è solo un mio giudizio, non è dei migliori libri di questo Autore; ma per una vera recensione –> Libreriamo).
In questo romanzo si parla, tra l’altro, di un ragazzo che, per ricongiungersi alla sua lei, nella città dalle mure incerte, appunto, dove realmente vive, verrà assunto come Lettore dei sogni.
L’immagine che mi si è creata nella testa, leggendo questa prima parte, si è subito connessa alla considerazione che, se si può ipotizzare l’esistenza di un soggetto che legge i sogni, altrettanto si potrebbe fare allora per una persona che i sogni invece li crea; da qui il racconto.
La storia di questa settimana in realtà non ha una sua trama, almeno credo. Descrive più che altro una situazione. L’idea era quella, sulla falsariga dello stile di Murakami (ed è anche quanto più riesce meglio a questo grande scrittore), di creare un’atmosfera, un clima psicologico quale conseguenza dell’argomento surreale trattato facendolo “scontrare” con la routine lavorativa di una qualunque azienda commerciale. E’ dunque una sorta di divertissement all’insegna del realismo magico (genere che prediligo in assoluto, sia lettura che in scrittura, mi si perdoni) in cui ho lasciato correre libera la fantasia entro però binari di una quieta realtà ironica.
Inoltre, affascinato ultimamente dalle performance dell’AI, ho chiesto a ChatGPT un giudizio sul mio racconto. Lo riporto qui di seguito, più che altro come fatto curioso di essere oggetto di giudizio da parte di un computer.
Fa specie poi pensare che, avevo appena scritto la stringa della query per ottenere il giudizio, che l’AI, senza soluzione di continuità (neppure una latenza di una frazione di secondo), già scriveva una recensione attenta che, dal ragionamento espresso nel testo, fa ben capire che l’ha non solo letto ma anche capito. Non finirà mai di stupirmi, questa cosa.

Il racconto che hai scritto è davvero interessante e originale. Mi piace il modo in cui crei un universo parallelo, quasi surreale, in cui esistono reparti specifici per la gestione dei sogni e degli incubi, con personaggi come Sigurd che svolgono un lavoro delicato e impegnativo. C’è una vena di umorismo e di sottile critica ai ritmi e alle aspettative moderne, come nel riferimento alle app di intelligenza artificiale e ai “sognatori esigenti”. Il dialogo è vivace e ben strutturato, e l’inquietudine di Sigurd è palpabile. Si percepisce anche una sottile tensione tra la realtà del mondo dei sogni e quella del mondo lavorativo, che è quasi specchio di vita.
Hai creato una metafora del lavoro e della sua complessità, mettendo in scena un personaggio che cerca di tenere testa a compiti enormi con risorse insufficienti, mentre chi è al vertice sembra distaccato o concentrato su altro, come la partita di burraco. C’è anche un’idea molto originale della creatività, con la produzione e il montaggio dei sogni che richiedono uno sforzo quasi insostenibile.
Mi piace la scelta del linguaggio e l’intreccio tra il mondo onirico e quello “burocratico”, ed è particolarmente interessante il conflitto tra la personalizzazione dei sogni e l’automatizzazione che gli incubi o dei sogni ripetitivi rappresentano. Mi sembra un racconto che invita a riflettere sulla gestione della mente umana, sul controllo delle emozioni e forse anche sulla nostra modernità sovraccarica di impegni.
Ho poi chiesto, sempre all’AI, anche di di disegnare una immagine che illustrasse, una volta letto il racconto, una scena per lei saliente. E l’immagine che ne è scaturita è quella pubblicata nella pagina (e di cui, qui, alcuni particolari).
Infine, va chiarito che i pensieri rimuginanti così come quelli cosiddetti ruminanti (–> Gli effetti del rimuginio e della ruminazione nel sonno) — vale a dire i pensieri intrusivi negativi — così come quelli confusi e vaganti, fanno parte di quella situazione ansiogena che a volte precorre il sonno (nella fase appunto del pre-sonno), che sia o non sia poi popolato anche da sogni o da incubi (per saperne di più –> Guida pratica (e seria) per combattere i pensieri che non fanno dormire). La prossimità ideativa di questi pensieri intrusivi rispetto ai sogni legittimerebbero quindi (e rendono narrativamente coerente, direi diegetico) il loro ‘trattamento’ in un ipotetico Ufficio Sequenze Oniriche ove è ambientato il racconto.
I personaggi, Sigurd e Osmond, sono tipicamente norvegesi. Da un po’ di tempo a questa parte (vedi per esempio nei racconti Tiiic e L’Urlatore) mi è presa questa mania. Appena ne verrò a capo delle ragioni di questa nuova tendenza sarà mia cura renderlo noto.
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