Il ruolo di centralità nel blogtale lo gioca sicuramente il personaggio (–> per saperne di più sul blogtale –> Cos’è il blogtale?).
È ben difficile immaginare un racconto senza il soggetto che fa l’azione, senza l’attore cui la storia appartiene. Se è importante ciò che il personaggio fa, lo è ancora più e ancora prima ciò che il personaggio è.
Ma lo studio sui personaggi non avviene all’atto dello scrivere ma comincia da lontano, dalla vita reale, quella di tutti i giorni. L’attività di osservazione della gente è infatti una fonte inesauribile di spunti in questo senso.
Nel proprio ambiente di lavoro, in un mercato, per la strada, in coda davanti allo sportello di una banca e in mille altre situazioni si può trovare tutto il materiale che ci serve, favorendo una vasta gamma di dati utili. Potremo così memorizzare come le diverse persone vivono la propria vita nel quotidiano, nei momenti felici e nelle avversità; potremo fissare come si comportano, come si vestono a seconda dell’età del ceto, del lavoro, di quello che gli passa per la testa.
Potremo così accorgerci che ognuno di loro si gestisce in modo diverso, ha un suo ‘catalogo’ di gesti particolare, ma anche di modi di dire, si esprime in un modo che solo a lui appartiene, accompagnandosi da una propria mimica identificativa. E poi ha quel modo particolare di mettere le gambe quando cammina o di torcere il busto o di respirare. Non c’è niente insomma di più vero del vero.
È inutile ‘inventarsi’ un personaggio che non esiste quando ne incontriamo a migliaia nella nostra vita. Poco importa se poi il ‘nostro’ personaggio è un insieme di tre o quattro persone che conosciamo, perché sarà sempre più autentico di chi ci siamo inventati di sana pianta.
Se poi facciamo muovere in un nostro racconto una persona che ben conosciamo (un amico, un collega, un parente) basterà interrogarsi che cosa farebbe o avrebbe fatto in quella determinata situazione e subito ci ‘parlerà’ fornendoci l’atteggiamento giusto e il dialogo corretto.
Anche se l’intreccio è sempre un accomodamento della fabula (come si è visto nell’articolo precedente –> Tramando nella penombra e come si vedrà ancor più nel trattare dei dialoghi) bisogna sempre tener a mente che, se il lettore in forza di quel patto narrativo non scritto che ha stretto con lo scrittore mettendosi a leggere, è disposto a credere che ‘il verosimile sia vero’, è necessario che il verosimile rimanga tale.
Se è pur vero che il verosimile è solo ‘simile al vero’ è dunque ‘non è il vero’, tuttavia non va tradita tale somiglianza. E il sistema migliore per non correre il rischio che questo ‘collegamento’ in qualche modo salti, è avere sempre sotto gli occhi e come guida la realtà. Non bisogna cadere nell’errore di ritenere che la realtà abbia poco o nulla a che fare con la fantasia che permea il racconto. In verità tanto più la fantasia è radicata nella realtà tanto più la suggestione del racconto sarà vincente perché credibile.
Il racconto è un riflesso della realtà, un sua interpretazione, una digressione realistica che però non solo trae origine dalla realtà, ma alla stessa fa continuo riferimento. Nella delicata costruzione del personaggio si può cadere nel tranello di reputarsi ‘più bravi’ di quello che la realtà ci può mostrare ritenendo che in fondo la vita è sempre uguale a se stessa e forse è pure noiosa e dunque va in parte ‘corretta’. Se il personaggio ‘esiste’ nella mia mente, si è portati a pensare, a maggior ragione potrà esistere nella realtà. Se si crede questo è perché si ha una visione superficiale di quello che ci circonda. Chi legge è immerso, come noi, nella ‘sua’ realtà e non potrà che effettuare continui raffronti tra ciò che legge e la propria esperienza di vita, finendo per ‘scartare’ ciò che è incongruo.
Se qualche caratteristica del personaggio non torna, non si allinea alle altre caratteristiche perché non in armonia o in proporzione, il lettore avvertirà la stonatura e l’incongruenza.
Le persone nella vita reale invece ‘non mentono’ per come si presentano, per come reagiscono nella loro assolutezza dell’essere, ma anche nella
relatività del loro ambiente. Ognuno è un micromondo con i propri perché, i propri dubbi, i difetti, le virtù, le speranze che costantemente vengono riversati assieme al proprio vissuto sul modo di comportarsi e di parlare.
Ed è ugualmente sbagliato credere che il personaggio sia quello della televisione o del cinema. Cioè sono sì personaggi, ma non vanno copiati, perché hanno già una propria verosimiglianza che funziona solo se calati nella ‘loro’ storia. Prendere spunto da loro per i nostri racconti è un processo pericoloso perché si va a recidere quel cordone ombelicale di verosimiglianza che giustificava ‘quel’ personaggio.
Preso a prestito e messo a forza in un’altra situazione potrà sembrare artefatto, costruito, non spontaneo, persino una caricatura di se stesso.
Si parla della costruzione di personaggi e della interazione tra loro e con il testo, in questa stessa Sezione di Scrittura creativa, anche alle pagine: Una scheda non si nega a nessuno; Il Personaggio e la Sfera; L’importanza di chiamarlo Ernesto.

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- Una prima riflessione
- Il lettore, questo sconosciuto
- Oralità e scrittura
- Il testo non invecchia
- Quale strumento per la scrittura
- La punteggiatura? Parliamone
- Siamo punti o siamo virgole?
- Virgole, come se piovesse
- Fermate quel punto
- Lingua, lessico e linguaggio
- Se mi venisse in mente…
- Il luogo dell’anima
- Chi ha tempo lo aspetti per tempo
- Per poterla spuntare
- Pronto, chi narra?
- Tramando nella penombra
- Quando l’Autore cerca il Personaggio
- Una scheda non si nega a nessuno
- Il Personaggio e la Sfera
- L’importanza di chiamarlo Ernesto
- Un, due, tre… pronti? Immagina!
- Un ponte sospeso tra le immagini
- L’eco del racconto
- Osservare per scrivere
- Il blocco disfunzionale dello scrittore
- Il valore delle parole
- Quando la scrittura è musica
- Lo spazio negativo tra le parole
- Il pensiero di default
- Il blog e l’orto di parole
- L’effetto movie
- Le uova di capinera
- Il subintreccio
- La cellula creativa
- Meno è meglio
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- Il racconto è in tavola
- I confini tra le parole
- La correzione del testo a blocchi
- La prova del sasso
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- Fantasy o realtà?
- La ritualità nello scrivere
- L’arte dello sviamento del lettore
- L’effetto Stanislavskij
- L’approfondimento tematico
- La trasgressione del correggere
- La Regola del Tre
- Il trattino e la lineetta negli incisi
- Il punto fermo e a capo nei dialoghi diretti
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–> Una scheda non si nega a nessuno


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