
[RIASSUNTO della puntata precedente: Il Prof. Pedersen annuncia al
mondo intero che si verificherà, dieci giorni dopo la conferenza, più
esattamente alle 12.07 del Tempo Coordinato Universale, l'evento
straordinario della compresenza di tutti i centri delle galassie
ricomprese nel Gruppo locale (tra cui vi è come noto la via Lattea) su
un'unica circonferenza elissoide; ciò avrebbe esercitato sulla pianeta
Terra una forza attrattiva anomala dagli effetti non prevedibili.
All'ora X, nell'attesa ansiosa e spasmodica della gente, l'unico
effetto che si registrò fu però l'attrazione delle sole ombre delle
persone e degli oggetti. Ciò lascerà tutti interdetti e sgomenti.
Leggi la puntata precedente --> Ombre incerte (prima parte)
Il fenomeno, diffuso in tutto il mondo, della fuga delle ombre lasciò dapprima sorpresi, poi persino ilari e increduli e infine sgomenti. Ognuno si sentiva deprivato di qualcosa di personale, al pari di una qualsiasi parte del proprio corpo. Quello che sembrava per tutti una cosa inutile, di cui nessuno aveva mai dato la giusta importanza o rilevanza, ora d’un tratto assumeva i connotati di una perdita dolorosa, ingiusta, lacerante. Si verificarono gravi forme di depressione e alcuni sostennero di non sentirsi più gli stessi.
Il Prof. Pedersen, che oramai era assurto a fama internazionale, fu interrogato sugli effetti psicologici di una simile mutilazione, come sempre più veniva chiamata da tutti. Lo convocarono nella Sala delle Cerimonie della capitale, dove tutto sembrava essere iniziato, perché erano molte infatti le domande che soprattutto la gente comune voleva rivolgergli. Il collegamento avvenne a reti unificate in mondo visione.
«Quali effetti ci saranno a lunga scadenza per quello che è successo?» si sentì dire da in fondo alla sala.
Il Prof. Pedersen però non rispose, rimase in silenzio. Tutti si accorsero che era imbarazzato per qualcosa. Pensarono che fosse a causa della persona che aveva formulato la domanda. Oramai era noto che quel giovane, vestito in modo bizzarro, era suo figlio, vista la sorprendente somiglianza. E invece no, non era per quello. Forse era per ciò che suo figlio aveva notato.
Nel mentre tutti si interrogavano su quel mutismo sospetto, una donna alta alta e secca secca, come un lampione d’altri tempi, si alzò scostando rumorosamente la propria sedia. Alzò il braccio ossuto in direzione del Professore e dalla mano quasi scheletrica fece scattare a molla un indice altrettanto puntuto; la donna fece alcuni vani tentativi per poter parlare senza però riuscirci; poi, finalmente, trovò la forza e urlò:
«Ma lui l’ombra ce l’ha!»
Il Prof. Pedersen avvampò. Era vero. Per qualche arcano mistero, a lui del tutto sconosciuto, era l’unico al mondo ad aver conservato l’ombra. Nessun si soffermò sul fatto che ci potesse essere una eccezione a quella regola. Pensarono invece di essere stati presi in giro, che c’era sotto qualcosa e che, con tutta probabilità, la colpa di quanto era accaduto era proprio del Professore che ‘chissà cosa aveva combinato‘; lui e quello strambo del figlio.
I due dovettero abbandonare in fretta e furia la sala per non essere linciati. I presenti, infatti, inveivano furiosi, insultando e minacciando.
Intanto, in tutte le parti del mondo, a seguito della perdita dell’ombra si moltiplicarono episodi di ansia, unitamente a una crescente sensazione di vuoto e disorientamento. Ci fu chi si sentiva in colpa per aver trascurato la propria ombra, chi giurava di averla intravista nascondersi dietro un albero o dietro l’angolo di un edificio, ci fu inoltre chi andava a cercarla compulsivamente mettendo sottosopra i cassetti e gli armadi di casa; per tacere di chi, in modo nostalgico, rispolverava vecchi album polverosi alla ricerca di foto che ritraessero la propria ombra che fu.
Passarono i giorni e la congiunzione astrale ruppe il proprio equilibrio ellissoide e tutti i centri galattici si mossero dall’ideale perimetro in cui si era trovata abbandonando l’anello di influenza nefasta sulla Terra. Ma nessuno se ne accorse perché le menti sembravano ormai offuscate da ottundimento, apatia e passività.
Poi, una mattina, come foglie appassite in autunno, cominciarono a piovere dal cielo svolazzando leggere. Erano le ombre che stavano ritornando sulla Terra.
Tra la gente accorsa di nuovo in strada con le braccia protese al cielo per accogliere le fuggiasche ci furono subito litigi e spintoni perché ognuno accusava il vicino di volersi appropriare della propria ombra: era difficile, infatti, poter capire a chi appartenessero sembrando tutte uguali anche se non lo erano affatto. E poi tutti si chiedevano come avrebbero dovuto fare per riattaccarle visto che le ombre non lo facevano automaticamente. C’era qualche adesivo speciale da usare? Una pomata? Un silicone particolare? E poi questa operazione sarebbe stata indolore oppure no?
A queste e ad altre domande nessuno sapeva rispondere. L’unico che avrebbe potuto farlo, forse, era proprio il Prof. Pedersen di cui si erano perse per sempre le tracce.
Di lui si sentì la mancanza. E pure del figlio strambo.

La noi este o zicală pentru cei nepricepuți: “Degeaba faci umbră pământului, că nu ești bun de nimic”
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Foarte interesant și eficient ca mod de a spune
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Anche la mia ombra è decisa…e tenace😁
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😁…Notte!
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A me l’ombra è la parte angelica di me…unico punto debole…per il resto sono molto strong…ahahah
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Carattere forte?
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Complimenti
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Allora se le ombre sono tornate…forse erano state messe al sicuro per qualche motivo…
Bel pezzo…
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Così le ombre hanno vagato senza padrone sulla terra e le persone hanno smesso di essere interessate alla propria ombra.
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A shadow-less and then a shadow-filled world. And no Wendy to sew the shadow on for Peter. A truly thought-provoking piece. Thank you!
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A proposito, ecco alcune delle canzoni preferite dalla mia ombra.
😁
Il pescatore (Fabrizio De André)
All’ombra dell’ultimo sole
S’era assopito un pescatore
E aveva un solco lungo il viso
Come una specie di sorriso
Signor giudice (Roberto Vecchioni)
L’ombra sul muro non è una ragazza
Però ci fai l’amore per abitudine.
L’ombra della luce (Franco Battiato)
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri
O la vibrante intesa di tutti i sensi in festa
Sono solo l’ombra della luce.
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Bene, allora ti dirò che ho fatto leggere l’ombra del tuo racconto alla mia ombra e lei mi ha detto che senz’ombra di dubbio l’idea di parlare delle ombre è intrigante, ma il finale con il professore che scompare dileguandosi nell’ombra ci lascia all’oscuro di troppe cose. Vabbè, ma sai come sono queste ombre, sempre ombrose e buone solo a criticare.
🤔👎
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E poi adesso sul mercato ci sono quelle un po’ farlocche e sottocosto. Le ombre cinesi.
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L’ombra di cui hai parlato nel racconto in realtà rappresenta la parte di noi oscura?
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Non necessariamente malvagia, ma intima che troppo spesso la gente ignora.
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E’ una interpretazione possibile…
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Eva, la figlia illegittima del Prof. Pedersen, è segretamente cresciuta senza l’ombra di Jung. Lei, Eva stessa, organizza feste sessuali con vino e canti e con antiche opere rappresentate raccontando storie sui giochi di guerra del figlio di Pedersen. I figli della caverna riemergono e ristabiliscono tutte le ombre perdute di Jung e Freud.
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A Eva proprio non avevo pensato…
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Hai una grande immaginazione. Mi ha fatto pensare a Peter Pan. 🙂
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Bella cosa…
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Surreale e ironico. Mi ha ricordato “Le intermittenze della morte”. Complimenti
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Capisco, per il genere, l’accostamento a Saramago. Ma perché proprio “Le intermittenze della morte? Anche se ultimamente, a dire il vero, sto subendo, per l’ennesima volta, il fascino di Murakami
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È proprio a lui, Murakami, e alle sue recenti ombre che leggendoti ho pensato fin dalla scorsa domenica.
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