Olio di serpente

Jed Sparks emerse dall’ombra fitta della foresta, le mani gelate strette nelle tasche della giacca. Aveva cavalcato per ore sotto una pioggia incessante e ora aveva freddo. Quando scorse in lontananza un chiarore tremolante, gli sembrò un segno del destino. Un falò ardeva al riparo di una piccola radura. Accanto, un uomo era seduto con le gambe piegate, intento a staccare brandelli di carne da un coniglio arrostito.
«Posso avvicinarmi?» chiese Jed a voce alta per farsi sentire. Sapeva che avvicinarsi nel buio in quel modo avrebbe potuto innervosire chiunque, anche il più intrepido. L’interlocutore, all’inizio sollevò lo sguardo sorpreso e poi si prese tutto il tempo per metterlo meglio a fuoco. Vide che aveva un cappello a larghe tese e una barba scura che gli disegnava il viso.
«Se hai freddo e fame, siediti in pace. C’è posto accanto al fuoco» disse con voce pacata. Una civetta lanciò il suo stridio dall’alto di un ramo di faggio. Poteva distinguerne lo sguardo luminoso rivolto verso la foresta in cerca di una preda per la notte.
Jed si accostò cauto al bivacco, lasciando che il calore gli mordesse la pelle gelida. Legò il cavallo a un albero e poi si sedette a terra. Prese il pezzo di carne che l’uomo gli porgeva e lo ringraziò.
«Amos Gibbon» si presentò.
«Jed Sparks» rispose l’altro aggiustandosi la tesa del cappello in segno di saluto. Il suo cavallo soffiò alzando e abbassando il muso. Per i suoi gusti era troppo vicino al fuoco.
Per qualche minuto non si sentirono che i crepitii del legno che si contorceva nel falò. Jed addentò il coniglio con avidità. Poi portò istintivamente la mano al collo, massaggiandosi piano.
«Da quando sono caduto da cavallo, settimane fa, non c’è notte che riesca a dormire come si deve.»
Amos alzò un sopracciglio, compiaciuto.
«Allora ti serve proprio questo.»
Prese una piccola boccetta di vetro dalla tasca del gilet e la fece scintillare davanti alla luce delle fiamme.
«Lo chiamo olio di serpente. È un rimedio miracoloso. Guarisce dolori, reumatismi, artrite, persino l’impotenza. Poche gocce e torni nuovo.»
Jed si alzò, con un sorriso trattenuto e stanco. «Peccato che io non abbia un centesimo in tasca.»
«Non mi importa dei tuoi soldi. Non sono tutto nella vita. E poi, bastano poche gocce.» Amos svitò il tappo. «Lascia però che te lo applichi io. So come fare.»
Jed esitò un attimo, ma il calore del fuoco, il sapore della carne e del whiskey che lui stesso a un certo punto della cena aveva tirato fuori da una sacca della sella, bastarono a convincerlo. “Ma sì, cos’ho da perdere, dopotutto? Al massimo non funziona” disse sorridendo.
Amos versò l’unguento denso sui palmi delle mani e massaggiò con vigore il collo di Jed con gesti esperti e sapienti. L’odore era acre, pungente, quasi di un medicinale di altri tempi. «Bisogna che venga assorbito ben bene, fino in fondo» disse, lavorando la pelle con calma.
Quando ebbe finito, tornò al suo posto e alzò il bicchiere di latta in direzione del nuovo amico. «Alla salute.»
Bevettero. Il whiskey bruciò in gola. Dopo un po’ il dolore al collo parve attenuarsi. Jed si strinse nella giacca e sorrise. «Funziona davvero il tuo elisir. Mi sento già meglio adesso. Non ci sarà davvero olio di serpente là dentro, vero?»
«Chissà» rispose Amos misterioso mettendosi a ridere.
Continuarono a bere e a parlare. Jed raccontò dei lavori stagionali, delle lunghe cavalcate tra i boschi del Montana. Amos accennò a viaggi in Texas e Colorado, a carovane di clienti entusiasti del suo rimedio miracoloso, alla ricetta antica ricevuta da una donna Shoshone anni prima, a base di erbe e segreti che non intendeva rivelare.
Il fuoco li univa, il buio li circondava. Per un momento sembrarono due compagni di strada qualunque che godeva della compagnia reciproca.
Poi Jed sbadigliò. Un peso gli calò addosso, improvviso, inarrestabile. Le palpebre gli si fecero di piombo. Provò a dire qualcosa, ma le parole gli morirono in gola.
«Strano… non mi addormento mai così in fretta… Devo essere proprio stanco.»
Si accasciò a terra, il respiro già profondo, il volto rilassato. In pochi secondi già dormiva di sasso.
Amos rimase immobile, a guardarlo. Non era stato l’olio a guarirlo, ma il potente narcotico che aveva spalmato sul suo collo. L’aveva usato molte altre volte, sempre con lo stesso favorevole risultato.
Si alzò silenziosamente. Rimontò la sella sul cavallo di Jed, infilò le cinghie con dovizia e prese il fucile di lui. Poi salì in groppa al suo, trascinandosi dietro il cavallo del suo ospite. Un sorriso beffardo gli increspò le labbra.
“Ci cascano sempre” si disse con un’espressione di mal celata noia.
Spingendo i talloni nei fianchi dell’animale, senza più voltarsi, scomparve nella notte, mentre dietro di lui le fiamme continuavano a scoppiettare sotto la pioggia che ricominciava a cadere.
Se avesse guardato meglio, si sarebbe accorto, però, che Jed, un po’ confuso, si era appena messo a carponi.
Forse, usare la stessa pomata per tanti anni, dopotutto, poteva non essere stata una gran bella idea.

24 pensieri su “Olio di serpente

  1. Mi sembra che il finale sia monco come se tu8 volessi continuare con una nuova puntata. Jed anche se era confuso cosa fa, quando si vede portare via cavallo e fucile?

  2. Certo a volte bisogna fidarsi, ma c’era gente è infida e pericolosa,Jed avrebbe dovuto essere molto più cauto, ma il freddo ,la stanchezza e la fame lo avevano convinto a fidarsi, ma fidarsi è bene, non fidarsi è meglio.Il racconto mi è piaciuto, ma troppo corto e a volte si vorrebbe leggere di più… Grazie e Sereno Pomeriggio, ciao Briciola nel wishy, altro che latte i tuoi racconti sono per chi ha voglia di riflettere.

  3. Bel racconto, anche se lo avrei preferito un pochino più lungo. Tra l’altro mi sembra che nei western gli Amos di solito siano onesti agricoltori, mentre gli Jed spesso sono pistoleri e ladri di cavalli, quindi la tua scelta di scambiare i loro nomi rischia di ingenerare confusione tra Jed il “buono” e Amos il “cattivo”.
    🤔

    Nota a margine: Amos a mani nude massaggia il collo di Jed con la sua pomata narcotica? Ma allora dovrebbe assorbirla anche lui, perciò occorre spiegare che subito dopo si sarà pulito il palmo delle mani.
    🧐

    Ottima invece la spiegazione del breve effetto del narcotico, che ormai vecchio aveva perso di efficacia. Così però Jed si è ripreso troppo presto, e una volta che si sarà ben riscaldato davanti al fuoco potrà inseguire il ladro, e con un po’ di fortuna e una discreta conoscenza del territorio sorprenderà Amos quando questi si fermerà per bivaccare di nuovo.
    🤠

    • Quanto alla lunghezza (dovrei forse scrivere “cortezza” mi sono accorto sul più bello che, a un certo punto, avevo finito le parole. Le ho subito ordinate anche se mi hanno detto che ci vorrà un po’ di tempo per via degli scioperi che i soliti facinorosi si ostinano a fare di venerdì (le proteste, per essere serie, devono essere fatte in giorni diversi dal venerdì e dal lunedì, solo la sinistra sinistrorsa non lo sa).

      Jed mi ha telefonata questa mattina e mi ha detto che dopo che si è riavuto è riuscito a riagguantare Amos accanto al fuoco di un altro bivacco mentre stava massaggiando una fanciulla del west. Questa volta senza unguento. Jed lo ha preso a sberle con la sella del cavallo, ma non tanto perché rivolesse indietro il cavallo stesso e il fucile, quanto piuttosto perché con il nome che si ritrova aveva una reputazione da difendere. Ovviamente si è portata via la fanciulla del west, ancora disorientata.

      Infine la pomata non ha fatto effetto su Amos perché, essendo un uomo che ha sempre le mani in pasta (piacerebbe molto alla destra destrorsa), ha i polpastrelli plasticosi.

          • In quanto alle donne, non le ha molto amate: /

            ha avuto un’ indiana per due o tre puntate. /

            Un giorno il buon Carson gli chiede curioso: /

            “Com’è che un uomo così generoso /

            non fa mai l’amore, piuttosto s’impicca?” /

            Tex guarda lontano, si accende una cicca: /

            “La vita o mio pard riserva sorprese: /

            io amo da sempre Corto Maltese”.

            (Scherzosa poesia di Bruno Agostini, Texofilo al pari mio)
            🤠

            🤠

  4. Non credo di aver capito il finale. La vittima ha avuto una versione meno densa e quindi non è crepata/inerme come al solito?

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