Tourists

«Cosa sei?»
Ranieri era sopra pensiero tanto che non sentì la domanda che gli era stata rivolta; finì così contro il palmo aperto della mano di chi lo stava fermando.
«Eh?» fece lui alzando lo sguardo e realizzando che chi gli stava parlando era un ventenne, i capelli rasati ai lati del cranio e una striscia spessa di capelli al centro della testa. A Ranieri, lì per lì, sembrò che il giovane avesse un criceto appollaiato sul cranio e gli fece ribrezzo.
«T’ho chiesto, cosa sei?» ripeté il ragazzo accentuando il tono sgraziato per aver dovuto ripetere la domanda. Stava masticando a bocca aperta una gomma, mentre a un orecchio brillava al sole del mattino un orecchino da bigiotteria.
«In che senso, scusa? Semmai chi sono…» fece l’uomo cercando di non alterarsi.
«Sei un turista?»
«Certamente no. Sono un residente… abitò lì» rispose seccato per quella richiesta inopportuna e indicando con il mento il portone poco distante. Il ragazzo era davanti a delle transenne che bloccavano trasversalmente tutta la strada. Si trovava in compagnia di altri giovani che sembravano appartenere alla stessa tribù del ragazzo che gli aveva parlato sia per i vestiti addosso, che per i tatuaggi e l’orecchino.
«Allora non puoi passare. I residenti possono transitare su questa strada solo tra le tre e le sette del mattino. È la nuova delibera del Comune a tutela dei turisti…»
Ranieri rimase senza parole. Non sapeva che l’Amministrazione municipale avesse adottato una simile politica. Era una città a vocazione turistica, e poteva anche accettarlo, ma quel divieto era ovviamente un sopruso.
«Non può impedirmi di tornarmene a casa mia.»
«Infatti, non te lo sto impedendo mica…» fece il ragazzo che ora aveva assunto una postura aggressiva, imitata in questo dagli altri due amici, grossi come frigoriferi americani. «Sto solo dicendo che potrai andarci solo stanotte, dopo le tre…»
«Ma scherzi?»
«Adesso scostati va… non vedi che intralci?» disse invitandolo in modo brusco a mettersi da parte. Nel frattempo, nel varco venutosi a creare tra il ragazzo e lui, si infilarono uno dopo l’altro gli appartenenti a una comitiva di villeggianti; erano tutti un po’ grassottelli, alti un metro e cinquanta, carnagione olivastra e un idioma pressoché incomprensibile. Seguivano tutti una bella e alta signora che procedeva svelta con un ombrello in mano, brandito a braccio alzato, come fosse un parafulmine. Ranieri fece appena in tempo a scostarsi perché il gruppo, benché camminasse, avanzava un po’ alla cieca in quanto tutti guardavano il proprio telefonino su cui compariva peraltro la figura della guida che parlava loro attraverso quegli stessi cellulari.
In quel momento, l’occhio di Ranieri cadde sulla vicina piazza del Trecento, ora ingombra di pullman mastodontici, che, con la loro mole, oscuravano in altezza gran parte della Basilica romanica; i pullman, lasciati a motore acceso sotto il sole, partorivano a ondate, in modo incessante, brulicanti gruppi di persone, chiassose e colorate.
Poco lontano, intanto, come materializzatisi dal nulla, questuanti, venditori ambulanti di cianfrusaglie e borseggiatori di ogni tipo venivano incontro ai turisti appena arrivati, proprio come avrebbe fatto un branco di lupi affamati su un gregge indifeso di agnelli. La scena era desolante e inquietava per la sua ineluttabilità.
Ranieri allora si ricordò che lo psicologo, presso cui da tempo era in cura, gli aveva raccomandato che la Sindrome della Falsa Veglia (SFV,) di cui era affetto (a causa della quale faceva a volte fatica a comprendere se fosse sveglio o se stesse invece solo sognando) gli aveva consigliato, in casi simili, di tirare il braccialetto d’elastico che gli aveva dato da tenere al polso sinistro. Se non avesse sentito nulla sarebbe stata la prova che, in realtà, e come sempre accadeva quando viveva quelle situazioni di angoscia, stava ancora dormendo nel suo letto e avrebbe quindi potuto rasserenarsi.
E così fece.
Tirò l’elastico con forza.
E avvertì un dolore breve ma acuto.

 

14 pensieri riguardo “Tourists”

  1. Thank you for this great story which might come true in the near future if there is no change in mass tourism. I have tonsay that I am also a tourist, heading to famous places to see the impressive locations. But I more and more have a bad feeling although I travel individually, try to buy my needs then in the local shops an go into local hotels for overnight stays.if

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  2. non mi si carica il pulsante del Like
    cmq… racconto piuttosto angosciante e distopico… chissà, potrebbe anche essere una deriva: puoi abitare nelle grandi città d’arte a prezzi d’affitto e vendita bassissimi ma sottostando al turismo

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  3. Che racconto intrigante! La tensione tra Ranieri e il giovane è palpabile, e il contesto di una città assediata dal turismo è rappresentato in modo vivido. La “Sindrome della Falsa Veglia” aggiunge un elemento psicologico affascinante, rendendo la narrazione ancora più avvincente. Complimenti per la capacità di catturare l’attenzione del lettore e per la costruzione di una scena così realistica e piena di dettagli

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  4. Wow, what a vivid and thought-provoking scene you’ve shared. Ranieri’s encounter with the young man and the barriers is a powerful metaphor for how we often face obstacles that challenge our understanding of reality. The concept of False Awake Syndrome (SFV) is particularly intriguing—it’s like Ranieri is caught between two worlds, not sure if he’s dreaming or awake.

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    1. You are right. But the story also reports a worsening of the unliveability of art cities by residents overwhelmed by overtourism which seems to be the only objective pursued by the municipal administration to raise cash. The centers of these cities are becoming depopulated because they are no longer on a human scale and are no longer organized for the comfort of those who live there permanently.

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  5. Non capisco come sia possibile ma i tuoi racconti diventano sempre più belli e particolari. Comunque in questo io avrei risposto di essere un turista, perché penso che tutti al mondo stiamo facendo il più grande dei viaggi, che è la nostra vita.
    😉

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