Karl e Martha erano sposati da undici mesi. Lei, capelli castani raccolti alla meglio sulla nuca, le mani sempre strette sulla pancia, era una donna ansiosa e metodica. Lui, invece, era pacato e cercava sempre di rassicurare gli altri, anche quando era incerto sul da farsi.
La gravidanza era alla trentaduesima settimana quando Karl ricevette la convocazione per una trasferta urgente in una sede europea. Avrebbe dovuto restare via per un mese. Martha si agitò: non voleva restare sola in quella grande casa semivuota, con i mobili ancora da sistemare e il silenzio che le pesava sul cuore.
«Vengo anch’io in Europa», disse. «Non mi sento di restare qui senza di te.»
Karl obiettò, parlando del volo, del clima e delle visite mediche da organizzare. Ma alla fine accettò. Avrebbero trovato un medico lì, temporaneamente. Sì, sarebbe andato tutto bene.
Per qualche giorno, andò davvero come sperato. Si trovavano in una piccola città in collina, con un clima mite e gente riservata. Poi, una notte, Martha si svegliò in un lago tiepido. Le contrazioni arrivarono poco dopo.
Mila nacque in ospedale alle cinque del mattino. Pesava due chili e poco più. Le sue mani erano piccole come foglie maltrattate dal vento e il suo viso imbronciato. Martha, stremata, pianse per ore, poi si aggrappò al braccio del marito.
«Dobbiamo battezzarla. Subito. Non voglio che le succeda qualcosa e… che finisca…»
«Nel Limbo?» fece lui, cercando di sorridere. «Martha, dai…»
Ma lei insistette. Era certa che fosse l’unico modo per proteggerla. Karl, pur scettico, iniziò a cercare una chiesa. La religione ufficiale di quel Paese straniero era diversa dalla loro, più rituale che sacramentale. Trovare una chiesa cattolica fu difficile. Alla fine, dopo varie telefonate e una lunga camminata, ne trovarono una in un paesino circondato da piante di noce e campi di colza. Il cielo si era fatto polveroso e il vento rinforzava gelido.
La facciata era anonima, grigia, senza croci visibili. Una porta di legno scolorito e un’unica insegna con una scritta in latino. Ma era aperta. Dentro, odore di cera e pietra umida. Un giovane celebrante, forse sui trent’anni, li accolse con un sorriso discreto. Indossava una tunica color sabbia, senza croce né stola.
«Siete venuti per…?» chiese quello in un inglese con un accento stentato.
«Per lei…» disse Karl indicando la neonata tenuta stretta dalla moglie in una coperta caliginosa. «È urgente».
Il celebrante li fissò a lungo. «Siete proprio sicuri del passo che volete compiere?»
«Sì, certo», disse Martha sospettosa. Karl annuì.
«Va bene. Seguitemi.»
Li condusse attraverso una navata vuota, poi in una cappella laterale. Si fermarono davanti a una fonte battesimale in pietra scura e lucida. Il giovane chiese loro:
«Qui, va bene?»
«Sì… sì, purché si faccia presto», sussurrò Martha, stringendo la figlia come se dovesse volare via.
Il celebrante recitò alcune litanie in latino guardando la volta affrescata sopra alla sua testa, le braccia alzate. Poi fece un gesto ampio e ieratico con le mani e si avvicinò a Martha. «Posso prenderla? Come si chiama?»
«Mila» disse Martha come se gli dispiacesse pronunciare quel nome davanti a un estraneo.
Martha gliela porse con esitazione. Il giovane sollevò la neonata con delicatezza. La osservò per un tempo indefinito. Le sorrise sussurrandole qualcosa all’orecchio. «È pronta», dichiarò dopo un po’ a loro due.
Poi, in un gesto improvviso e fluido, la immerse completamente nella vasca d’acqua buia.
Ma non la tirò su.
Karl si accorse subito che c’era qualcosa che non andava. Si lanciò in avanti, afferrò la piccola per un braccio e la tirò fuori, bagnata, piangente. Con l’altra mano spinse via il celebrante, che cadde all’indietro, senza reagire.
«È impazzito? Che diavolo sta facendo?!» lo apostrofò Karl con lo sguardo acceso.
Il giovane si rialzò lentamente. «Non capisco…», disse con voce calma. «Io credevo…»
«Cosa credeva?» replicò con fare minaccioso, facendo un passo verso il giovane ancora a terra.
«Io faccio parte della Fratellanza della Luce», disse il giovane alzandosi. «Una confraternita di volontari che fornisce sollievo alle famiglie in difficoltà per neonati affetti da gravi malformazioni o non desiderati».
Karl lo fissava, incapace di trovare le parole.
«Anche se non avete fatto una richiesta esplicita era chiaro cosa volevate. Siete venuti nel giorno e nell’ora in cui solo noi operiamo. Ho visto poi sua moglie piangere. La bambina ha inoltre l’aria patita ed è avvolta in uno scialle grigio. Vi ho chiesto persino se foste davvero sicuri di quello che desideravate fare e me ne avete dato conferma. E soprattutto… la prova più evidente: vi siete fermati davanti a questa fonte nera».
Indicò la vasca con l’acqua ancora increspata. «Quella bianca, per i sacramenti, è invece laggiù. Questa è per il riposo eterno. Siete voi stessi che l’avete scelto».
Martha si era accasciata su una panca, si sentiva svuotata, la neonata stretta al petto, il viso annebbiato. «Io… io non volevo tutto questo», mormorò lei.
Karl stava già chiamando un taxi. Uscirono dalla chiesa senza più voltarsi.
Non parlarono più di quanto accaduto, né quel giorno, né in seguito, quando finalmente tornarono a casa e la vita sembrò rimettersi in sesto.
Ma ogni tanto, quando Martha cullava Mila tra le braccia, le sembrava che la figlia la guardasse con espressione di rimprovero. E le chiedesse perché mai quel giorno, in quella chiesa, avesse cercato di farla annegare.

dai, la bambina è sopravvissuta
ma hai scelto un tema importante, il battesimo è un atto importante ed è oggi molto fragile: nega la volontà del ricevente!
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Captivating content
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un momento di gelo quando la bimba è stata immersa….. Fantastica. Riesci a tenere la tensione fino all’ultimo.
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Be’, questo fa accapponare la pelle…
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Mi piacciono sempre i tuoi racconti. Hai una gran bella fantasia, oltre che una bella scrittura. Grazie.
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Faccio faticaa credere a quello che ho letto.
BUON Tutto.
Quarc
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Fratellanza della luce? Direi tutto l’opposto. Certo che Martha con la sua ansietà ha rischiato di annegare MIla.
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Questa mi ha procurato un brivido!!
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Fraintendimenti. Sicuri che siano davvero tali?
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A cosa avevi pensato, invece?
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Quali siano i nostri profondi desideri spesso non lo sappiamo. Magari la moglie in quello stato depressivo che spesso ahimè colpisce le novelle madri sperava in una soluzione radicale o magari voleva punire il marito per averla trascinata a partorire un paese tanto lontano e ostile. Che loro abbiano acconsentito senza se e senza ma ad una cerimonia con una fonte battesimale nera e un battesimo celebrato da un mezzo pivello lascia aperta la storia ad ogni interpretazione
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Sì, in effetti. E’ però anche il racconto che è costruito in questo modo, che nelle short stories si può fare (e che a me piace molto fare)
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Ero lì, tra una parola e l’altra, ad aspettare il colpo di scena…et voilà!
Nonostante tutto, mi sorprendi sempre 😁
Buona domenica 💙💋
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🤗
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Eine Mutter verwünscht, opfert ihre Kinder nicht.
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Per un attimo ho temuto che l’anima della bimba fosse stata offerta al demone di qualche oscuro culto. Ma alla fine se l’è cavata, anche se dovrebbe chiamarsi Miracle e non Mila, perché uscire vivi da un tuo racconto è veramente un miracolo.
😉😁😂
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Esagerato
😂
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Importante è che Mila abbia superato il pericolo😃
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Nella religione cattolica il battesimo lo può impartire chiunque. Non occorre né celebrante né chiesa. Non lo sapevano i due?
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E’ parzialmente vero quello che dici.
Un laico può battezzare in luogo di un sacerdote solo in caso di necessità, vale a dire di pericolo di vita del battezzando, e solo se non si può ricorrere a un sacerdote. Questa ipotesi non ricorre in alcun modo nella storia in quanto era convinzione dei due coniugi che il sacerdote era stato trovato visto che la chiesa reperita era cristiano-cattolica.
E poi non è davvero questo il punto saliente del racconto.
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Your writing has a way of making even the most complex topics accessible and engaging. I’m constantly impressed by your ability to distill complicated concepts into easy-to-understand language.
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Thank you. That’s a really nice compliment, and I really appreciate it.
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Un racconto con diversi spunti di riflessione; anche se il nucleo sta in ciò che si definisce “fratellanza”
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