Un posto migliore

Per andare a lavorare ci doveva passare per forza. C’era il ponte che lo portava lì; l’altro era diversi chilometri più a valle. Le strisce pedonali poi erano ineludibili come la banchina in mezzo alla strada. E la banchina sarebbe stata come tutte le altre se non fossero stati quei fiori, le sciarpe della squadra del cuore e i bigliettini che sventolavano ad ogni passaggio di macchina. ‘Sarai per sempre il nostro Angelo’ ‘Il tuo sorriso è rimasto tra noi’ ‘Il Paradiso ora è un posto migliore con te’. Cose così. Il viale era ampio e non c’era modo di arrivare dall’altra parte in un’unica soluzione. Ti ritrovavi ad aspettare che il semaforo ridiventasse verde proprio su quella banchina lì, mentre l’occhio si fermava a leggere i biglietti anche se non volevi.
«Lei sa chi è morto qui, in questo indicente stradale?» chiese un giorno a una signora che gli era accanto. La donna non sembrava meravigliata dalla domanda, forse lei stessa se l’era fatta più volte. Da quel giorno cominciò a chiedere in giro per saperne di più. Forse se avesse conosciuto meglio la storia ne sarebbe stato meno ossessionato. Ma si accorse ben presto che riceveva solo risposte inesatte, vaghe, fumose. Durante una settimana di ferie decise di appostarsi per vedere chi fosse che portava i fiori: erano sempre freschi qualcuno doveva cambiarli di frequente. Si sedette sulla panchina dirimpetto e attese. Il pomeriggio del quarto giorno vide spuntare dalla via traversa una ragazza su vent’anni, capelli lunghi, jeans e maglietta, con delle fresie in mano. Le si avvicinò.
«Ciao» le disse.
«Ciao».
Lui era un po’ imbarazzato, ma quello era il momento giusto per sapere. In fondo era lì per quello: «È qualcuno che conosci?»
«Si certo…» fece lei legando i fiori al pilone con lo scotch che si era portata da casa. Poi vedendo che l’uomo la stava fissando: «Il mio cane è morto qui, investito da una moto. Gli ero molto affezionato. È successo di venerdì. Mia madre è una fiorista, così il venerdì gli porto sempre dei fiori».
«Ma allora questi biglietti, la sciarpa della squadra di calcio…?» fece lui incredulo.
«La gente è strana… io ho cominciato a mettere i fiori e subito tutti hanno creduto fosse morto qualcuno. Oppure si confondono e scambiano questo un incrocio con un altro… del resto sono tutti uguali».
La ragazza si fermò ancora per qualche minuto. Lesse qualche bigliettino, sorrise e se ne andò.