Riscatto

Nella sala ampia la sua voce risuonava come quella di Zeus dall’alto dell’Olimpo. Sbraitava, gli occhi rossi, le vene gonfie sul collo. L’impiegato dietro allo sportello prendeva a male parole la fila che si snodava lunga ed imperterrita davanti a lui. Tutti avevano delle carte in mano o delle buste voluminose o dei bollettini. Ma i moduli erano stati compilati male, i documenti non erano quelli giusti, i bollettini erano incompleti. Nessuno osava controbattere e ciascuna di quelle persone si rivolgeva all’impiegato con calma, rassegnazione e con un’aria da vittima sacrificale.
Poi il brusio indistinto della fila e il vociare imperioso dell’impiegato si interruppero. Era appena entrato dal grande portone, in fondo alla sala, un bambino che trascinava per un braccio un orsacchiotto. Stettero tutti a guardarlo mentre sfilava sulla destra. I suoi passetti risuonavano nell’eco dello stanzone disadorno. Arrivato al bancone, messosi in punta di piedi, il piccolo, con un’espressione seria e compunta, allungò all’uomo l’orsacchiotto:
«Quando sono arrabbiato parlo un po’ con lui e poi mi calmo.»
L’uomo, da dietro gli occhiali sdraiati sul naso, fissò il bambino come se stentasse a riconoscere che lo fosse. Raccolse l’orsacchiotto di peluche, lo tastò come se avesse dovuto contenere qualcosa di misterioso e quindi lo lanciò in mezzo alla sala, con stizza, ricominciando a inveire con un signore grigio di capelli che lo fissava.
Il bambino non si scompose: fece la strada a ritroso e se ne andò.
Ma non trascorsero che pochi attimi quando fece capolino nella stessa sala una ragazzina. Non era vestita bene, però il suo sorriso le illuminava il volto. Anche questa volta gli astanti si zittirono per seguirla mentre procedeva spedita verso l’impiegato.
«Tenga» gli sospirò radiosa consegnando dei cioccolatini. «Io quando sono disperata me li mangio uno dopo l’altro e poi il mondo mi sembra migliore.»
L’impiegato era stupito. Non capiva, non riusciva a mettere a fuoco. Non ebbe il coraggio questa volta, di fronte a quel sorriso disarmante, di gettare i cioccolatini a far compagnia all’orsacchiotto; li scostò solo da un lato.
La ragazzina ritornò sui suoi passi che già l’uomo aveva preso a parlare in maniera concitata anche se il suo tono appariva meno esasperato e il volume della voce più contenuto.
Di lì a poco entrarono, nello stesso modo sommesso, prima un bambino alto alto che sciorinò sul bancone, già ingombro di carte, le sue figurine di Harry Potter, poi uno molto piccolo che, caracollando, alzò il suo biberon ancora caldo di latte che il primo della fila gli prese dalle mani per posarlo innanzi a sé.
L’impiegato si era fatto pallido in volto; nei suoi occhi si era spenta la luce maligna che sembrava abitarli e il sorriso di scherno si era disteso sulle labbra. Quando poi ricevette da una bambina dai lineamenti orientali un’orchidea viola screziata di giallo, due grosse lacrime gli appannarono lo sguardo. All’inizio pianse sommessamente, quindi sempre più forte, finché non fu un pianto irrefrenabile, rotto da singhiozzi che gli scuotevano le spalle.
Ad uno ad uno la fila si sciolse. Se ne andarono tutti, quasi in punta di piedi. Ben presto non rimase nessuno in quella sala triste: solo l’impiegato che ancora piangeva.

14 pensieri su “Riscatto

  1. Buon giorno briciola…bello come sempre ciò che leggo da te.
    Mha…più sotto leggo rivolto a te: “amico mio”…non avevo capito nulla…sei un Briciolo e non una briciola…che figura!…vabbhè…scusata che sono l’ultima arrivata!
    Dadi il clown

  2. Grazie per il tuo commento. E’ proprio triste sapere che una cosa così facile come chiedere scusa possa rappresentare una barriera invalicabile tra persone che si vogliono bene. Buona giornata a te….

  3. Ti rispondo su solidarietà e carità: La prima, Garzanti alla mano è vincolo di assistenza reciproca nel bisogno che unisce degli individui tra loro. La seconda, disposizione naturale a compatire e ad aiutare attivamente chi ne ha bisogno; atto concreto di misericordia; elemosina. Non è la stessa cosa, in realtà. Nella solidarietà c’è compartecipazione, nella carità no. Considera anche che il primo significato di carità è la virtù per la quale si ama Dio sopra ogni cosa e il prossimo per amore di Dio. Non il prossimo per il prossimo, cioè, ma perché Dio lo vuole o eprché comunque una buona azione ferso il prossimo è una buona azione agli occhi di Dio. Napo (interrompente precisante). Mi piacciono le tue favole, ma devo leggere ancora un poco.

  4. _Si, ma…e la mia raccomandata?_ si chiese uno di quelli che si era beccato tutta la fila ed era finalmente arrivato a sole due persone dall’agognato sportello…
    Ciao

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