La luna nel pozzo

Il ragazzo si fermò davanti al portone dondolandosi ora su un piede ora sull’altro. Si asciugò un paio di volte il palmo della mano sui jeans, quindi suonò il campanello. Passarono alcuni secondi interminabili, poi una ragazza mora, un viso dolce e sincero, aprì:
«E tu che ci fai qua?!?» gli chiese seccamente.
«Non fare così, Claudia, fammi spiegare.»
«Non c’è proprio nulla da spiegare, parlano già da soli i fatti. Credevo fossi una persona speciale e invece sei come tutti gli altri.»
«Almeno ascolta quello che ho da dirti… ti prego…»
Il volto della ragazza si era fatto teso: guardava di lato per non incrociare gli occhi del suo interlocutore. Si muoveva a scatti e le braccia incrociate sul petto non facevano presagire nulla di buono.
«Pensa che ti ho portato anche la luna piena, questa sera» fece lui abbozzando un sorriso.
Claudia si girò verso di lui con un’espressione gelida.
«Ho fatto una fatica incredibile a trovarla…» insistette il giovane fiducioso «ho cercato dappertutto e poi l’ho trovata lontano da qui, dentro ad un pozzo.»
Gli occhi della ragazza si erano fatti sottili:
«Ecco, vedi come sei?» sibilò lei arrabbiata. «Riesci a suonare falso anche quando vorresti fare il romantico.»
E rientrò in casa sbattendo la porta.
«Controlla pure sul calendario…» fece lui alzando la voce per farsi sentire. «Vedrai che oggi è luna nuova… e non plenilunio.»
Il ragazzo rimase fermo ad aspettare ancora un po’, come se non volesse capacitarsi che lei se ne fosse andata in quel modo. Poi alzò le spalle e, nell’allontanarsi, schioccò le dita. E la luna sparì.

Le fresie e le rose bianche

Il ragazzo era fermo, titubante, davanti al fioraio. Poi si asciugò i palmi delle mani sui jeans ed entrò.
«Vorrei dei fiori» mormorò sottovoce.
La ragazza lo squadrò con gli occhi chiari:
«Ha già in mente qualcosa?»
Il ragazzo, se solo avesse potuto, sarebbe a quel punto scappato, ma ormai era troppo tardi. Si voltò indietro, verso la vetrina, su cui sembrava specchiarsi l’intera piazza.
«Ha già in mente qualcosa?» ripeté la ragazza attorcigliandosi un nastro azzurro attorno all’indice.
«No… no…» balbettò lui guardandosi in giro con l’occhio vuoto.
«Per chi sono i fiori? Per sua madre? Per una signora?»
«Per una persona speciale» rispose pronto.
«Che età ha questa persona speciale? Se posso chiederlo.»
Il ragazzo divenne rosso; per darsi un tono diede impercettibili pugnetti sul bancone reso profumato da fiori recisi.
«Non saprei» fece lui misterioso «la sua età, più o meno.»
«Bene» assentì la ragazza « ho delle bellissime fresie fresche.»
Uscì da dietro il banco con passo morbido accostandosi ad una composizione di fresie rosa pallido debordanti da un vaso fondo. «Poi?»
«A lei cosa piacerebbero? Mi consigli, per favore» supplicò il ragazzo in un sospiro.
«A me?» domandò lei sorpresa «beh, ad essere sincera, mi piacciono molto queste roselline bianche. Sono delicate e tenere. Un fiore che non ti aspetti.»
«Va bene, prendo anche quelle. E senta… ha per caso un biglietto da accompagnare al mazzo di fiori?»
Lei glielo allungò con dolcezza. Con pochi rapidi movimenti la confezione prese forma e lui la pagò.
«Mi scusi» fece ad un certo punto la ragazza indicando il telefono che stava squillando nel retrobottega dove sparì dietro ad un sorriso. «Sì, sono Giulia» si sentì dire da dietro «sì, sì, venga pure, il bouquet è gia pronto.» Quando poi tornò nel negozio il ragazzo non c’era più.
«Ehi, ma si è dimenticato dei fiori!» disse a voce alta lei schiudendo appena le labbra. Ma i fiori non erano posati sul banco. Erano dentro ad un bellissimo vaso di ceramica dalle trasparenze bianche, su cui pendeva un biglietto che recava scritto, con grafia incerta, ‘alla mia persona speciale’.