Un suono lungo e due corti

 

Un suono lungo e due corti. Suonava così la sua vicina. E quella era la terza volta che tornava. La vecchia signora Pina doveva sentirsi proprio sola. Da quando l’unico nipote ingegnere si era trasferito al nord le giornate erano divenute insopportabili e ogni scusa era buona per andare a fare due chiacchiere sul pianerottolo. Prima era stata la mancanza di latte e poi lo zuccheriera rimasta inaspettatamente vuota, ed ora? Matilda sapeva che era difficile resistere alla simpatia di nonna Pina, anche perché oltretutto non veniva mai a mani vuote. Si trattasse di una fetta di torta di mele o di biscotti o del suo speciale semifreddo al mascarpone, a varcare la soglia di quella casa era sempre con qualche sua prelibatezza in mano accompagnata da un smagliante sorriso. Il tutto, in fondo, in cambio solo di pochi minuti di cortesia. E Matilda, ci sarebbe stata anche volentieri con lei, ma quelle rare volte che rimaneva in casa era unicamente perché doveva sbrigare il lavoro e la scadenza con l’editore, da ultimo, si era fatta pressante e non ammetteva più deroghe.
«Cosa ha dimenticato questa volta?» chiese sorridendo Matilda nell’aprire la porta. Ma la porta si aprì con un spintone così forte che la donna volò all’indietro sul tappeto finendo contro la poltrona. Sulla soglia apparve un ragazzo magro, una peluria leggera che gli sporcava il mento e un piercing all’angolo della bocca. Entrò come un conquistatore roteando la mazza da baseball che scaricò sul telefono e sulla consolle all’entrata facendoli andare in mille pezzi. Poi, con rapidi e piccoli passi, fu subito a ridosso di Matilda sul cui viso terrorizzato puntò la mazza:
«Dammi tutto quello che hai in casa, puttana, o ti spezzo le gambe.»