Più veloce della luce

Quando si svegliò si prese uno spavento terribile. Davanti a sé aveva un mostro raccapricciante che lo guardava con malvagio interesse. Un incubo rosso che apriva e chiudeva la bocca enorme. Prendere e scappare fu tutt’uno. Si meravigliò della sua pronta capacità di reazione di fronte al pericolo. Sapeva che fosse riuscito a mettere quanto più spazio era possibile tra lui e quella cosa orribile che lo inseguiva forse sarebbe riuscito a scamparla. Corse e corse. Dopo un quarto d’ora pensò che doveva finalmente averlo seminato se non altro per il fatto di non essere stato raggiunto. Senza fermarsi, si girò indietro per averne la conferma, ma si sentì mancare quando lo vide appena dietro a lui, silenzioso ed implacabile. Doveva essere velocissimo, pensò. Raddoppiò le sue forze e scappò più disperatamente di prima procedendo persino a zig zag per confondere l’avversario. Il cuore stava per scoppiargli in petto. Si voltò ancora e ancora: il suo nemico però era sempre lì.
Nel frattempo il padrone di casa, Osvaldo, afferrò l’ampia boccia di vetro dove nuotava tranquillo il suo grosso pesce rosso.
«Vieni… che è l’ora della pappa. Ho un mangime nuovo che devi proprio assaggiare».
Il criceto non ce la faceva più a correre sulla sua ruota che stava andando così veloce da minacciare di svitarsi dall’asse. A un certo punto avvertì che le forze lo stavano abbandonando. Decise che non gli restava altro che combattere il suo avversario da vero criceto. Scese dalla ruota e affrontò il suo incubo. Chiuse gli occhi per non vedere il momento in cui sarebbe stato divorato. Ma dopo un po’, accorgendosi che non stava succedendo nulla, li riaprì. Prima uno, poi l’altro. La belva gigantesca era sparita. Ebbe un sospiro di sollievo.
«Sono riuscito a far perdere le mie tracce» si disse cercando di riprendere fiato. «Sono sempre io il migliore».