Il barattolo

 

L’uomo era molto anziano, la camicia azzurrino pallido abbottonata fin sotto il collo debordava da un lembo dei pantaloni; sembrava incedere mettendo avanti solo il piede destro, ma non era così. Tra le mani, scostata dal corpo, teneva stretta un’arbanella di vetro, a tenuta stagna, completamente vuota. La teneva come una reliquia, badando bene a dove metteva i piedi. La gente che lo vedeva passare, normalmente indifferente, lo osservava curiosa. Forse era quel suo modo bizzarro di muoversi o quello che portava.
«Cos’hai lì, nonno?» gli chiese un uomo prendendo una profonda boccata di fumo dalla sua sigaretta.
L’uomo anziano non rispose, continuando la sua strada per mettersi al sicuro sul marciapiede. Un bambino strattonò la madre costringendola a fermarsi, imitata da una signora con le borse della spesa e da un giornalaio uscito dalla sua edicola.
«Cos’ha tra le mani?» gli ripeté imperioso un vigilante di banca con le mani sul cinturone.
«Quand’ero giovane…» fece il vecchio inumidendosi le labbra «proprio in questo punto, c’erano ancora dei prati. E soprattutto c’era un silenzio meraviglioso. Si poteva sentire il vento tra gli alberi, la cinciallegra cantare e i bambini ridere mentre giocavano a rincorrersi». Alcune parole dell’uomo erano state cancellate dal rombo di una grossa moto che faceva la gimkana tra le macchine e da una guida turistica che, poco distante, con un megafono alla bocca stava spiegando a una comitiva annoiata l’importanza storica di una lapide illeggibile.
«Sì va be’…» fece il bambino liberatosi dalla stretta della mamma. «Ma nel vasetto che c’è?».
«C’è il silenzio di allora» fece il vecchio. «L’ho messo qui dentro, sotto vuoto, perché sapevo che non sarebbe durato». Gli astanti lo guardarono stralunati. «È una mia ricetta, sapete?» insistette. La gente a quel punto scoppiò fragorosamente a ridere, alcuni scuotendo la testa presero ad andarsene. Ma il vecchio non aggiunse altro e aprì l’arbanella. Fu come un’ondata di mille carezze, una brezza gentile, tiepida, inebriante. La donna con il megafono si azzittì e anche la gente tutt’attorno smise di parlare. Il tram non sferragliò più e le vetture nel traffico caotico di quell’ora annegarono in un sommesso fruscio. In un attimo il silenzio si posò su ogni cosa, sui tetti, sull’asfalto ardente, sulle persone distratte, come una coperta sottile e trasparente.
«Ah… era questo allora, il silenzio…» sospirò una ragazza con dei libri in mano. Comparvero sorrisi, si rilassarono i volti; due innamorati si baciarono.
Ma durò poco, un jumbo 747 preceduto da un assordante frastuono aveva preso ad abbassarsi sulle loro teste per rollare sulla pista. E tutto tornò come prima.