In cammino

Il cammino glielo rifaccio io: vedrà che poi tira che è una meraviglia.»
Pino, il muratore, mi guardava in piedi, con furbesca esperienza, in perenne competizione nervosa con il tempo tiranno. Stava parlando con me, ma stava sicuramente già pensando a qualche altro lavoro che, altrove, avrebbe dovuto iniziare o completare.
«Il suo cammino è tutto rovesciato» insisteva lui facendo ballare l’occhio color del mogano «là dove è largo va ristretto e là dove è stretto va allargato, poi ci si mette una doppia cappa, il commignolo ai quattro venti e pshhhhiuuu… il fumo va tutto fuori.» Queste rapide parole furono sottolineate dal gesto della mano tenuta di traverso mentre l’altra ci passava sotto.
Effettivamente, dopo aver sventrato mezzo muro, il camino era lì, a far bella mostra di sé. Non c’era più traccia di stagnazione di fumo, la fiamma si alzava orgogliosa tra gli alari senza consumare una esagerazione di legna e c’era un dolcissimo tepore tutto attorno nonostante non fosse il periodo. Insomma: era stato raggiunto il sapiente equilibrio dei costruttori contadini in barba all’ingegneria e alla termodinamica applicata.
Poi un pomeriggio incontrai Pino appena fuori dal cancello di casa. Aveva la ritrosia delle persone semplici, per cui solo su mia esplicita richiesta, finì con il mostrarmi il conto che aveva da qualche giorno in tasca, preparato sul retro dello scontrino del supermercato.
«Qui c’è scritto ‘mano d’opera per un cammino’…» feci io con tono neutro peccando di superbia «lei è sicuro che ‘camino’ si scriva con due ‘m’, Pino?».
«Certo. Lo dice la parola stessa: il fumo della legna va su per la cappa, s’incammina per il cammino e, pshhhhiuuu, se ne esce dal commignolo ai quattro venti» e ripeté il gesto per farsi meglio capire e che già conoscevo.
«Ah già…» feci io già pentito di aver toccato quell’argomento «mi confondo sempre con cammello che ha un ‘m’ sola.»
«Eh sì!» fece lui convinto «perché il camello ha una gobba sola» alzando un dito, ricordo di un gesto forse della sua maestra.
«Ma quello non è il dromedario?»
«No, il drommedario ne ha due.»