Un tranquillo dopopranzo

 

La signora Teresa, divenuta all’improvviso pallida si alzò di scatto dalla poltrona, compatibilmente con la sua ottuagenaria età, uscì in giardino.
“Signor Adelmo! Signor Adelmo!” urlò.
“Mi dica signora Teresa, in cosa posso esserle d’aiuto?” rispose un uomo brizzolato sporgendosi dal balcone: era un po’ panciuto, ma il sorriso era gioviale da far simpatia.
“Lo vuole mettere dentro si o no il suo uccellaccio?”
“M-ma, ma cosa dice signora Teresa!?!” il sorriso di Adelmo si frantumò in una gelida espressione da ebete.
In un attimo, passanti, vicini e semplici curiosi si materializzarono dal nulla assiepandosi lungo il basso steccato della proprietà dell’anziana signora.
“La deve smettere di molestarmi dove crede di essere…?” lo sguardo della donna era ora spiritato e il suo indice indagatore disegnava nell’aria tanti piccoli otto.
“Ma io veramente…” fece quello portandosi le mani all’altezza dell’inguine onde sincerarsi che non vi fossero state fuoriuscite non esattamente programmate.
“Senza contare di quando lo tira fuori e comincia ad accarezzarlo…” proseguì Teresa alzando il sopracciglio “… è una vergogna, un’indecenza!”
“Sììììì, un’indecenza” fece uno del pubblico facendosi coraggio per la presenza di altre persone “un’oscenità da pervertiti, è ora di finirla!”
“Io non mi permetterei mai, signora, glielo assicuro…” fece Adelmo che nel frattempo era diventato paonazzo per quella inaspettata e incresciosa situazione.
“Inoltre, non riesco più a dormire” insistette Teresa con veemenza decisa ad andare fino in fondo “perché, quando ci provo, mi viene in mente proprio lei che gioca con il suo uccello per cui io mi agito: non ho più vent’anni… mi impressiona sa?”
“Gìàààààà! Ci gioca pure il signorino…” fece un donnone di rimando che aveva preso a brandire all’indirizzo di Adelmo una lunga baguette, manco gliela volesse tirare in testa “… e lei poverina si agita… ma si capisce, ha proprio ragione! Brutto porco, tutti porci vuoi uomini! Pensate sempre ad una cosa sola!” e sottolineò la frase assestando una gomitata alla milza di un signore che aveva avuto il torto di esserle rimasta troppo vicino.
“Sua moglie, sia benedetta l’anima sua, se fosse ancora viva…” incalzò l’anziana donna “non le avrebbe permesso, mai e poi mai, di approfittarsi così di una povera signora.”
“E’ vero, sempre ad approfittarsi dei più deboli! Fascista, guerrafondaio, stracciavangeli…” fece un signore distinto che nessuno aveva notato prima.
A questo punto Adelmo, forse per autodifesa, aveva assunto l’a-plomb di una mummia egiziana surgelata. Taceva, con lo sguardo perso nel vuoto. Non si scompose neppure quando fu raggiunto da una buccia di banana tiratagli da un ragazzino in bicicletta che, pur non avendo seguito la scena, aveva deciso che, a quel punto, ci stava proprio bene.
Sfogatasi Teresa tornò in casa.
“Cos’è successo nonna? Ho sentito vociare là fuori” fece la nipote arrivando dalla cucina.
“Oh niente, cara: ho deciso di dirgliene finalmente quattro al nostro caro vicino!”
“E lui come l’ha presa?”
“L’ho visto un po’ impacciato, sulle sue, ma penso che abbia capito.”
“Sì, nonna, hai fatto proprio bene: non se ne può proprio più con quel canarino che cinguetta tutto il giorno. Almeno Adelmo facesse lo sforzo di ritirare la gabbietta in casa nel primo pomeriggio. Così potresti fare la pennichella in pace”