Uova fresche

Di prima mattina ero andato da Nello a tagliare la siepe. Nonostante gli ottant’anni e un braccio al collo per una distorsione avevo fatto fatica a convincerlo a farsi aiutare. Entrai nella cucina spoglia, essenziale, dove una stufa antica macinava calore e profumo di legna bruciata: ‘Svaldi, da un lato, era seduto sul tavolaccio, con i gomiti inchiodati sul pianale e le mani a nascondere il viso, quasi non mi saluta.
«Ehi, che fai?» gli domandai per smuovere il tempo che sembrava incespicare. Non mi rispose: era arrabbiato, aveva voglia di piangere, ma si tratteneva.
«Ogni mattina la stessa storia» mi fece Nello alzando gli occhi al cielo. «La Mariolina mi fa delle uova grosse così, con due tuorli enormi e lui fa tutte quelle scene». Mentre parlava indossò con pochi gesti bruschi gli stivali consunti: la pioggia della notte aveva lasciato fango dappertutto e sembrava voler ricominciare a scrosciare. In verità speravo in una buona tazza di caffè, magari con qualche biscotto alle castagne di quelli che fa lui, ma non disse altro e uscì brandendo il forbicione da siepe, lasciandomi lì come se non fossi venuto apposta. Stavo per seguirlo quando nel vedere ‘Svaldi, così imbronciato e scontroso, mi si strinse il cuore. Mi avvicinai:
«Guarda che tuo nonno ha ragione! Sono uova freschissime, ti fanno bene, ti fanno crescere…» ‘Svaldi fece con forza di no con la testa come un cagnolino avrebbe potuto fare per scrollarsi l’acqua dal pelo. Stetti a guardarlo. «È forse che non ti piace l’uovo sbattuto?» insistetti. Poi scorgendo dalla finestra Nello che aveva preso a sforbiciare con una mano sola aiutandosi con il mento, decisi di andare da lui. Anche perché la conversazione con il bambino era a un punto morto. Ero sulla porta finestra quando ‘Svaldi mugugnò:
«Mi fa schifo!»
«Come dici?» gli chiesi girandomi.
«A te piacerebbe mangiare qualcosa che esce dal sedere di un animale?»

Punta Moreno

Stavamo finendo di cenare quando ‘Gi ci raccontò di quella notte in cui, quando ancora era comandante della Stazione dei Carabinieri di Pievani, gli arrivò la telefonata della signorina Matilde di anni settantatré.
“Maresciallo corra, corra, ci sono delle persone malintenzionate sotto casa mia, io ho una paura del diavolo, non vorrei che entrassero in casa e chissà poi cosa mi fanno…”“Ma non le fanno niente, signorina, non si preoccupi, sono per giunta le tre di notte, magari sono venuti solo a prendere un po’ di fresco, è una calda notte estiva questa e lì, a punta Moreno, c’è sempre un bel venticello. Del resto cosa stanno facendo esattamente??”
“Stanno parlando ad alta voce, ridono, scherzano e bevono birra… secondo me, si stanno ubriacando per prendere coraggio per poi salire da me. Io ho paura, lo sa, vivo da sola…”
“Ma no signorina, mi creda, non c’è proprio nulla da temere, non si preoccupi, vedrà che fra un po’ se ne vanno!”
“Va bene Maresciallo se lo dice lei…”
Passano dieci minuti e la signorina Matilde richiama.
“Maresciallo presto venga subito, quei ragazzi fanno dei rumori terribili, magari si stanno preparando a buttare giù la porta e se vengono su… magari abusano di me.”
“Ma che stanno facendo esattamente, signorina?”
“Stanno facendo a gara a chi fa il rutto più grosso…, sono richiami virili, li riconosco sa, cosa crede?!?”
“Si capisco, signorina, è increscioso, ma vedrà che quando si sono stufati se ne andranno, non mi faccia venire sin lì, sono le tre e un quarto del mattino! Non corre nessun pericolo! Glielo assicuro. Non chiami più. Per cortesia.”
“Va bene Maresciallo se lo dice lei…”
Trascorrono altri dieci minuti e nella caserma di ‘Gi il telefono squilla di nuovo.
“COSA C’E’ ANCORA… SIGNORINA!?!” – abbaiò  ‘Gi oramai furioso.
“No Maresciallo, sono Mannino, il figlio del macellaio, mi scusi se la disturbo a quest’ora…”
“Oh…che è successo appuntato?”
“Mi trovavo con degli amici a punta Moreno… ci… ci eravamo messi a prendere un po’ di fresco quando, all’improvviso, da una casa è uscita una donna anziana, tutta nuda, che ha cominciato a urlare: ‘prendete me, prendete me, ma non pisciate sulle mie galline’. Si figuri che noi siamo scoppiati a ridere fino a sganasciarci, roba da non riuscire neppure a stare in piedi…”
“E allora?”
“E allora la signora si è arrabbiata come non ho mai visto nessuno arrabbiarsi così, ci ha prima insultati a morte, dicendo che eravamo dei froci buoni a nulla, e poi si è messa a prendere a vangate la mia macchina che, siccome non aveva il freno a mano tirato, è finita giù nella vigna. Non è che verrebbe con la jeep ad aiutarmi a tirarla fuori di lì?”