Finis Terrae

Era oramai un mese che camminava. Aveva visitato posti splendidi, assistito a spettacoli della natura indimenticabili, conosciuto persone davvero interessanti.
Adesso era il terzo giorno che stava scendendo verso valle. Si era fatta notte quando s’imbatté in un signore corpulento che gli sbarrava il cammino.
«Si fermi, non può andare oltre!»
A Robby non risultavano proprietà private in quella zona. Anzi, ci doveva essere un’immensa prateria per giorni e giorni. Qualcosa non quadrava.
«E perché?» seppe solo dire lui con quell’umiltà che spesso accompagna chi gira il mondo.
L’omone, che lo sovrastava di un buon mezzo metro, non rispondeva; guardava fisso davanti a sé con gli occhi regolati sull’infinito. Dietro di lui c’era un portone enorme in legno, molto robusto. Notò anche un muro a destra e a sinistra. Sì, il passaggio era decisamente bloccato.
«Non ho capito perché non posso passare, me lo può spiegare per cortesia?»
L’uomo corpulento continuò a guardare davanti a sé, impassibile. Dopo un po’, forse perché la presenza di quello strano tipo davanti a sé cominciava a dargli fastidio, disse:
«C’è il DPCM!»
«Il DPCM? Quale DPCM?»
L’omone capì subito di aver fatto un errore a iniziare quella conversazione e se ne pentì. Ma si sentì in dovere di proseguirla.
«Era su Internet… e anche su tutti i giornali; ne hanno parlato persino in TV e alla radio.»
«Sono in giro da parecchio tempo e non avuto modo di informarmi… che è successo?»
L’uomo corpulento si rassegnò. Solo dando le dovute spiegazioni se lo sarebbe tolto dai piedi.
«È uscito un DPCM che ha sancito che la Terra è piatta.»
«COSAAAA?»
I due per la prima volta si guardarono negli occhi. L’uomo corpulento si accorse che il tipo davanti a sé li aveva di un blu intenso. Se ne sentì turbato anche se non ce n’era ragione.
«Ha capito benissimo…» fece l’omone spostando il peso del corpo da un piede all’altro: la terra sotto di lui scricchiolò. «Per decisione governativa, da una settimana a questa parte, la Terra non è più sferica, ma piatta. E io sono un Guardiano. Oltre quella porta c’è l’Ignoto; forse altre terre, forse del mare, ma molto più probabilmente solo l’Estremo Bordo da cui si cade, dopo aver rimbalzato sul carapace della Testuggine che tiene in equilibrio la Terra, direttamente nell’infinito Universo sottostante. Io non so altro e non sono abilitato a saperlo. Sono solo un Guardiano.»
«Ma se volessi passare?»
«Certo, lo può fare, ma mi deve firmare una liberatoria in triplice copia da cui risulti essere stato correttamente informato, con parole a lei chiare e possibilmente nella sua lingua, circa i rischi cui va incontro» si era messo l’omone a recitare in modo ormai loquace ma monocorde «e affinché le siano note le modalità e le alternative di scelta, nonché le conseguenze di un eventuale rifiuto a firmare la liberatoria. Il Transito è vivamente sconsigliato dalla Scienza oggi ufficialmente accreditata. Nel caso improbabile che dovesse sopravvivere alla caduta dall’Estremo Bordo, le è fatto carico di contattare, entro giorni tre da oggi, il Sistema Nazionale di Segnalazione. Ah, dimenticavo… dovrà pagare il CUT, ovviamente.»
«Il CUT…» disse Robby accorgendosi che non aveva usato l’espressione interrogativa.
«Sì, il Contributo Unificato di Transito. E per pochi euro in più le posso vendere anche il PUS cioè il Paracadute Ufficiale di Stato. Se mi cade dal Bordo almeno ha un paracadute.»
«Ma se cado nell’infinito Universo sottostante che me ne faccio di un paracadute? Morirei comunque nello spazio aperto…»
«Non ci avevo pensato… non so rispondere a questa obiezione, il Corso via Teams che ho seguito non affrontava questo argomento. Sono solo un Guardiano. Se vuole, può chiamare l’help desk per saperne di più sul punto, ma non le garantisco una risposta prima delle prossime ventiquattrore.»
«No, mi dia piuttosto le carte che le firmo. Voglio andare di là, subito. Questi sono i soldi per il CUT, ma il paracadute non lo voglio …»
Di lì a poco, assolta la burocrazia e ottenuto il red pass, il Guardiano aprì il portone che, nonostante la mole, si aprì agevolmente.
«Lei lo sa che tutta questa storia della Terra piatta è una fesseria, vero?» chiese Robby volgendosi verso l’uomo corpulento. Il Guardiano aveva ripreso la sua fissità e non rispose.
Robby allora si concentrò davanti a sé. Si era fatto particolarmente buio e gli dispiacque che la torcia fosse scarica. Alzò lo sguardo verso il cielo e scorse la costellazione dell’Orsa Maggiore: gli parve rassicurante. Oltrepassò in modo deciso il Portone. Dopo poco, nella notte, si sentì un urlo straziante come di chi stava cadendo rovinosamente.
Il Guardiano sembrò ridestarsi.
«Ah, mi sono dimenticato di avvertirla di stare attento» disse il Guardiano sporgendosi un poco verso la direzione dell’urlo. «Stanno facendo degli scavi per posare la pipeline della fibra superottica e c’è un’enorme buca da qualche parte.».
Poi, visto che nessuno gli rispondeva, fece spallucce e, ritornando sui suoi passi, chiuse il Portone dietro di sé.

17 pensieri su “Finis Terrae

  1. Birbo Bicirossa – Ciao, voglio avvisarti che proseguendo troverai due blog di pessima satira e dubbio umorismo. Un consiglio, non seguirmi credendo che contraccambierò, perché di solito non lo faccio. 😁🤪😉
    Birbo Bicirossa il scrive:

    Due anni fa ti avrei detto che… oggi invece… vabbè, ci siamo capiti.
    😂

  2. pura maria garcia – valencia – Soy una adicta al SIGNIFICADO de la voz escrita y hablada, a la PALABRA, a sus matices, a las formas irisadas que toma cuando, en el pensamiento, late y propícia una idea o una emoción, una pequeña luz sobre la que ahondar en la realidad y el sentimiento.
    pura maria garcia il scrive:

    Precioso!

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