Lavori in casa

camera-da-letto-casa-modernaDamiano, il capo muratore, era un uomo sulla cinquantina, spalle grosse e mani forti. Preferiva lavorare, a testa bassa, senza mai fermarsi, neppure per la pausa pranzo; se non fosse che a casa avrebbe dovuto poi rendere conto alla moglie di quanto fosse stato buono quello che gli aveva preparato nella vaschetta di plastica che gli passava al mattino, poco prima di uscire, stampandogli un bacio sulla guancia. Lo preferiva di gran lunga piuttosto che mettersi a parlare. La sua timidezza e la sua scolarità, inceppatasi sulla quinta elementare, costituivano due grossi macigni sulla sua testa: lo sapeva bene. Anche se, per ironia della sorte, la vita aveva finito per metterlo a capo di una squadra di abili artigiani, cosicché le parole finivano sempre per essere molte più dei muri da buttar giù o da tirar su. No, non ci sapeva  proprio fare con la gente: soprattutto quando i clienti erano donne così procaci e seducenti come la signora Paget.
Aveva bussato più volte alla cabina-spogliatoio dove la signora gli aveva detto che poteva trovarla; aveva sentito, subito dopo, un ‘entri, entri’ festoso che lo aveva in parte rassicurato.
«Mi scusi, signora» fece lui non appena si fermò sulla soglia con la mano sulla maniglia pronto a richiudere la porta. «Mi spiace proprio disturbarla… L’architetto mi ha detto che la ristrutturazione non l’aveva seguita lei…»
La donna, non curante della presenza dei muratori e soprattutto di Damiano, si stava truccando al tavolino. Era mezza discinta e i pochi indumenti che aveva addosso mettevano ancora più in risalto le sue forme generose. Paget non si comportava così per sfrontatezza od ostentazione, almeno così sembrava, ma per una naturale sottovalutazione del suo esplosivo sex appeal; non era una reale malizia, dunque, quanto piuttosto una superficiale quanto imperdonabile ingenuità.
«Come dice, scusi?» disse lei passando delicatamente il rimmel su una ciglia e facendo una strana smorfia allo specchio.
«Dicevo per i lavori… quelli di dieci anni fa… non li ha fatti con muratori suoi…»
«Ah, quelli? No, certo che no…» fece un sorriso allo specchio che glielo restituì. «Se ne occupò il vecchio proprietario che divise con me la sua casa per vendermela. Era così contento che avessi accettato, che si offrì di fare tutto lui, povero vecchiettino mio… mi mancherà molto. Pensi che Geraldino era così felice che fossi diventata in tutti questi anni la sua vicina che, alla sua morte, mi ha donato quel che rimaneva delle sue stanze. È per questo che voglio abbattere il muro divisorio: per allargarmi.»
La donna prese a spalmarsi voluttuosamente sul corpo una crema profumata. Aveva cominciato dal seno debordante e quel pover’uomo di Damiano non ne poteva più. Non sapeva più dove guardare, imbarazzato.
«Perché me lo chiede?» fece lei dopo qualche istante visto che il muratore non parlava. E quando si girò verso di lui, si accorse che aveva un oggetto in mano. «E quello cos’è?» chiese strizzando gli occhi chiari e miopi.
Damiano si schiarì più volte la voce. Poi disse: «questo si trovava nella sua camera da letto… dietro allo specchio a muro. È una cinepresa, signora. Temo che l’ex proprietario la riprendesse a sua insaputa… Abbiamo anche trovato una costosa attrezzatura e molti adesivi… uhmm… di siti porno.»
La donna si girò di nuovo verso Damiano. Il suo sorriso luminoso le si era spento all’improvviso sulle labbra. Si alzò di scatto facendo cadere lo sgabello. Si avvicinò rapida al muratore, che, spaventato, aveva intanto fatto due passi indietro all’interno nella camera da letto; la signora gli strappò dalle mani la cinepresa e, nel fare questo, la corta e stretta vestaglia le si aprì sul davanti. Non aveva indosso nulla. L’uomo non riuscì a chiudere gli occhi e rimase a bocca aperta.
«Co-come una cinepresa?» domandò pallida.
Ritornò con la memoria agli accordi con Geraldino. Aveva tanto insistito a farli lui tutti i lavori di divisione dell’immobile, accondiscendendo a ogni richiesta della donna di variazione. Quella casa, aveva detto lui, da quando era morta la moglie e i figli erano andati a risiedere all’estero, era diventata troppo grande e troppo piena di ricordi. Si sarebbe ritagliato appena due stanze e il resto lo avrebbe venduto a lei dopo averlo ristrutturato.
Da vicino è ancora più bella‘. Pensò Damiano mentre la vedeva rigirarsi tra le dita affusolate la cinepresa come se cercasse un bottone per trasformarla in qualcos’altro.
«Non ci posso credere…» sbottò lei alterata, voltandosi verso il punto da dove era stato rimosso lo specchio a muro. Si vedevano, attraverso la breccia che era stata praticata dai muratori, le due stanze del vecchietto.
«Oddio!» fece poi all’improvviso indicando un punto della casa. «Si era offerto di mettere anche lo specchio grande nel bagno…»

22 pensieri su “Lavori in casa

  1. mai fidarsi dei vecchietti troppo generosi come le forme della signora Paget.
    Così oltre alla camera da letto aveva visibilità sul bagno.
    Quel vecchietto se la spassava con quella vista

  2. E anche noi lettori siamo rimasti soddisfatti dal racconto, perché invece di farci scoprire un macabro scheletro murato nell’intercapedine tra due muri, ci hai presentato una signora bene in carne e soprattutto generosa delle sue grazie!
    😅

    • Nell’immediato avevo finito gli scheletri (mi hanno portato via gli armadi); ne ho però prontamente ordinato degli altri. Siccome sono tutti made in china, nel frattempo ho pensato a qualcosa di ameno e dilettevole 😵

  3. Oh beh, in fondo la procace signora può ritenersi soddisfatta di quanto ha ottenuto dal grato Geraldino. Certo però che se avesse saputo della telecamera avrebbe potuto fingere più convintamente, ma d’altra parte sarebbe forse parsa meno spontanea!
    😊

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