Kria

«Mi sono davvero meravigliato che tu sia andato in Islanda» dissi accomodandomi su una poltrona del suo “laboratorio”.
Browser era pensoso e non sembrava aver ascoltato la mia domanda. Dondolava sulla sua poltrona megapresidenziale, come la chiamava lui, davanti al monitor spento da un numero spropositato di pollici.
«Sì, hai ragione, fa troppo freddo…» rispose guardando fuori dalla finestra «ma la società di bandiera islandese IceFisk, per la quale ho fatto alcuni layout azzeccati, mi ha offerto come benefit una viaggio di dieci giorni in quella terra… e mi pareva francamente brutto non accettare…»
«Ho capito… e com’è andata?» Browser si voltò verso di me con i suoi occhi acquosi. Mi pareva più rallentato del solito.
«Direi bene…» fece dopo un po’ «se non fosse…»
«Se non fosse?» incalzai.
«Se non fosse che quando mi trovavo nella penisola di Reykjanes, nel sudovest dell’Isola, stavo provando il drone…»
«Ti sei portato il tuo sofisticato drone in Islanda?»
«Sì… ma era tutto smontato, l’ho riassemblato in albergo…»
«Non ci posso credere…»
«Che c’è di strano?»
«Nulla nulla, continua…»
«Stavo provando il mio drone, dicevo, quando per un fortissimo e improvviso colpo di vento è caduto in un prato.»
«E allora?» gli feci dopo aver giudicato che la pausa di silenzio fosse eccessiva. Browser era capace infatti di non proseguire affatto il discorso appena iniziato entrando in un loop di reverie infinito per poi magari “svegliarsi” una mezz’ora dopo.
«E allora faccio per attraversare il campo per riprendermelo quando mi sono scontrato con uno sfollagente. Era tenuto così fermo all’altezza del mio torace che sono rimbalzato.»
«Un manganello?»
«Sì di un poliziotto islandese. Accanto a lui sembravo un nano e io sono alto 1.85 e peso quasi 100 chili. Insomma, un orso polare in piedi. Anche la faccia era da orso polare, per la verità.»
«E come mai ti ha fermato?»
«Mi ha spiegato, con gentilezza e sottovoce, in un inglese pure fluente, che, come indicato nel cartello poco distante, stavano nidificando nel prato le Krie, le sterne artiche, straprotette in Islanda, per cui, camminando nell’erba, avrei potuto calpestare le uova.»
«E quindi?»
«Gli ho fatto presente che avevo il mio drone professionale da 3 telecamere a 4K da 10.000 dollari da recuperare…»
«E lui?»
«E lui mi ha detto, sempre gentilmente e sempre sottovoce, che se ne rendeva perfettamente conto ma che era spiacente che proprio per questo motivo mi doveva fare una multa salata per poi confiscare il drone. Non si poteva usarlo, insomma, e pressoché in tutta l’Islanda…»
«E non ti eri informato prima…»
«Come si può pensare a una cosa simile?» mi chiese allargando le sue enormi braccia.
«E poi cosa è successo?»
«È successo che mi ha detto che il drone sarebbe rimasto lì fino a quando il cittadino Gunnar Olafsson, con una macchina dal braccio telescopico apposito, non l’avesse prelevato. Ci voleva una settimana. Ovviamente poi il drone sarebbe stato mandato alla rottamazione…»
«Ma non è possibile. E tu?»
«Ho cominciato ad alterarmi… ma non è stata una buona idea perché l’Orso polare ha fatto una faccia non più gentilissima, che pareva volesse inghiottirmi in un solo boccone. Così mi sono lasciato far la multa e me ne sono andato via senza fiatare.»
«E hai lasciato il drone lì?»
«Scherzi? Sono tornato dopo alcune ore, ma il poliziotto era ancora lì. Sono ritornato durante la notte, a meno 15° e il poliziotto non c’era, ma in sua vece ho trovato appostato una sorta di Armaduk con denti da caimano, un siberian husky poliziotto, che, partorito dal buio, si è messo a ringhiarmi contro…  È andata avanti così per alcuni giorni, senza che potessi riprendermi il drone.»
«E come ne sei uscito?»
«Mi sono documentato su google. Mi sono cosparso il viso e le mani di grasso di foca. Il cane quando mi ha fiutato, mi ha lasciato subito perdere. Non so se per ribrezzo o perché odoravo di qualcosa che abbassava le sue difese.»
«Insomma è finita bene…»
«Direi di sì, se non fosse…»
«Oddio, cos’altro è successo?»
In quel mentre un uccello spiccò il volo all’interno del laboratorio facendo cabrate rapidissime sopra le nostre teste.
«Devi sapere…» mi disse calmo e mettendo le mani a cuspide davanti a sé, come se fosse in un talk-show, «che, una volta portato a casa il drone, ho trovato incastrato nel vano porta batteria un uovo. Non ho avuto cuore di buttarlo. Allora ho costruito una incubatrice ed è nata dopo due settimane una sterna artica. Ora crede che io sia la sua mamma e non vuole più andarsene via.»

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hat_gy

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16 pensieri su “Kria

  1. Buongiorno…capita che se in vacanza non ci si sta rilassati e sdraiati …ti accolli le incombenze…Ahahah…bisogna essere furbi anche per riposare…bel pezzo..particolareggiato e preciso alla tua maniera…CIAO

  2. Ahi ahi ahi… quella povera sterna crede che Browser sia la sua mamma, ed essendo stata allevata in casa avrà perso la capacità di migrare e vivere in natura. Inoltre avrà bisogno di avere un compagno o una compagna, e Browser, che è l’unico responsabile del benessere psicofisico dell’animale, deve provvedere. Vabbè dai, digli che in cambio di 10mila euro in BitCoin gli risolvo il problema mandandogli un altro uovo, magari di razza Kinder.

    😊

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