Il Lupo

Era ormai da diversi mesi che si era sepolto vivo in quella casupola fatiscente. Ed era così sperduta nel Supramonte che neppure lui a volte si ricordava dove fosse finito. E così si sorprese molto di veder sulla ripida stradina bianca qualcuno che si avvicinava in bicicletta. Non era una via di passaggio, quella: quel qualcuno stava venendo su proprio da lui.
Andò a prendere la preziosa carabina, regalo degli amici fidati per rendere più sicura la sua latitanza. Si appostò schiacciandosi tra una buca nel terreno e un grosso ramo di quercia che lo rendeva invisibile, soprattutto a chi veniva dal basso e aveva il sole negli occhi. Guardò con il teleobiettivo: era un ragazzino. Saliva l’erta in modo agile e senza troppa fatica. Controllò meglio. Ma sì, era Nastasi, il figlio di Bibinu, il suo amico di infanzia. Cosa poteva mai volere da lui?
Appoggiò il fucile e scese verso la stradina. Saltò fuori all’improvviso da un cespuglio di mirto parandosi davanti alla bicicletta. Bloccò così repentinamente la ruota anteriore che la bicicletta scartò di lato e il ragazzino cadde nella polvere.
«Ti ha seguito qualcuno?» chiese lui rabbioso.
«No zi’ Frantziscu, no, sono stato attento…»
«Sei sicuro?» fece ancora lui sovrastandolo e guardando verso valle. L’aria fredda della montagna gli precipitò in gola e gli diede la sferzata di vitalità del filu ‘e ferru.
«Sicurissimo, potessi non vedere più mia madre» rispose il ragazzino che, ancora in terra, baciò più volte gli indici disposti a croce.
«Non dire stupidaggini…» fece Frantziscu alzando di peso Nastasi. «Si può sapere cosa vuoi? È pericoloso che tu sia qui…»
«Mi ha mandato Bibinu… mi ha detto di dirti che il Lupo, morto è…»
«Ma cosa dici? Non può essere…» chiese lui che non riusciva a credere a quello che aveva appena sentito.
«Sicuro, morto è.»
«E come?»
«Un incidente stradale, a ieri sera, sulla strada per Cala Luna. Una moto ha sbandato e lo ha spinto sugli scogli. Sul colpo morì.»
Frantziscu rimase impietrito. Non riusciva più a muoversi, né a pensare. Forse farfugliò un “grazie”, perché il ragazzino dopo un po’ tirò su la bicicletta e lentamente riprese la strada di casa.
No, non ci poteva credere: l’uomo che gli aveva dato la caccia per anni, che lo aveva fatto sbattere in galera, che lo aveva malmenato giurandogli vendetta… era morto. La sua prigionia, quel suo sentirsi braccato come un animale da preda, quel suo vivere di stenti erano incapsulati per sempre in un periodo maledetto improvvisamente finito.
Tornò alla baracca e si sedette. Dalla finestrella scheggiata di pietra, il cielo si rabbuiava di pioggia. Poi si buttò sul pagliericcio. Tutta la stanchezza e l’angoscia di quegli anni gli montarono alla gola per soffocarlo. Si mise a piangere, disperatamente, tanto farlo sussultare nella branda. Passò dalla dormiveglia al sonno come cadendo da un burrone. Alle prime ore dell’alba si svegliò. Era ora di tornare a casa.

Quando finalmente arrivò, c’erano tutti i suoi amici ad aspettarlo. La moglie e i figli avevano preparato una tavolata apparecchiata con ogni bendidio. Mangiarono, bevvero e scherzarono che sembravano tutti tornati ragazzi. Lui ogni tanto continuava a chiedere se fosse vero. Poi smise quando lesse finalmente il trafiletto sul giornale; pian piano scoprì di poter ricominciare a pensare al futuro.
A notte inoltrata gli amici se ne andarono. Abbracciò a lungo la moglie e la baciò.
«Vieni…» gli disse lei prendendolo per mano e indicando la camera da letto.
«Arrivo subito…» rispose. Andò in bagno. Si guardò allo specchio. La barba era lunga, incolta, i capelli ispidi. Avrebbe avuto bisogno di un buon bagno e di rimettersi a posto. Si lavò la faccia a lungo, come per svegliarsi da un sogno. Si guardò di nuovo allo specchio. Ma non c’era più la sua immagine riflessa. C’era quella del Lupo. Deturpato dall’incidente e rifinito dalla morte.
«Ricordati..» gli disse guardandolo dritto negli occhi «che con te non ho ancora finito.»

17 pensieri su “Il Lupo

  1. il mio tributo alla bellezza – Trentino – Sono nata fra le montagne trentine. La montagna, i boschi e la gente che ci vive e lavora, negli anni mi hanno insegnato alcune cose e fra queste vi è anche la consapevolezza che non si è mai abbastanza pronti, che non se ne sa mai abbastanza; mi hanno anche resa estremamente curiosa e trovo che anche questo sia un bel regalo. Camminando nei boschi e lungo i sentieri ho capito che essere umili non significa essere servi, tutt'altro. In buona sostanza io sono una che sa di avere ancora e sempre molto da imparare e in tal senso non mi stanco mai di cercare. Penso di essere fortunata a vivere in luoghi tanto belli e per certi versi e in alcuni casi, ancora puri; senza nulla togliere a tutti gli altri posti meravigliosi di questo mondo. La montagna ed i boschi sono i miei maestri eccellenti; l'insegnamento che regalano è come un grande atto d'amore e io, di mio, contraccambio di cuore. In questi posti ho molto da camminare, da capire; vorrei che questo blog fosse uno strumento per tenere conto del viaggio e nel contempo, condividerlo. :) Buona lettura a chi avrà la pazienza di seguirmi.
    il mio tributo alla bellezza il scrive:

    Avvincente. Molto bello! 🙂

  2. Oli-e-Benessere – Ciao! Mi chiamo Cinzia, ho 44 anni, da circa 7 conosco gli oli essenziali della doTerra e li utilizzo per stare meglio fisicamente ed emotivamente. Fino ad oggi li ho usati solo su me stessa e sulle persone a me vicine (...ed anche sui miei gatti), scoprendone i molteplici benefici. Adesso mi piacerebbe poter aiutare chiunque voglia scoprire come utilizzare i doni della natura, per avere un valido supporto in tutti quei piccoli problemi di salute che molti di noi hanno. Ovviamente gli oli non sostituiscono l'aiuto medico quando necessario. Vi invito a leggere i miei post e a farmi delle domande, se ne avete. sarà un piacere aiutarvi!
    Oli-e-Benessere il scrive:

    Racconto molto bello… e molto vero… spesso siamo noi i nostri veri nemici… e siamo noi, con le nostre paure, ad impedirci di vivere, anche quando i problemi esterni sono spariti… grazie per la condivisione! 🙂

  3. fulvialuna1 – Cammino sempre a due metri da terra, la mia testa vive tra nuvole e venti, tra leggende e figure mitologiche, tra storia e arte....Come dice mio fratello, dovrei vivere in una torre, sulla montagna più alta del mondo; dovrei vivere tra libri, pennelli, tele, colori, stoffe.... Amo le alte vette, ma non disdegno il resto della natura, amo gli animali e il cuore me lo ha rubato un lupo. Amo tantissimo gli uomini che per me sono un mondo incredibile, ma le donne sono la mia forza,; non posso vivere senza bambini e senza le storie che raccontano gli anziani. Amo cucinare, cucire, dipingere, leggere, scrivere diari, scrivere su foglietti che viaggiano nella mia casa come avessero le gambe; mi piace il cinema, il calcio, le moto. Mi piace occuparmi della mia casa e del mio giardino...ma non sono Biancaneve e nemmeno Cenerentola, sono Paola, che per una serie di incredibili storie posso essere anche Penelope e anche Fulvialuna. Il mio sogno più grande è la pace nel mondo, questo mondo in cui cammino sempre a due metri da terra, ma quando ci appoggio i piedi resto ben salda ed è difficile spostarmi, tanto che il mio motto è "...il posto che mi piace si chiama mondo..."
    fulvialuna1 il scrive:

    Nel buio dell’anima le paure restano…

  4. inchiostronoir – Sono un autore esordiente, questo blog è nato per parlare del mio primo romanzo "Il Maestro dei morti", ma anche di tutto quello che mi piace. Buona lettura!
    inchiostronoir il scrive:

    Nel folclore popolare, si diventa licantropo dove essere stato morso da uno di loro. Questo “Lupo” ha morso il protagonista, rovinandogli la vita. Ma esiste ancora attraverso questo doloroso passato che ha segnato l’uomo per sempre… il Lupo non è ancora morto in lui.
    Bel racconto, Briciola!

  5. Birbo Bicirossa – Ciao, voglio avvisarti che proseguendo troverai due blog di pessima satira e dubbio umorismo. Un consiglio, non seguirmi credendo che contraccambierò, perché di solito non lo faccio. 😁🤪😉
    Birbo Bicirossa il scrive:

    In effetti può essere un vero trauma che una così bella nemicizia termini tanto bruscamente.
    Ma poi la vita prosegue, e dopo qualche rapina in banca e un paio di estorsioni passa tutto.

    🙂

  6. Il vero nemico di ognuno è il proprio io…penso che molti cercano un capro espiatorio per non vedere i propri reali difetti…come in questo pezzo dove sparito il nemico rimane la sua traccia…nello specchio…ahahah

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