Come grissini

«Ma non lo senti anche tu?» sbottò improvvisamente la moglie.
«Cosa dovrei sentire?» chiese lui dopo un po’ di incertezza ma senza distogliere lo sguardo dal monitor del computer.
«Questo… cos’altro?» fece lei allargando le braccia.
Arturo si voltò a guardarla con pazienza. Erano trent’anni che era sposato con quella donna, ma doveva convenire che più passava il tempo e meno la capiva.
«Questo, cos’altro, COSA?» scandì bene le parole lui.
«Questo crunch-crunch…»
Arturo non aveva nessuna intenzione di approfondire l’argomento e si tuffò a rileggere per la quarta volta la stessa riga.
«Ho letto che i tondini di acciaio…» seguitò la donna come se il marito le avesse chiesto invece spiegazioni «…sai quelli che si usano in edilizia per armare il cemento…»
«So bene a cosa servono i tondini di acciaio… cara…»
«Ah sì? Ah bene… dicevo… che ho letto che i tondini di acciaio sono aggrediti da microrganismi opportunisti, prodotti dalla stessa umidità del calcestruzzo, che pian piano se li divorano come grissini …»
«Come grissini…» ripeté Arturo meccanicamente «…perché i microrganismi fanno crunch-crunch…»
«Certo!» fece lei alzandosi dalla poltrona come se un granchio l’avesse appena morsa sul sedere.
«Il rumore delle loro mandibole si sente distintamente in ogni stanza della casa e poi nel bagno, dove la tramezza è più sottile, addirittura è assordante…»
«Se è una tramezza, cara, non può essere fatta di cemento armato…» obbiettò lui.
«Cosa ne vuoi sapere tu che nella vita hai sempre e solo fatto il farmacista… vieni dietro a me piuttosto e sentirai con le tue stesse orecchie.»
L’uomo sapeva che non sarebbe stato lasciato in pace. Mise a malincuore in stand-by il computer e ciabattando la seguì.
I due si ritrovarono poco dopo con l’orecchio appiccicato alle piastrelle del muro perimetrale e i piedi al di qua della vasca; l’equilibrio era precario ma la postura necessaria.
«Non sento niente…» se ne uscì lui seccato.
«Shhhh» fece lei azzittendolo. «Ecco… ecco…» e mosse in ogni direzione l’indice ossuto.
«Sentito?… E adesso perché ridi?!?» gli chiese indispettita.
«Perché sento la vicina che sta facendo pipì…»
«Sei il solito porco…» gli disse assestandogli una sberla sul braccio «Non si può mai fare un discorso serio con te… vedrai… te ne accorgerai quando ti cascherà il tetto sulla testa.»
Lui avrebbe voluto farle notare che non c’erano tondini di acciaio a reggere il tetto ma decise di trincerarsi dietro a un definitivo:
«Sì, cara, come vuoi tu.»

La moglie si trovava in cucina e ogni tanto interrompeva il lavaggio dei piatti per guardare innanzi a sé: sembrava vedesse sfrecciare davanti al naso qualcosa che seguiva con gli occhi.
«Cos’hai? Ancora con il tuo crunch-crunch?» domandò il marito che la osservava da dietro le spalle.
«Come dici?»
«Ancora fissata con il tuo crunch-crunch
«Macché… non si sentono più…»
«Ah no? Ti eri sbagliata?»
«Ma che dici? È segno piuttosto che si sono mangiati tutto l’acciaio disponibile. Temo che la casa stia su ormai solo per inerzia… Quando entrambi saremo morti, orribilmente schiacciati dalle macerie, ti rinfaccerò il tuo scetticismo!»
«Ne sono sicuro… ma allora che cos’hai, adesso?»
«Come, non lo vedi?»
«COSA non vedo?»
«Le onde elettromagnetiche. Sono come lame argentee sottilissime e caldissime che sfrecciano dappertutto… Ci stanno friggendo il cervello…»
«Friggendo il cervello…» ripeté lui «…e tu vedi le onde elettromagnetiche…»
«Sì, sono dovunque… tutta colpa di questi maledetti telefonini e degli uaierles…»
«E se mi mettessi il cappello, quello pesante da montagna?» chiese lui.
«Scherza, scherza… A te il cervello mi sa che te l’hanno fritto già da un bel po’…»
«Sì, certo cara, come vuoi tu.»

14 pensieri su “Come grissini

  1. fulvialuna1 – Cammino sempre a due metri da terra, la mia testa vive tra nuvole e venti, tra leggende e figure mitologiche, tra storia e arte....Come dice mio fratello, dovrei vivere in una torre, sulla montagna più alta del mondo; dovrei vivere tra libri, pennelli, tele, colori, stoffe.... Amo le alte vette, ma non disdegno il resto della natura, amo gli animali e il cuore me lo ha rubato un lupo. Amo tantissimo gli uomini che per me sono un mondo incredibile, ma le donne sono la mia forza,; non posso vivere senza bambini e senza le storie che raccontano gli anziani. Amo cucinare, cucire, dipingere, leggere, scrivere diari, scrivere su foglietti che viaggiano nella mia casa come avessero le gambe; mi piace il cinema, il calcio, le moto. Mi piace occuparmi della mia casa e del mio giardino...ma non sono Biancaneve e nemmeno Cenerentola, sono Paola, che per una serie di incredibili storie posso essere anche Penelope e anche Fulvialuna. Il mio sogno più grande è la pace nel mondo, questo mondo in cui cammino sempre a due metri da terra, ma quando ci appoggio i piedi resto ben salda ed è difficile spostarmi, tanto che il mio motto è "...il posto che mi piace si chiama mondo..."
    fulvialuna1 il scrive:

    Chissà…forse vede davvero ciò che il marito non prende in considerazione…lei.

  2. Birbo Bicirossa – Sono un bambino che si rifiuta di crescere e viaggio nel Tempo e nello spazio, dove vivo avventure che poi i grandi non credono mica quando le racconto. Perché quelli da dieci anni in su ci fanno presto a diventare strani, eh? Beh ... questo è quello che mi succede, e se non ci credete pazienza, eh?
    Birbo Bicirossa il scrive:

    Povera donna, sicuramente ci sarà un buco vuoto in lei che niente riesce a riempire… sicuramente non il marito … beh, magari potrei provarci io, a farla ragionare intendo: voglio dire che è inutile preoccuparsi per queste inezie, quando il vero pericolo sono le scie chimiche!

    🙂

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