Il racconto creepypasta: Pandora

scheletriTutto cominciò con il cane del dott. Merrymore: una femmina di dobermann di due anni, dal passo felpato e dallo sguardo lucido. Sì, lo ricordo bene, iniziò proprio da lei. Mi ricordo anche del cielo: era vuoto perché la luna era nuova e la sua faccia scura si confondeva con la profondità della notte che sembrava averla ingoiata; di solito le stelle la fanno da padrone in nottate così, giusto per acquietare la claustrofobia del buio opprimente. Ma non in quella notte: il buio era assoluto.

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50 pensieri su “Il racconto creepypasta: Pandora

  1. Il cielo era vuoto …la luna era nuova…uao…che descrizione sublime.
    Cmq ho la soluzione: non ci riuscivo a stare senza le cose chiare e tanto ho pensato che ho capito come sono andate le cose: la donna è morta per lo stress dovuto all’attesa del cambio ufficio a causa della rottura di organi arrotondati (di solito intestati ai maschietti…ma che sono in dotazione di alcune donne speciali!) provocata dalla raffica di cretinaggini delle colleghe cretine!

    • Sì, è proprio come dici tu, ci sono due finali, non alternativi, ma complementari. Il primo, più eclatante e dirompente, ‘risolve’ il racconto nella sua globalità e ‘rende possibile’ il secondo; il secondo è più inaspettato e contenuto del primo e assegna concretezza e plausibilità alla storia.
      Sei un lettore molto attento. Grazie.

  2. Mi piace come parti con una cosa che sembra importante…il latrare del cane per arrivare ad un evento molto più importante, che emerge con poche righe in un lungo brano che sembra dare attenzione ad altro…tecnica narrativa da gatto…con passo felpato arrivi alla preda!

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