Fiori viola

fiori violaAndava avanti e indietro nella piccola hall dell’albergo. L’amico che doveva venire a prenderlo era in ritardo. Attraverso la porta a vetri dell’ingresso, il sole gettava una pozza di luce sui fiori del cortiletto che rimaneva separato dalla strada da bassi muri di pietra. L’uomo si sentiva addosso lo sguardo della direttrice, una donna corpulenta dai modi spicci che sembrava cresciuta partendo dall’indeformabile e perenne pettinatura di plastica biondiccia che le sovrastava la testa come una bambola d’altri tempi.
«Belli quei gerani, li cura lei?» fece l’uomo senza distogliere lo sguardo dai vasi.
«Come? Ah… quei Pelargonium?» chiese la direttrice con finta noncuranza. «Sì, in effetti mi vengono bene…»
Le piante erano robuste e succose: appena il sole si fosse fatto un po’ più caldo ci sarebbe stata una fioritura invidiabile.
«Beh… allora complimenti» disse sincero.
«Ma ciò che mi viene meglio sono le fucsie» disse lei senza smettere di scrivere nonostante l’uomo si fosse girato verso di lei. «Le ho messe dall’altra parte dello stabile, al riparo; sono piante che non sopportano gli sbalzi di temperatura, non so se ne capisce.» Il tono, adesso, si era fatto odioso e indisponente. L’uomo ci pensò un po’ su poi disse:
«Sì, ha ragione: i fiori possono dare delle gran belle soddisfazioni… io e un mio caro amico abbiamo messo a punto un cultivar di fresia di color viola che l’anno scorso ha vinto il premio speciale Novità all’Interflora 2013 di Amburgo.»
«Un cultivar? Un cultivar di fresia?» fece lei rimanendo a bocca aperta.
«Per carità è ben poca cosa, mi rendo conto…» insistette tornando a guardare i gerani con falsa modestia. «Se vuole, gliene porto uno dovessi ricapitare qui a Collefili…»
Per un po’ la direttrice rimase in silenzio, quindi rilanciò:
«Nel giardino di casa mia coltivo però delle rare rose blu del Madagascar che sono difficilissime da tenere, come del resto le famose orchidee Himantoglossum che però, ovviamente, mi vengono ugualmente una meraviglia; e questo grazie a un particolare concime superintegrato di mia invenzione che sto per brevettare. Se vuole, la prossima volta che viene, gliene do volentieri un gettino…»
«La ringrazio molto, signora, ma alle ‘solite’ orchidee preferisco le ‘originali’ piante carnivore dell’Amazzonia. Nella serra riscaldata di duemila metri quadrati che ho fatto costruire da una ditta fornitrice della NASA ho ottenuto gigantesche piante di Dionaea muscipula così grosse che, mettendone una in soffitta, pensi, mi ha mangiato tutti i topi…»
La signora stava masticando amaro e non sapeva più cosa dire. Nel frattempo era arrivato l’amico e aveva suonato il clacson per segnalare la sua presenza.
«Bene, alla prossima volta, signora, grazie per la piacevole chiacchierata…» salutò visibilmente soddisfatto. Lei gli strinse la mano allungando la sua, molliccia e gelida, aprendogli la porta senza dire nulla. Poi, mentre lo vedeva andar via:
«Ho anche piantato alcune mangrovie e un baobab precoce nel giardino di casa su cui presto farò costruire una casetta-gioco per i miei nipotini…» disse lei ormai straparlando.
«Mangrovie? Baobab?» domandò l’uomo che aveva raggiunto l’amico. «Questi impianti esotici in terreno nostrano sono sempre da sconsigliare perché gli alberi non autoctoni si ammalano facilmente, interferiscono con l’ambiente e inaridiscono la terra. Meglio investire in qualcosa di più utile. Faccia come me: dieci ettari di terra benedetta dal sole da far andare a cabernet franc e sauvignon, e via, uno spettacolo da bere! Arrivederci!»
«Dieci ettari di terra benedetta dal sole?» gli domandò l’amico una volta salito con lui in macchina. «Ma se abiti in un monolocale da 25 metri quadrati, oltretutto mansardati, che quando ci fai entrare un giacinto, devi fare uscire, per ragioni di spazio, il tuo gatto…»
L’amico sorrise. «Sì, lo so. È lei che non lo sa» rispose facendo un cenno con il capo in direzione della donna ancora irrigidita sulla soglia dell’albergo.

42 pensieri su “Fiori viola

  1. Originale e bello questo spaccato, in cui la fantasia dello scrittore cede il passo a qualla del protagonista!
    Io ho la giungla sul balconcino, grande come la serrina in cui, d’ inverno, mangio la pizza seduta su seggioline dell’asilo insieme a mio figlio (più alto di me)… Mica fantasia, realtà cittadina!

  2. Racconto brillante, complimenti. Credo che passerò parecchio tempo su questo blog; c’è molto da leggere…
    complimenti ancora, ciao…

  3. Divertentissimo racconto che però descrive in modo ironico una triste tendenza di tante persone: pavoneggiarsi raccontando frottole!
    Un unico dubbio, te le sei inventate tutte quelle piante favolose?

    • Dunque: l’orchidea Himantoglossum esiste davvero ma è tutt’altro che rara (essendo una pianta spontanea della flora italiana alpina), mentre la Dionaea muscipula e una bellissima pianta carnivora che ‘acchiappa’ le mosche.
      La fresia viola esiste, ma non è un cultivar.
      E’ di fantasia invece la rosa blu del Madagascar.
      La rosa cioè può essere anche blu, basta infatti aggiungere al fiore in boccio un colorante speciale a base chimica, ma non bisogna andare necessariamente in Madagascar per ottenerla. Un buon coltivatore non ha difficoltà a ricrearla in serra.
      🙂

  4. forse mi sfugge qualcosa, ma non mi prende corpo oltre allo straparlare specchiato dei due coltivatori diretti di bisogni “invidiabili”
    : )
    ecco, parlando di piante (e quindi di *radici*) una quota di subintreccio che affondasse il senso lungo piani marginali più ricchi di humus “ancora da brevettare” non mi sarebbe dispiaciuto. ohi, però tienine conto mooolto relativamente, visto che, com’è evidente, la mia voce fuori dal coro non è statisticamente significativa
    : )))))

      • ah, beh, mica lo so, davvero (non si capisce dalla faccia?)
        : ))
        forse dipende dal fatto che mi hai abituato troppo bene e arrivato in fondo cercavo di più (per cui scrivevo “magari mi sfugge qualcosa”, nel dubbio che in effetti mi fosse sfuggito qualcosa)
        : )
        l’idea del subintreccio, poi – ammesso e non concesso che il qualcosa in più di cui sopra non ci sia e che per questo io non l’abbia colto – era un’idea come un’altra per provare ad arricchire la linearità della trama mediante qualche seppur minima divagazione divergente che comunicasse anche altro (“qualcosa ancora da brevettare”, ovvero, meno rassicurante per il lettore) oltre la classica relazione simmetrica recitata dai due protagonisti.
        in ogni caso, come chiosavo nel primo commento, relativizza opportunamente il mio dire visto che forse non sono un lettore “tipo” e che sicuramente l’autore sei tu (e se il racconto ti soddisfa appieno, amen: benissimo così)

        • Ora è tutto chiaro.
          E’ che non tutti i racconti si prestano alla manipolazione o a una costruzione articolata, ‘a regola d’arte’.
          Qui si tratta di un semplice flash, cioè di un breve scambio di frasi che nasce e muore nell’androne di un hotel; è un racconto con un valore espressivo necessariamente concentrato, che risponde all’esigenza di scrivere ogni tanto qualcosa di leggero.
          Però, probabilmente hai ragione tu che lo leggi oggettivamente: poteva tutto sommato essere curato meglio, anche se il ritmo del dialogo diretto è sempre molto limitante.
          Grazie per il tuo commento.

  5. Il gatto secondo me preferisce una piantina bassa…per evitare di uscire fuori con il freddo…ahahah…e che ci sia piantato basilico o orchidee poco importa….eheheh

  6. Dialogo non proprio immaginario dove i due la sparano più grossa.
    Simpatico e ironico come il commento finale dell’uomo.
    Divertente e piacevolmente intrigante.
    Complimenti

  7. Questo tuo racconto, Briciola, mi ha fatto venire in mente, per analogia, le balle sempre più grosse che si raccontano i pescatori accaniti quando parlano delle dimensioni dei pesci che avrebbero pescati,,,
    E comunque, amando anch’io alberi e piante di ogni tipo, ho letto con gusto il racconto!

  8. Questo tuo racconto, Briciola, mi ha fatto venire in mente, per analogia, le balle sempre più grosse che si raccontano i pescatori accaniti quando parlano delle dimensioni dei pesci che avrebbero pescati,,,
    E comunque, amando anch’io alberi e piante di ogni tipo, ho letto con gusto il racconto!

  9. Che bello, mi piacciono molto i fiori. Tutti in egual misura. Riempirei la casa intera ed i balconi. Lo spazio c’è. Qualcuno per casa ce l’ho ed è un piacere ogni mattina alzarsi ed ammirarli. Bel racconto, ma l’uomo non doveva prendere in giro la direttrice 🙂

  10. l’avrà incuriosita al punto che, avendone annotato per mestiere i dati personali sul registro, di sicuro ben presto saprà di costui la rava e la fava
    ciao

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