Il testimone

66866_496917383702296_338955915_n 2I due uomini camminavano per la città parlottando rilassati, uno accanto all’altro. Si capiva subito che erano amici. Uno dei due, quello con i pantaloni color mattone e la camicia beige un po’ troppo sbottonata sul davanti per l’età, ogni tanto si fermava a gesticolare: raccontava qualcosa di divertente, perché l’altro rideva, facendo ricadere all’indietro la testa a mostrare denti bianchissimi.
«Senti, non so come dirtelo» fece a un certo punto quello più giovane, con il berretto da baseball calzato con la visiera alla rovescia. «Credo che siamo seguiti.»
L’amico, si fermò per l’ennesima volta, proprio davanti a un semaforo spento e, aiutandosi con le mani, domandò:
«Ha per caso una t-shirt grigina con su scritto ‘Notre Dame’ e jeans sdruciti?»
«Uhmm, direi di sì» rispose il giovane voltandosi indietro e drizzando il collo.
«Allora è Mario» disse attraversando la strada. «Nessun problema: è il mio testimone.»
«Ti sposi?»
«Macché! È un testimone, un possibile testimone processuale. Da quando sono nel vostro Paese, era l’unico mondo per sentirmi veramente  tranquillo. Leggevo di continuo sui giornali ciò che accadeva qui: qualcuno per la via ti aggredisce per pochi centesimi e poi la fa franca perché nessuno mai vede niente… »
«E allora? Quel tizio ti guarda le spalle?»
«Ma no, mi so difendere benissimo da solo, come ben sai… Piuttosto, mi fa da testimone oculare, come ti ho detto. Dovesse accadermi qualcosa, e dovessi soccombere, lui potrà pur sempre raccontare cos’è successo, magari riuscendo a descrivere l’aggressore perché sia individuato, arrestato e punito, senza che un buon avvocato lo faccia assolvere per mancanze di prove. Almeno avrei quest’ultima soddisfazione. Mario, del resto, è un testimone perfetto: è incensurato, sveglio, ottimo osservatore, non è un mio parente e non lo pago, per cui agli occhi della legge è un teste disinteressato e, quindi, già di per sé, attendibile.»
«Come sarebbe a dire che non lo paghi?» chiese il giovane che si grattò i capelli attraverso il cappello.
«È un mio studente dell’università. Ha detto che su questa esperienza ci preparerà la tesi di laurea… insomma: lui è contento e io pure.»
«Lo sai che sei un po’ paranoico e piuttosto strano, vero?» disse il giovane ridendo. «Con tutto il rispetto parlando, ovviamente…»
L’uomo con i calzoni color mattone stava per replicare quando si sentì alle spalle uno stridio acuto di freni e una botta fortissima. I due si girarono.
«Hanno investito il tuo Mario!!!» urlò il giovane indicando un punto dietro di lui.
I due tornarono precipitosamente sui loro passi. Mario era disteso a terra, diversi metri più in là contro la vetrina di un negozio di scarpe: aveva una posa scomposta come fosse stato gettato lì dal vento. Perdeva copiosamente sangue dalla testa e un rivolo di materia densa e scura gli scivolava via lento dalla nuca. Attorno a lui si era già formato un capannello di persone.
«Mario! Mario!» esclamò il professore con una voce di cui non riusciva a modulare i toni. «Ma che è successo?»
«Sembra che una moto sia sbucata dal nulla e l’abbia investito in pieno proprio mentre scendeva dal marciapiede» disse un uomo impassibile, accanto a lui, guardando la via in un punto indefinibile. «Il semaforo non funziona già da qualche giorno.»
«Qualcuno ha preso il numero di targa, ha visto chi è stato?» fece il giovane agitatissimo.
«No, pare proprio di no. Non ci sono testimoni» si sentì dire.

34 pensieri su “Il testimone

  1. Gran bel pezzo vispo. L’unica cosa che speravo, in più, è che dopo l’incidente del testimone, ci fosse un agguato all’innominato dai calzoni color mattone.

  2. Anche un blog può farci da testimone, in fondo. E muore con meno facilità. Bello riscoprirti – abbiamo iniziato tutti e due a tenere un blog nel febbraio del 2003, peraltro credo entrambi su splinder.

    • Sì è proprio così, è stato Splinder che ci ha fatto da mamma.
      Due blogger longevi e sopravvissuti, dunque…
      Molto bene.
      L’importante, poi, è non perdersi.
      Grazie del passaggio.

  3. Emblematica la frase finale “«No, pare proprio di no. Non ci sono testimoni» si sentì dire.”, che racchiude il senso del racconto. E’ impossibile che la giustizia trionfi, perché non ci sono testimoni.
    Notevole e piacevole questo duetto finito con testimone vittima di se stesso.

    O.T. Per te avrei riservato la data del 16 giugno per Caffè Letterario. Va bene?

    • Ciao, interessante questo scambio di ruoli: anche l’angelo custode ha bisogno di essere protetto!!!
      Forse vuoi acutamente suggerire che ognuno ha bisogno di qualcuno? Bè …non c’è niente di male in ciò!!!

  4. Alessandra Bianchi – Mi chiamo Alessandra Bianchi. Amo ballare, nuotare, il sole, il mare e il vento. Ho scritto un romanzo,"Lesbo è un'isola del Mar Egeo" (Borelli Editore, collana Pizzo Nero), che era reperibile nelle migliori librerie (Mondadori, Feltrinelli, etc.) e su vari portali (IBS, ad esempio); ma che adesso è esaurito. Il libro costava 12 euro. Il mio secondo libro si intitola "Sognate con me" ed è una raccolta di racconti, tratti dal mio blog. Costa 10 euro.
    Alessandra Bianchi il scrive:

    Vero: mancava un testimone di riserva 😛

      • Quando premo “mi piace” compare un pop-up e poi scompare subito.
        Finora l’ho notato solo sul tuo blog.
        Deve essere legato al fatto che non mi riconosce come utente wordpress, infatti anche per commentare devo reinserire nick e password.

  5. sherazade – rome, italy – "So qual'è il prezzo per conoscerti, e anche se posso sembrare riluttante a investire tutto quel patrimonio in una persona sola, non sopporterei l'idea di morire con tutto quel patrimonio"
    sherazade il scrive:

    succede nei fatti più impensabili del quotidiano di ridere amaro.

    sherabuonadomenica

    • E’ la vita che non si riesce a controllare. Quando si pensa di saperla gestire ti sorprende sempre.

        • Caspita: hai mai pensato di saper gestire la vita? Tutto da solo?
          Lasciati aiutare…forse diventa più semplice!!!

          E’ un commento al commento .”E’ la vita che non si riesce a controllare. Quando si pensa di saperla gestire ti sorprende sempre”.

        • Tutto diventa più complicato se ci riesci da solo, è vero, ma è più soddisfacente. Lo dice una che s’è fatta sempre aiutare, ma che si è sempre sentita più soddisfatta quando ci riusciva da sola.

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