Il risveglio

finger artIl risveglio era ogni giorno più penoso. Il sonno era diventato da qualche anno intermittente e scarsamente riposante. Colpa delle apnee notturne che lo svegliavano di continuo lasciandolo in preda al panico per la sensazione di soffocare. Ora Pigi era davanti allo specchio del bagno a chiedersi chi fosse mai quella persona che vedeva riflessa. La sua pelle non era più tesa come una volta e la barba si mostrava biancastra con qualche disillusione di troppo a segnargli gli angoli della bocca. Chiuse gli occhi e il sonno gli si irradiò dalle palpebre come una ragnatela appiccicosa che lo stordì. Cercò lo spazzolino brancicando nella penombra: riuscì solo a far cadere il bicchiere di plastica con dentro il dentifricio, il pettine e chissà cos’altro. Gli oggetti rimbalzarono sulle piastrelle con un rumore insopportabile come se non si fossero persi in quella stanza, ma in un mondo sommerso e irraggiungibile. Si risolse ad accendere a malincuore la luce per recuperare tutti gli oggetti caduti: li ritrovò a fatica tranne il tubetto del dentifricio, mezzo spremuto, rotolato fin dietro al water. A carponi, con le ginocchia a contatto del pavimento gelido, realizzò che, a dar retta ai segnali che il suo corpo gli mandava, sarebbe dovuto tornare a letto. Invece prese a lavarsi, come un automa, accorgendosi di lì a poco che l’acqua non scendeva nello scarico. Qualcosa era scivolato dal bicchiere nel lavabo otturandolo. Aspettò con pazienza che si svuotasse, imprecando tra sé e sé su come fosse iniziata male quella giornata; poi vide che dal buco stava facendo capolino quello che gli pareva essere un grosso verme grigio che si contorceva su se stesso. Guardò meglio. No, era un dito. Un indice affilato, ossuto, che saggiava la consistenza del fondo del lavandino attorno all’apertura. L’unghia era lunga, violacea, in parte rialzata e tastava con insistenza e proditoria sicurezza. La reazione di Pigi fu immediata quanto irrazionale: impugnando lo spazzolino come un coltello picchiò duramente su quel dito fino a farlo rientrare da dove era venuto. Dopo pochi secondi, inaspettatamente, fuoriuscirono però un indice e un medio che subito afferrarono il manico dello spazzolino ingaggiando con l’uomo un tira e molla furioso. Nonostante gli sforzi prolungati Pigi perse la presa e lo spazzolino sparì all’interno dello scarico. L’uomo rimase senza fiato, con la paura che gli irrigidiva braccia e gambe. Si sporse pian piano verso il centro del lavandino per vedere dove lo spazzolino fosse andato a finire, ma vide distintamente un occhio che dal fondo del tubo lo guardava esterrefatto. Sostenne lo sguardo quasi si aspettasse di avere una spiegazione. Quindi, svelto, andò nello sgabuzzino da dove tornò con un flacone da cinque litri ancora chiuso di candeggina che subito riversò pura, sino all’ultima goccia, sull’occhio spalancato. Il lavandino prese a tremare e a scuotersi violentemente tanto che, pensando sarebbe caduto a terra, decise di abbracciarlo con tutto il corpo per sorreggerlo. Si sentirono ribollimenti e indefinibili mugolii. Poi tutto tacque. Pigi si sporse con cautela per controllare cosa fosse accaduto. L’occhio non c’era più. 

13 pensieri su “Il risveglio

  1. Si, ricordi lui. A proposito di King, c'è un suo racconto che narra di un dito che emerge da uno scarico del lavandino… solamente che in quella storiaccia… vince il dito.

  2. Tra i racconti che ho letto sul tuo blog, questo è uno di quelli scritti meglio. La trama mi ha fatto sorridere, da bambina una delle mie più grandi paure era che qualcuno uscisse fuori dagli scarici…

    Un caro saluto da Funklandia,

    Lola

  3. L'altro giorno mi sono svegliata con la voglia di scrivere un racconto così, un po' fantascientifico, surreale.Poi ho desistito perchè non è nelle mie corde ed è venuto fuori quel racconto "A fine corsa", molto più triste.
    Si vede che ognuno ha la sua natura. Non mi arrendo, però e prima o poi…
    Un saluto.
    Anna (setteparole)
    PS.Ci conosciamo già?

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