Il vicino di casa

Quella mattina avevano cominciato presto.
Era già una settimana che dall’appartamento vicino si sentivano rumori di martello e scalpello, ma erano sempre stati lontani, ora sembravano provenire dalla stanza accanto, tanto erano forti. Lui però era già sveglio: aspettava quella maledetta telefonata.
L’apparecchio era diventato lucidissimo a forza di sollevarlo per accertarsi che non fosse staccato. Non lo era. Sì, d’accordo, l’altra sera aveva sbagliato, e di grosso! Aveva perduto il contatto con l’obiettivo. L’aveva seguito come da consegna, ma poi sul più bello si era distratto un attimo e l’aveva perso. Sapeva di un altro, cui era successa la stessa cosa, e non era finita bene. Non sarebbe dovuto accadere, lo sapeva bene, ma per rimediare aveva subito inviato il codice di aiuto.
Aveva un amico che, a sua volta, era amico di uno che era ben introdotto nel Sistema. ‘Digita questo codice se dovessi fare qualche casino’ gli aveva raccomandato ‘ti contatteranno entro ventiquattr’ore per la riconversione.’ Le ventiquattr’ore erano però passate da un pezzo e nessuno si era fatto ancora vivo. Sapeva di un altro, cui era successa la stessa cosa, non ricordava bene chi fosse, forse era l’Ungherese, ma non era finita per niente bene. Era disperato.
Nel frattempo il vicino era passato al martello pneumatico. Non si capiva più niente. Alzò la suoneria del telefono per paura di non sentirlo e lo prese in braccio quasi fosse un gatto, attaccando l’orecchio alla suoneria. Ma cosa volevano fare nell’altro alloggio, per battere così tanto e così forte? Si sentivano le vibrazioni sui vetri e sui bicchieri in cucina, tremava la casa intera.
Poi pensò che forse il codice non fosse stato trasmesso bene. Digitò nuovamente il numero. Si sentirono alcuni squilli dall’altro capo del filo, quindi tre bip lunghi e un corto. Sì il codice era giusto, non c’era dubbio. Il Sistema aveva memorizzato la chiamata. Allora perché non richiamavano? Volevano forse eliminarlo dal giro? Aveva dei pessimi presentimenti. Era gente strana quella là.
Dopo tanti anni di carriera, un incidente simile! E dire che il suo obiettivo era targato ‘D4’, un misero ‘D4’, un livello davvero basso di vigilanza; ma era bastato che lui girasse per un attimo la testa e si era trovato nei guai, nei guai seri. Quella donna aveva un culo davvero da favola, accidenti che spettacolo. L’aveva guardato per un attimo e l’obiettivo ne aveva approfittato, quasi lo sapesse. Un insignificante ‘D4’! Sapeva di un altro cui era successa la stessa cosa, proprio con un D4, e non era finita per niente bene.
Intanto era mezzanotte. All’improvviso avevano ripreso a battere sul muro. ‘Eh no, ora basta!!!’ esclamò ad alta voce. ‘A quest’ora poi!’ Afferrò le chiavi di casa e, lasciata aperta la porta per sentire il telefono, suonò ripetutamente a quella del vicino. Il campanello fece eco in una casa che sembrò vuota: smisero subito di battere, ma non aprì nessuno. Suonò e suonò ancora, battendo anche con le chiavi sul legno del pannello. Niente.
Se ne tornò nel suo appartamento: era furioso. Scoprì che la sua porta nel frattempo si era chiusa. Per fortuna aveva le chiavi. Aprì. Ma dietro alla porta trovò un muro, fresco di mattoni e di cemento. Sgranò gli occhi. Dapprima sfiorò con le dita il muro come per accertarsi che fosse reale. Poi cominciò a picchiare contro i pugni.
Intanto, da dentro casa sua, si sentì squillare il telefono.
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–> Mama Sunta

10 pensieri su “Il vicino di casa

  1. colpa tua se nn esco e nn riesco a comprare il giornale.
    Un magnifico racconto alla Alfred Hithcock con un Antony Perkins…sisisi
    anche se non è una storia prettamente natalizia

    sherazAugurisenzaseesenzamadiunAnnomigliore(civorrebbetantopoco)

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