L’ombrello di sicurezza

La donna anziana aprì la porta di ingresso per uscire. Indossava una pelliccia di visone e un profumo intenso di gelsomino che la precedette. Quando accese la luce sul pianerottolo si prese paura perché se lo vide apparire davanti; strizzando gli occhi, riconobbe la tuta che indossava: era quella della ditta delle pulizie.
‘Fa finta di lavare per terra’ pensò la donna con un riso di scherno. ‘Mi ha sentita uscire e si è messo a dare di ramazza. Come fa a lavorare al buio? Son tutti falsi questi stranieri. Non c’è da fidarsi. Questo è pure scuro di faccia, chissà di che razza è…’ pensò chiudendo la porta dietro di sé. ‘Come farà poi a lavorare con gli occhiali da sole lo sa solo Iddio! Tutti lavativi. Tutti lavativi e ladri, buoni solo ad approfittarsi della brava gente. Scommetto che questo si è messo lì a bell’apposta per vedere che numero faccio con la combinazione della porta. Proprio oggi che volevo cambiarla! Ma ora lo frego io…’ La donna, facendo tintinnare un bel po’ di braccialetti, si mise la borsa griffata tra i piedi. Ne trasse l’ombrello che aprì parandosi alla vista dell’uomo; quindi tirò fuori la scheda elettronica e la inserì nella slot. Nel frattempo che armeggiava con la pulsantiera per battere la nuova password il dipendente della ditta le venne di fianco: alzò il portaombrelli per pulire le sottostanti mattonelle sbiadite. ‘Tanto lo so cosa vuoi fare…’ pensò la donna irritata ‘ma non mi faccio fregare da uno come te… Sono anziana, mica tonta’ e si girò di scatto con il suo ombrello per frapporsi ancora una volta alla vista dell’uomo; questi però, voltatosi all’improvviso, urtò sia l’ombrello che la donna facendole cadere la scheda elettronica. La donna ebbe un gesto di stizza: era senza i suoi occhiali da vista e non sarebbe stata in grado di recuperarla.
«E adesso mi aiuti a cercarla!» comandò a voce alta.
«Ha bisogno di aiuto, signora?» chiese l’uomo con un forte accento spagnolo, con la scopa lungo il fianco come fosse un presentant’arm.
«Sì, certo! E me la trovi subito, anche!» insistette sgarbata.
«Che cosa devo trovare?»
«Non faccia il furbo, lo sa benissimo…»
Nel frattempo arrivò un secondo uomo: indossava la tuta della stessa ditta. Salutò la signora e rivolgendosi al collega:
«Hai finito, Felipe?»
«Sì, credo di sì, guarda tu stesso!»
«Bravo, hai fatto proprio un gran bel lavoro. Vieni, ti portò giù.»
«Sì grazie, Ignacio» fece Felipe agganciandosi al braccio del collega che gli si era avvicinato. Felipe fece qualche passo incerto davanti a sé prendendo a tastare il muro alla sua sinistra…»
«Ora stai attento Felipe…» disse l’altro. «Qui c’è il primo gradino…»

10 pensieri su “L’ombrello di sicurezza

  1. mi aspettavo di più, non dalla storia ma dal racconto, l’ho trovato un pò freddo, venuto fuori un pò per forza.
    Forse non era il momento giusto per scriverlo?
    Ci risentiamo al prossimo, fammi vedere cosa sai fare, ciao briciola

  2. oh, una levità che fa pensare.
    E poi tutto sugli stereotipi da lavorarci sopra…

    Certo che la slot…, ma si usa così ormai? Io c’ho ancora la mia chiave normalissima per aprire la porta.

    un salutone

  3. La signora si stava fasciando la testa ancora prima di rompersela, ma a volte la storia è tutt’altra cosa. Bravo briciola mi sorprendi ogni volta e mi fai riflettere…Elena

  4. Da qualche parte, tempo fa, ho letto che la sfiducia è solo “prudenza lungimirante”, da buona ottimista, non credo sia così. Questo tipo di persone, chiaramente razziste, sono talmente innamorate di se stesse da non avere più tempo per amare nessun altro.  Sono malate. Misere.
    Buon W.E.!  TT

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