Sono con mia nipote

Difficile dargli un’età, come è difficile darla a una quercia quando il tronco si contorce e si spacca a mostrare nel proprio interno profonde fenditure e un altro corpo e un’altra anima. Era seduto comodamente sui sacchi delle lettiere per gatti a guardare l’andirivieni delle persone che in quel tardo pomeriggio facevano la spesa spingendo carrelli stracolmi. Dopo circa un’ora, un signore, in giacca e cravatta e con il badge dell’iper mollettato sul bordo del taschino, gli si avvicinò.
«Aspetta qualcuno?» L’uomo anziano sorrise, come avesse ancora tutta la vita davanti per poter fornire quella e mille altre spiegazioni.
«Non so, sono con mia nipote» fece stringendo la mano sul bastone ben infisso sul pavimento.
«È qui, sua nipote?» chiese il responsabile. Il vecchio diede un’occhiata attorno a sé quasi la domanda fosse stata rivolta a qualcun altro. «Posso fare qualcosa per lei?» insistette. Attese per un po’ la risposta sperando di averne una qualsiasi, quindi prese il cellulare e vi farfugliò qualcosa, voltandosi. «Senta…» disse ancora abbassando il busto all’altezza del vecchio e alzando il tono della voce. «Lei come si chiama?»
«Non so, sono con mia nipote».
«Ma da dove viene?»
«Eh…» fu la risposta del vecchio che fece il gesto come di chi viene da lontano «…era l’alba!!» esclamò in un sospiro. E così dicendo gli cadde un biglietto che teneva in mano. Il responsabile si chinò a raccoglierlo.
‘Questo è mio nonno’ c’era scritto. ‘Io non posso più tenerlo con me. È simpatico e di compagnia. Vi piacerà’.
L’uomo in giacca e cravatta impallidì. Incrociò lo sguardo sereno del vecchio e si sentì dire:
«Sono con mia nipote».

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