Un parcheggio sicuro

Don Bernardino, misurava a larghi passi la sacrestia continuando a guardar fuori impaziente: sembrava che il sole tardasse a bell’apposta per non far giungere la sera. Sì, era proprio stanco che manomettessero la sua macchina. Non che avessero mai rubato nulla al suo interno, ben inteso, ma nonostante la chiudesse a chiave, la ritrovava spesso aperta. Stavano sicuramente cercando il modo per metterla in moto e portarsela via o per fargli qualche scherzo di pessimo gusto. Ci avrebbe scommessa la tonaca. Sì, aveva deciso. Appena avesse fatto buio avrebbe aperto il portone della pieve e l’avrebbe parcheggiata lì dentro. Il Signore avrebbe capito e lo avrebbe perdonato. L’indomani mattina, prima della messa delle 6, si sarebbe alzato e l’avrebbe spostata: non se ne sarebbe accorto nessuno. Alle 17 e qualche minuto era finalmente scuro e lui era già in macchina. A fari spenti entrò nel portone spalancato della chiesa parcheggiando la Mini tra il confessionale e la prima fila delle panche. Era strano vedere al chiarore debole della luna la sua macchina amaranto tra santi e altarini, ma doveva riconoscerlo, ci stava proprio bene. Quella sera si addormentò tranquillo, ma al primo sonno gli venne in mente che quella mattina aveva visto una perdita di olio sotto la macchina. Se avesse continuato a perdere sul cotto del Trecento sarebbe stato un disastro. In pigiama e pantofole decise di scendere per andare a vedere e, afferrato un sottovaso dei gerani che avrebbe piazzato sotto la coppa dell’olio, entrò nella pieve. Ma appena all’ingresso sentì distintamente delle voci provenire dall’interno della macchina anche se non si vedeva nulla. Li aveva colti sul fatto questa volta, quei maledetti. Staccò un crocifisso ligneo del Settecento e brandendolo come una clava si avvicinò alla Mini. Aprì la portiera di colpo. Una coppia di giovani gettò un urlo all’unisono. E subito la ragazza uscì seminuda seguita dal compagno che incespicava nei pantaloni abbassati sino alle ginocchia. Don Bernardino rimase senza parole con il crocifisso per aria:
«Sei il figlio di Armando, vero?» ebbe a dire a bassa voce poco convinto. Ma i due giovani avevano già sbattuto il portone della chiesa: lo spostamento d’aria fece vacillare due grossi ceri in fondo alla navata.

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