Un passaggio in autostrada

 

Gli scrosci erano violenti e il ragazzo cercava di ripararsi come poteva sotto la stretta pensilina del casello. Le macchine entravano in autostrada distratte ignorando quell’ombra grigia. Se si fosse piazzato più avanti, sotto i coni di luce della stazione, si sarebbe infradiciato del tutto. Un’auto però si fermò.
«Grazie» fece il ragazzo cercando di sistemare alla bell’e meglio lo zaino sul sedile posteriore. «La ringrazio davvero, devo essere zuppo, mi spiace». Il giovane sfoggiava una divisa ordinata da scout. Le gambe sbucavano dai calzoncini, livide di freddo, e per un po’ si tenne in capo il cappello dalla larga tesa.
«Dove vai?» gli domandò brusco l’uomo con la sigaretta in bocca.
«Verso nord, più va in su, meglio sarà per me».
L’uomo non disse altro. Il telepass alzò diligentemente la sbarra per farlo passare e lui prese il raccordo come se percorresse un binario prefissato. All’imbocco s’infilò nel flusso senza guardare. Un camion frigo che proveniva da tergo, per evitare la collisione, frenò bruscamente sbuffando in un fumo denso e amaro. Il ragazzo si tenne alla portiera e al sedile. Si era fatto pallido.
«Dobbiamo per forza andare così forte?» chiese come se parlasse a se stesso.
L’uomo per tutta risposta calò il finestrino di una spanna. Lanciò nel buio il mozzicone di sigaretta che attraversò come una cometa l’opposta corsia. «Sì, dobbiamo» sentenziò. Poi si spostò sulla corsia di sorpasso e cominciò ad accelerare. 130/140/150. La strada si stava stringendo sotto l’effetto della velocità e le vetture superate parevano risucchiate all’indietro dal vortice d’aria. 160/170/180.
«Mi faccia scendere, la prego» supplicò il ragazzo che aveva gli occhi sbarrati. Ma la macchina aumentò l’andatura infilandosi tra TIR ciondolanti e vetture più lente. «La prego, si fermi, la prego».
L’uomo guardò il ragazzo con uno sguardo opaco che pareva quello di un cieco. Si chinò verso di lui e aprì con calma il vano cruscotto da dove estrasse una Colt Python calibro 357 Magnum. L’inox dell’arma luccicò per un attimo nell’abitacolo.
«Cosa vuol fare? Ma è impazzito?» ebbe appena il tempo di dire il ragazzo mentre la vettura scivolava sui 200 km all’ora.
L’uomo sorrise appena poi si mise la pistola sotto il mento e si sparò.

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