Il questionario

 

Quando la ditta gli rispose non ci voleva credere. Aveva mandato senza entusiasmo la domanda e loro gli avevano trasmesso un questionario da riempire: nome, cognome, indirizzo, numero di telefono e, via via, tutte le altre informazioni, dal grado di istruzione alle lingue straniere conosciute, dagli hobbies agli sport praticati, per finire addirittura con quesiti sulle preferenze sessuali, religiose e politiche. Lui scrisse tutto, senza tralasciare alcunché: non era il caso di andare per il sottile e di fare lo schizzinoso. Una settimana dopo gli arrivò l’invito a presentarsi a un certo indirizzo: in attesa che la ditta spostasse gli uffici nel grattacielo che stavano costruendo nel lato sud della città, così c’era scritto, doveva presentarsi in quella tal via. Il palazzo di cinque piani che gli si parò innanzi era fatiscente e le sale, i corridoi, gli atri al suo interno erano vuoti e privi di mobilia. Pensò di aver sbagliato posto ma quando giunse alla stanza 85, sulla porta, c’era la targhetta con il suo nome. Entrò. La stanza, contrariamente a tutte le altre, era arredata: una bella scrivania, due poltrone comode, un divano in pelle, l’armadio: c’era persino il telefono. Si sedette e cercò di orientarsi. Incrociò le braccia, in attesa del da farsi, ma non accadde nulla per tutto il giorno. E non accadde niente neppure il giorno successivo e quello dopo. Era evidente che si doveva trattare di uno scherzo. Di uno scherzo crudele. Aveva deciso di andarsene quando, da quella che sembrava una buca delle lettere nel muro, alla sua destra, uscì un foglio che volteggiò alcune volte per aria prima di planare sulla scrivania. Lo raccolse. Era lo stesso questionario che aveva ricevuto a casa, qualche giorno prima, solo che questo non era compilato. Forse il precedente era andato perduto, pensò. Lo compilò nuovamente, questa volta con maggiore attenzione e dovizia di particolari, superando alcune reticenze che aveva avuto sulle domande un po’ più personali. Finito, lo infilò in una busta bianca che posò sul vassoio della ‘posta in partenza’. Non successe altro quel giorno, né in quelli seguenti, anche se la lettera sul vassoio, il giorno dopo della compilazione, non c’era più. Un lunedì, in tarda serata, quando era quasi l’ora di andarsene, scivolò dalla solita apertura nella parete lo stesso modulo in bianco che aveva ricevuto e rispedito. Era intonso, non v’era dubbio. Ogni parte da riempire era in bianco. Rigorosamente in bianco. Cosa stava accadendo? Scrutò attraverso l’apertura nella parete, ma era buio e si accorse che era un muro perimetrale del palazzo. Il foglio veniva da fuori. E chi ci poteva essere aggrappato alla parete a quindici metri di altezza? Non gli restava che riempire il modulo e rifare le stesse operazioni, compreso l’imbustamento, lasciando tutto sulla scrivania. Forse aveva scritto troppo poco o non era stato del tutto chiaro o non abbastanza esaustivo. Si mise di impegno, occupando tutto il resto della giornata: ne andava del suo posto. Passarono altri giorni senza che accadesse nient’altro fino a quando non giunse il ventisette del mese quando, al suo arrivo, trovò sulla scrivania lo stipendio, il suo primo stipendio. Erano tanti soldi, almeno a lui così parevano. Ora non aveva più dubbi: era stato assunto! Aveva voglia di salire sulla scrivania e mettersi a ballare per la felicità. Prese con soddisfazione le banconote per mettersele nella tasca della giacca, quando intravide il foglio sottostante: era il suo questionario. Il maledetto questionario. Era ancora vuoto. Ancora da compilare.

28 pensieri su “Il questionario

  1. ma non sei andato molto lontano dalla realtà
    sai quanti quadri, dirigenti, infizzati per meriti politici nei grandi carrozzoni di una volta hanno compilato per 35 anni quel questionario
    (infizzati sta per inseriti, visto che tutti coniano voglio coniare anch’io)

  2. A che puntata di Twighlight Zone siamo? Era la mia serie preferita. Solo che ora, che sono più grande e saggia mi accorgo con sgomebto che non era una serie TV, ma la vita. E ora vado, ché ho da compilare ancora le ultime domande del mio questionario 😉

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