Ti amo da morire

Era un uomo mediocre di pochi meriti e scarse risorse, ma l’adorava. Anche la moglie era di umili origini, però era bellissima, e per di più con un’ambizione ossessiva che la spingeva a voler essere quello che non sarebbe mai potuta diventare. E aveva anche trovato il modo per vincere sistematicamente le pallide resistenze del marito onde soddisfare tutti i suoi capricci. Quando quello s’imputava nel negarle qualcosa fingeva di suicidarsi: con il gas, con i barbiturici, con la varechina. E lui puntualmente, per paura di perderla, cedeva. Così si era fatta comprare la spider, la pelliccia di zibellino, la tv satellitare e il salotto nuovo, assicurandosi pure la parrucchiera e l’estetista ogni settimana. E ora puntava più in alto: voleva la casa al mare e sulla spiaggia più chic della riviera. Il marito aveva accampato le solite scuse: che non aveva più soldi, che la casa della madre dove vivevano aveva già due ipoteche, che aveva chiesto prestiti a tutti gli amici che conosceva. Lei però non mollava. E quel pomeriggio, mentre era nel bel mezzo della consueta lunga sessione di cura del proprio corpo, sentì che l’ascensore stava arrivando al piano: era il marito. Aprì la finestra della sala e non appena lui entrò fece il gesto di scavalcare la balaustra del terrazzo:
«Basta, mi butto! Tanto non mi ami più!» esclamò lei assumendo un’espressione disperata. Lui le si parò davanti limitandosi a guardarla. La moglie, nell’impeto di convincerlo che stava facendo sul serio, scavalcò la ringhiera e, penzolando nel vuoto, si tenne al mancorrente.
«Guarda che questa volta non scherzo. Lo so che non ti importa niente di me. Ma vedrai! Mi rimpiangerai per tutta la vita…»
«Ah cara…, a proposito, ti presento Livia, la mia assistente» fece lui girandosi un poco ad indicare una brunetta dal viso semplice, senza trucco e con occhi vispi color nocciola. La moglie, che aveva serrato le palpebre per caricare di drammaticità la sua finzione, li riaprì di colpo. La ragazza, che aveva di fronte, stringeva il braccio del marito e sorrideva in un modo che non le piaceva affatto. Fece per tirarsi su per poter fare una scenata al marito quando sentì che le mani, scivolose com’erano di unguento, non facevano più presa.
«Aiutami, ti prego, sto cadendo davvero…» urlò lei vacillando. Le dita le stavano diventando bianche per lo sforzo di sorreggersi ma, a ogni tentativo di aggrapparsi meglio, s’accorgeva di scendere sempre più in giù. «Aiutami, sto cadendo, amore» ripeté terrorizzata. «Aiutami!»
«Senti nulla, cara?» fece lui rivolgendosi a Livia e cingendola delicatamente al fianco.
«Avevi ragione tu, tesoro, a volermi convincere a venire ad abitare qui…» disse lei uscendo con il nuovo compagno dall’appartamento mentre l’altra donna stava ancora urlando «c’è un silenzio stupendo qui…»

24 pensieri su “Ti amo da morire

  1. è una storia triste che sento sulla pelle come tante cose che mi sono successe ultimamente di tutti i generi truculente omicide belle indiffernti/za ecc ecc e vedere un amore senza amore ed il fatto che arriva ad uccidersi mi fa pensare alla tristezza che deve aver provato qualcuno ha detto che è una storia vera ma cosa si può fare per questa persona….

  2. Un uomo onesto, un uomo probo
    tralalalallatralallalero
    s’innamorò perdutamente
    d’una che non lo amava niente.
    Gli disse “Portami domani”
    tralalalallatralallalero
    gli disse “portami domani
    il cuore di tua madre
    per i miei cani”.
    Lui dalla madre andò e l’uccise
    tralalalallatralallalero
    dal petto il cuore le strappò
    e dal suo amore ritornò.
    Non era il cuore non era il cuore
    tralalalallatralallalero
    non le bastava quell’orrore
    voleva un’altra prova
    del suo cieco amore.

  3. eh ragazzi! quando ce vò ce vò !!!!!!!!!!! E bravo Briciola, devo venire qui per leggere un po’ di vera e sana giustizia!
    :-)))))))))))))))))))))))

    un bacio! Will

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