A caccia di guai

Era partito malvolentieri, finanche un po’ curvo da una parte come se il fucile gli pesasse sulla spalla. Non si era disamorato della caccia, tutt’altro, erano piuttosto gli sfottò della moglie che gli risuonavano ancora umilianti nella testa: Ma cosa vai a fare a quest’ora come un imbecille con il cane appresso? Mi portassi almeno mezza gallina, con tutti i soldi che butti via… gli incapaci di solito se ne stanno a casa… Ma Rino non voleva mollare. Ogni volta si spostava volenteroso in un posto nuovo, magari più impervio, ma sempre con la pervicace determinazione di far carniere. Gli altri suoi amici portavano a casa anche poco, ma tuttavia sufficiente a salvare la faccia: un fagiano, un coniglio selvatico, una tortora, ma lui mai niente. Solo il suo bracco non si curava di quegli insuccessi: l’importante, in fondo, era fare un giro all’aria aperta. E così, anche quel giorno, alle prime ombre della sera, dopo una giornata faticosissima, dovette arrendersi senza aver esploso neppure una cartuccia. Sulla strada del rientro, più per abitudine che per voglia, si fermò da Gualtiero.
«Preso niente?» gli chiese l’amico andandogli incontro. Rino scosse la testa con lo sguardo basso. Era rimasto aggrappato al volante senza avere neppure la forza di scendere. «Ma non hai provato ai Bruciati come ti dissi?»
«Sì, ma devono essersi passati la voce. Non c’era nulla… ma proprio nulla, ti dico.» Lo sguardo dell’uomo si era fatto vuoto e assente, tanto che non si accorse neppure che Gualtiero era rientrato in casa tornando con in mano un sacchetto gonfio della coop. «Tieni!» Due orecchie a punta facevano capolino dalla busta.
«Non posso accettare…» gli fece Rino con un filo di voce, ma con gli occhi che già gli brillavano.
«Sì che puoi».
L’uomo si stava già pregustando l’agognata rivincita sulla moglie, preparandosi mentalmente le parole giuste da dirle; e per fare le cose per bene si fermò in un campo per tirare una fucilata alla lepre ragatagli dall’amico. Adesso sì che sembra vera. E la moglie stava per accoglierlo, nel vederlo, con il consueto acido sarcasmo, quando lui le piazzò sotto il naso l’animale: era imponente, maestoso. Lei rimase a bocca spalancata. Non profferì parola, limitandosi a portarlo meravigliata in cucina. Trascorsero alcuni minuti, forse i più belli della vita di Rino: si sentiva fiero, importante, persino virile.
«È stato difficile catturarla, caro?»
Caro? si chiese gongolando tra sé e sé. «Sì, tesoro (esagerò lui), era proprio lontana, di traverso, è sbucata come un lampo da dietro una zolla. Un tiro maledettamente complicato… questi selvatici sono imprevedibili».
«Ah si? E allora come mai la tua lepre selvatica ha impresso sulla coscia sinistra il timbro Centro ripopolamento Gualtiero Redi?»

10 pensieri su “A caccia di guai

  1. [vero di angeli peccatori c’è ne a iosa…ma spero non sia una critica per il ripetitivo uso di angeli e blasfemia…perchè il blog e mio e quello che scrivo se non è di gusto non me importa.]

  2. Complimenti! Hai vinto il Macchianera Blog Award come miglior blog letterario (uno dei pochissimi riconoscimenti sul quale io non abbia alcun dubbio circa brogli e magna magna vari)! Offri da bere? 😉

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