E’ tutta colpa di Winston

L’altro giorno, scendendo da Poggiobrusco, ho trovato la fila di macchine già all’Indicatore, che dista qualche chilometro da Lughi. Mi è sembrato piuttosto strano perché alla mattina presto, di solito, quella strada è completamente sgombra; insomma, ci è voluta quasi un’ora per poter finalmente parcheggiare nei pressi del centro.
«C’era una fila questa mattina che non si era mai vista» dissi a Tonio quando lo incontrai all’ora di pranzo.
«Ci credo!» fece lui masticando l’eterna sigaretta spenta, fragile baluardo all’indomita voglia di fumare «E’ tutta colpa di Winston.»
«Di chi?»
«Vieni, che te lo faccio vedere…»
Da piazzetta di Lughi prendemmo un paio di traverse per finire in Corso dei Sorrisi (si chiama così, non è colpa mia) dove, al centro della strada, c’era, letteralmente seduto sul selciato, un cavallo grigio con una lunga criniera chiara e stopposa. Dal momento che non accennavo a chiudere la bocca per la sorpresa, Tonio mi spiegò che quello era il cavallo di Fornacetto, il vecchio fiaccheraio che porta i turisti in carrozzella a spasso per il paese. Una settimana fa stava giusto riportando il cavallo nel box quando è stato investito da una moto proprio nel punto in cui adesso Winston era seduto.
«Per farla breve» fece lui aggiustandosi gli occhiali «lo sta aspettando. E pensa che è lì senza mangiare, né dormire da giorni. A chiunque si avvicini abbassa le orecchie e fa il verso di voler mordere. Ora la gente ha deciso di lasciarlo in pace e fa un altro giro per entrare in Lughi.»
Io guardai il mio amico: non sapevo che dire. Poi lui mi prese sottobraccio:
«Allora, dove andiamo a mangiare?»
Non aveva fatto in tempo a finire la domanda che gli squillò il telefonino. Borbottò poche parole all’apparecchio, poi mi disse:
«Era l’ospedale…»
«Devi andare?» gli chiesi, sapendo che, come medico, poteva essere di turno.
«No, mi hanno appena detto che Fornacetto è fuori pericolo.»
Ci voltammo istintivamente verso il cavallo. Winston si era appena alzato e, ciondolando insicuro sui conci scivolosi, aveva già preso la strada per il suo box.

35 pensieri su “E’ tutta colpa di Winston

  1. Che delizioso aneddoto! Gli animali sanno amare e sentire in maniera sconvolgente e tenerissima e la simbiosi con l’uomo può essere totale.
    Grazie per la tua visita, è un piacere poter condividere l’amore per la magia che emanano le pagine di Baricco.
    E complimenti per il tuo Blog, è davvero originale…tornerò a trovarti.
    Un saluto ed una serena notte
    – Maya

  2. Cara briciola, come dice il titolo il racconto è completamente allegorico, dato che questa persona l’ho conosciuta in rete e non l’ho mai vista. Mi ha risposto, si, con un breve sms per la verità un pò ambiguo. Le strade virtuali sono a doppio taglio, non sai mai chi ti trovi davanti; forse lei stessa ha ritenuto esagerato il post che le ho dedicato. Ma io continuo a dare più importanza alle mie immagini mentali che alle cose reali. Basta già la vita quotidiana a buttarci giù…Ciao

  3. Winston mi ha fatto pensare a un cane che ho “conosciuto” in Corsica. Eravamo in acqua a fare il bagno e vedevamo sto cagnetto che si affannava combattendo contro le onde. Intanto i padroni lo chiamavano “Winston!!Winston!!”. Noi “Winston, che cacchio di nome”. Padroni “Beh che c’è?E’ il nostro cane”…mai pensare che all’estero si è immuni dagli altri italioti!

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