La prenotazione

Ad ogni loro passo la ghiaia scricchiolava lieve aprendosi ordinatamente sotto il loro peso. Dopo tanto freddo, l’aria si era intiepidita per dar ristoro a qualche sparuta margherita che qua e là nelle aiuole si era fatta strada tra le foglie larghe e secche dei platani.
«Quando gli ho chiesto se potevamo prenotare, il responsabile mi ha guardato storto» disse ad un certo punto l’uomo che faticava a tenere il passo corto della moglie; le sorreggeva con delicatezza il braccio come se si aspettasse che dovesse cadere da un momento all’altro. E lui sarebbe sembrato anche più alto se non fosse stato curvo per gli anni e non si sforzasse di arcuarsi verso il viso della donna quasi le volesse svelare un segreto. La moglie, anche lei settantenne, curata nell’aspetto e nel vestire, ma dal corpo minuto e fragile, non rispose; si limitò a girare il volto e a sorridergli.
«Ecco» fece lui puntando il piede ed alzando il bastone alla sua destra. «Ha detto che sono liberi due posti in alto in quella sezione lì, a sud, oppure in quell’altra, qui di fronte, d’angolo, vicino alla magnolia.» L’uomo si sorprese di quelle stesse parole che suonavano irreali e buffe in quel contesto.
«Sai Michele, ho sempre pensato che un cimitero dovesse essere un posto tranquillo» divagò lei volgendosi attorno. Un caterpillar poco distante stava infatti accanendosi avanti e indietro in un campo, trasportando una benna ricolma di terra bruna e soffice.
«Allora, Nives, quali loculi vorresti prenotare?… Bisogna dare una risposta, non possono tenerceli a lungo a nostro piacimento.»
«Riflettendoci bene, se a te non dispiace, preferirei quei posti lì a sud, dove adesso sta battendo il sole. Lo sai, io ho sempre freddo e poi c’è una vista meravigliosa. Speriamo solo che per quel giorno i lavori siano finiti…» La voce di lei si era incrinata e aveva preso una intonazione triste per lei inusuale. Poi la donna lo costrinse a tornare sui loro passi e, stringendosi a lui, gli chiese:
«Non te l’ho mai chiesto: ma tu hai paura?»
«Paura? Di cosa, cara?» domandò Michele alzando i sopraccigli bianchi come il petto di un rondone.
«Della morte. Hai paura della morte?»
Lui subito non rispose. Cadenzava appena, davanti a sé, il bastone come se non ne avesse avuta più la necessità. Poi si arrestò sollevando un po’ di polvere tra i sassolini grigi. Si specchiò in quegli occhi chiari che erano stati tutta la sua vita e le sussurrò:
«Ho solo tanta paura che significhi perderti per sempre.»

43 pensieri su “La prenotazione

  1. Pezzo da applausi…
    Questo si che significa parlare…altro che i discorsi strampalati e idioti dove ognuno vorrebbe dare dettami agli altri ma è evidente che il motivo è che non sta bene con la moglie/con il marito…
    Notte!

  2. grazie a Pin65 ho scoperto questo blog
    bellissimo e interessante

    bellissimo questo blog!
    indicatomi da Pin65
    ti linko così lo sfoglio con comodo ogni volta che posso
    ciao

  3. Mi ricorda un pò i miei genitori. Hanno sempre vissuto in simbiosi. Quando il mio matrimonio è fallito ho sofferto doppiamente, è stato come rinnegare il loro esempio di vita…

  4. Bellissimo…tenero…vero…
    Sorpresi mio nonno commosso davanti alla finestra guardare un tramonto “…tutto questo mi mancherà!!!”.
    Mia madre è morta e il mio bimbo che allora aveva quattro anni e mezzo piangeva con me sulle scale “…avevo ancora tante cose da dirle!!!”…la morte ci accompagna fin dalla nascita, ci conviviamo da sempre e non sò se ne avrò paura ma sò che ad oggi augura a tutti un dolce e sereno passaggio senza dolore…la più grande ingiustizia e ciò che spesso la precede…
    un tenero abbraccio
    Sabrina

  5. commossa…non è la parola adatta: non rende nemmeno una briciola..di quello che mphai donato! Hai scritto un mio bellissimo sogno..di tanti anni fa’ e che non si è avverato…e non potrà più avverarsi! L’immagine di quei du giovanissimi innamorati…è talmente dolce che mi ha fatto male al cuore! Nessun tempo..nessuna età…nessuna fine per loro: ma io credo..fermamente che sia solo un inizio!
    grazie amico! grazie per leemozioni che mi hai date!

  6. Il compagno di una vita! E che compagno! Sarebbe stato il mio sogno e probabilmente quello di ogni essere umano.
    Mi ricorda Montale “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale…”.
    Bella la similitudine dei “…sopraccigli bianchi come il petto di un rondone…”, che evoca la spontanea protezione di un maschio nei confronti della propria femmina. Virtù, ormai -ahimé- sempre più rara!!
    Al solito, bravo, molto bravo.
    A presto

  7. Semplicemente molto bella, complimenti. Scrivi bene, e ho già letto un paio degli altri testi, veramente particolari ma proprio per questo imprevedibili ed interessanti.
    Bravo anche per le vignette :P!

  8. Ma che carino il tuo blog ora non tantissimo tempo ma ripasserò.
    Comunque sono sicura che scavando la tua infanzia ti riserva dei ricordi che possono cullarti
    Ciao

  9. “Ho solo tanta paura che significhi perderti per sempre”
    E’ la stesso motivo per cui son terrorizzata anch’io dall’idea della morte. Perdere le persone che si amano, e magari non ritrovarle mai più. Tremendo! :-/

    Sei precipitato dentro un racconto e non ne sei più uscito? Allora non son l’unica…
    mi fa piacere.

    Un caro saluto! :-*

  10. Molto tenera..una volta tanto uno dei due non era già morto.. E’ una fotografia di un amore conservato nel tempo molto bella. Lo so che ti sembrerò incontentabile..ma la cadenza è malinconica..
    Buon giorno

  11. Questa storia è bellissima. Anche io ho trovato il mio cimitero ideale. E’ in Corsica, piccolissimo e a picco sul mare. Per quanto inutile possa essere la cosa ho sempre pensato che quello sarebbe il posto perfetto per il mio eterno riposo.

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