La casa gialla

 

Emiliano era sceso dalla macchina. La poca pioggia appena caduta si era impastata con la polvere del parabrezza. Stava pulendo il vetro come meglio poteva quando la sua attenzione fu attratta dalla villetta di fronte: era accogliente, sobrio, curato nel taglio del prato e nei fiori ai balconi, con una snella staccionata in legno, dello stesso colore dei muri, che gli girava attorno come un abbraccio.
«Un giallo canarino terribile, vero?» gli disse alle sue spalle un signore seduto su una bicicletta. Sembrava un inglese per come era vestito, ma anche per quel  suo modo curioso di impostare le labbra mentre pronunciava le parole. Non aveva però nessun accento.
«Lo stavo appunto osservando» confermò Emiliano avvicinandosi alla casa. «È di un colore che non ci si aspetterebbe neppure da queste parti.»
«Pensi che un mese fa, qui non c’era nulla. Solo un bosco di pioppi.» Il tizio si era messo comodo dondolandosi appena sul sellino: aveva una gran voglia di chiacchierare. «Sono stato all’estero per una ventina di giorni e quando sono tornato, una settimana fa, la villa era già lì.» Ne parlava con rispetto quasi se ne avesse timore. Emiliano, incuriosito, si era sporto in avanti per vedere meglio e, appoggiandosi a un asse del cancelletto, ne staccò un piccolo pezzo.
«Ma la cosa più curiosa» continuò l’uomo indicando la casa «è che ogni giorno ha i muri dipinti di un colore diverso.»
Emiliano si girò verso il signore in bicicletta accennando ad un sorriso.
«Scherza, vero?»
«Le assicurò che è la pura verità» rincalzò l’altro. «Il primo giorno che l’ho vista era rosa shocking, poi azzurro cielo, quindi, nell’ordine, viola, blu e ora giallo.»
«Incredibile.»
«Lo è davvero, soprattutto se si pensa che non si vede mai nessuno intorno alla casa, né alcuna luce all’interno o ponteggi fuori che giustifichino i lavori. L’unica cosa certa è che la sera ha un colore e al mattino un altro.»
«Forse è gente eccentrica e anche un po’ misantropa» fece Emiliano tagliando corto e ritornando alla macchina.
«Chi può dirlo?» gli rispose l’uomo in bicicletta riprendendo a pedalare. «La gente è strana.»
L’indomani, a casa, Emiliano trovò il pezzettino di legno della staccionata della strana villetta. Se l’era inavvertitamente messo in tasca quando era venuto via da quel posto. Solo che il frammento non era più giallo ma blu cobalto. Lo piazzò sul proprio scrittoio per tenerlo d’occhio. Il giorno dopo era verde smeraldo, quello successivo arancione, quindi lilla, grigio fuliggine, a scacchi bianchi e neri. Infine sparì.

20 pensieri su “La casa gialla

  1. Bello!Noto con piacere che anche nei tuoi racconti c’è Tremonti …i proprietari hanno indubbiamente approfittato del condono edilizio e poi dei contributi sulle ristrutturazioni…e prima di pagare la rata del condono..PUFF!Spariti!! Rimpiango gli abusivi di altri tempi…

  2. La vita è così, cambia ogni giorno e ogni giorno è nuovo rispetto al precedente finchè arriva in fondo e sparisce… Bello godersi i colori di ogni nuovo giorno appieno!

    Si vede che il mio 2006 è positivo vero? Vedo tutto con occhi diversi…

  3. ma ufi! non si poteva metterlo che so dentro un vasetto il pezzetto staccionata… così magari non scompariva e sarebbe stato bello ogni mattina svegliarsi x scoprire che aspetto aveva 🙂

  4. perché misogini? che centrano le donne? (magari sono misantropi, o stregoni, o extraterrestri… ma uffa, la misoginia anche in una casa che invece è tanto femminile da cambiar colore ogni giorno…)

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