Il racconto più bello

 

Si dondolava sulla poltrona di vimini ascoltando il silenzio del suo stagno. Il sole aveva asciugato la nebbiolina tra le candide ninfee; lo specchio d’acqua aveva preso a ripopolarsi di farfalle e girini. Come era accaduto altre volte, l’ispirazione nacque all’improvviso. Forse era stata la luce sbieca tra le nuvole sporche o il profumo di un fiore rimasto libero di galleggiare nell’aria. Rientrò in casa sorridendo. Sentiva il racconto maturare nella mente come un frutto prezioso. Si accomodò sulla sedia mentre già le parole trovavano posto sulla carta in un ordine prestabilito, ineluttabile, scandito dal ritmo del pennino che scivolava docile di tratto in tratto. I personaggi ci misero poco a prendere forma, carattere, movimento; la trama si rovesciò intrigante, sciolta e robusta. Si divertiva a disegnare intrecci, dialoghi, sfondi, ed ebbe chiara la consapevolezza che sarebbe stato il suo racconto più bello. Riempì pagine su pagine senza mai fermarsi, senza mai un ripensamento, fino all’ultimo rigo, l’ultima parola, l’ultimo punto. Il racconto che tanto aveva premuto nella sua testa ora era tutto lì tra le sue mani. Cenò frugalmente, girovagò un po’ irrequieto nella grande sala e poi andò a letto. L’indomani, appena si alzò, si sedette subito alla scrivania a rileggere qua e là quanto aveva scritto. Non si era sbagliato: era davvero il suo racconto più intenso, anzi il suo racconto perfetto. Sfogliava ancora quelle pagine vergate dalla sua mobile e attenta grafia quando si avvicinò alla macchinetta beige incastrata tra la porta finestra e la libreria. Come d’abitudine l’accese. Fuori il sole aveva iniziato a giocare con le gocce fini di rugiada disseminate nell’erba. La piccola macchina fece tutti i suoi check fino a quando non finì di illuminare in sequenza i led colorati entrando con uno scatto in attesa dell’ordine. Quindi l’uomo appoggiò i fogli ancora caldi del suo contatto sulle rotelline mobili e sottili che risucchiarono le pagine delicatamente, una dopo l’altra, a farne dall’altra parte fettuccine di carta che rotolarono allegre in una capace scatola di cartone. Poi uscì in giardino fino a raggiungere la sua poltrona di vimini che lo stava aspettando paziente. E si sedette ad ascoltare un altro po’ di quel silenzio.

6 pensieri su “Il racconto più bello

  1. La perfezione non dà inquietudine né ispirazione, non lascia dubbi o curiosità: la perfezione è solo noia.
    Sapere di aver ridotto la perfezione in fettuccine dà un senso di pace, da assaporare solo nel Silenzio.

  2. OT: Il film “La grande seduzione” potrebbe sembrare una delle storie che si leggono qui dentro. Reali, a volte un pò amare ma tenerissime.
    Grazie per essere passato dal mio blog. Ne sono davvero onorata! :o)

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