Petra

Petra è una ragazza ucraina, entrata nel nostro Paese qualche tempo fa. È molto giovane, un’autentica bambolina. Pur avendo l’imbarazzo della scelta, si è piazzata proprio all’angolo della scalinata della chiesa di San Properzio, in abiti provocanti, ad aspettare i clienti nel pieno pomeriggio. I lughesi sono persone notoriamente tolleranti e non se la sono neppure sentita di avvertirla che forse quello era il luogo meno adatto di tutto il paese per fare la vita.
Poi un giorno passa di lì don Giusto che, diretto a far visita a padre Ercole, vede la ragazza e le si avvicina:
«Cara ragazza noi dobbiamo parlare…»
«E di cosa?» chiede lei pronta con un forte accento slavo.
«Non sei stanca di dover far mercimonio del tuo corpo? Non senti la necessità di liberarti dalla schiavitù della tua misera condizione?»
Petra lo guarda per nulla sorpresa. La lezione del marciapiede l’ha preparata a ben altro. Avendo però solo afferrati la parola ‘corpo’ e il significato del gesticolare del sacerdote, risponde:
«Tu con il tuo corpo ci fai quello che vuoi, vero? Io pure, no problema tuo…»
Il giovane prete si frega le mani come se le stesse lavando sotto una fontana: la squadra dalla testa ai piedi.
«No, no…» insiste lui scuotendo la testa e alzando un indice ammonitorio. «Tu sei inesperta e non capisci… noi dobbiamo parlare.»
Petra accenna qualche passo allontanandosi dal sacerdote, i cui occhi si erano incollati su i suoi hot pants pieni e sodi, confezionati al risparmio di stoffa.
«Certo… inesperta. Sei tu che non capisci. Vieni, vieni tu con me…» gli dice allora lei sfoderando un sorriso malandrino «che faccio te buon prezzo così poi tu sai meglio.»

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