Senza un lamento

 

La donna si scostò da un lato i capelli e bisbigliò:
«Sei stato davvero gentile ad accompagnarmi. Faccio in un attimo e poi andiamo a pranzo.»
L’uomo che era con lei non rispose, si limitò a sorridere e ad aprirle la porta per farla passare. Ma appena varcata la soglia la donna si ritrovò in una stanza completamente vuota: la segreteria dell’Agenzia delle Entrate non doveva essere più lì. Ma sobbalzò invece quando, nel seguire con la testa la provenienza di un mugolio, si accorse, all’estrema sua sinistra, di un uomo senza braccia e senza gambe che si stava divincolando su una carrozzella sbarrando gli occhi a intervalli regolari. Aveva uno straccio sporco attorno alla bocca che mordeva con rabbia mentre faceva ampi segni con la testa come per far capire che c’era qualcuno nell’altra stanza. La donna non sapeva se indietreggiare o andargli incontro. Si voltò incerta verso il suo amico rimasto impietrito e pallido accanto alla porta. Poi, senza pensarci, corse in aiuto dell’invalido, che però cominciò ad agitarsi in modo così scomposto da finire per rotolare in terra. Nel preciso istante in cui la donna si chinò per togliergli il bavaglio tre colpi di pistola echeggiarono nell’altra camera. La cadenza era stata lenta, pensata, quasi che lo sparatore non avesse avuto fretta. La donna ritrasse lentamente la mano dal volto dell’invalido come se avesse capito che era uno sbaglio; quindi si girò verso il suo amico balbettando:
«Presto, scappiamo via di qui.»
Ma l’amico era appena caduto sulle ginocchia. Si guardava sorpreso il buco sulla camicia al centro di una macchia rossa che andava allargandosi. Quindi stramazzò di un fianco senza un lamento.

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